All’alba del terzo giorno ci sorprende, a Rio de Janeiro, un cielo nuvoloso e una pioggia costante. La speranza tuttavia ci anima e in mattinata, ci avviamo verso la Cattedrale Metropolitana dedicata a San Sebastiano, un iconico tempio di architettura moderna dalla forma a cono ispirata alle piramidi maia. All’interno sono evidenti quattro grandi vetrate che dal pavimento salgono fino al tetto formando una croce luminosa sulla punta. Una preghiera e via verso la prossima tappa.
Dalla cattedrale allo stadio più grande del mondo il passaggio è d’obbligo, doveroso per i più sportivi, se non altro per una puntatina per vederlo dall’esterno e sognare perché la nostra vera meta è un’altra: la montagna del Corcovado e il suo monumento più illustre.
La pioggia nel frattempo sembra infittirsi sempre più e le nuvole che si fanno sempre più basse e dense mettono alla prova la nostra speranza.
Saliamo l’alta montagna sicuri che la nostra perseveranza sarà premiata ma giunti ai piedi del monumento, patrimonio dell’ umanità, dobbiamo accontentarci di contemplare il suo volto nella fede…e non ancora in visione.
Il Cristo Redentore è avvolto da una fitta nebbia ma c’è e si lascia intravedere. Il tempo di un selfie, di una foto di gruppo e di una preghiera nella cappella posta ai piedi del Cristo dove tutto il giorno si svolge l’adorazione Eucaristica e riscendiamo.
Così è la nostra vita, così è il nostro pellegrinaggio sulla terra e così riprendiamo la strada del ritorno certi di una presenza che ci accompagna e che da più di un secolo veglia sul popolo brasiliano e sui numerosi visitatori che, come è capitato a noi, neppure la pioggia e le dense nubi scoraggiano.
La strada del ritorno ci riporta ancora di più alla realtà, il traffico rallenta improvvisamente la nostra corsa ma ci da il tempo di contemplare, anche se, da lontano l’oceano e le favelas che lo circondano alternandosi alle colline della Baia di Guanabara fino al suo colle più famoso: il Pan di Zucchero.
Ritorniamo a San Paolo pronti per un nuovo giorno.
