Giovedì 17 settembre, nel cuore della Sila, presso l’Hotel La Fattoria in località Moccone, l’Arcivescovo e i sacerdoti della Diocesi, si sono ritrovati insieme per vivere una giornata di fraternità sacerdotale. Giornata di fraternità sacerdotale.

Nel pomeriggio, ci siamo ritrovati in assemblea per comunicare ciò che è emerso nei gruppi. Sono venute fuori parole importanti: relazione, conversione, lavorare insieme.
Dal confronto con il relatore, è emerso cosa aiuta realmente a generare la fede e cosa lo arresta o lo impedisce: ascoltare, discernere e intraprendere, per considerare il Cammino Sinodale non come un fatto episodico, ma come uno stile di vita. Ripartire da Cristo per diventare una Chiesa capace di costruire futuro. Il frutto da intravedere è lo stile sinodale da assumere nella quotidianità.
L’Arcivescovo ha invitato tutti a conoscere e approfondire il documento finale del Cammino Sinodale. La conversione riguarda anzitutto noi sacerdoti. Il testo non dice ciò che dobbiamo fare, ma ciò che dobbiamo essere.
Mons. Falavegna ha concluso questo momento con due “belle” notizie: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”. È Dio che scommette su di noi. Non dobbiamo essere arrabbiati con noi stessi se le cose non vanno come vorremmo noi. La coscienza di essere stati eletti ci fa comprendere che nuovo già c’è. Dobbiamo solo riconoscerlo. Avere uno sguardo capace di vedere l’inedito di Dio nella storia. L’altra notizia: il mondo è già salvato. Il Salvatore è Gesù. La salvezza supera i nostri orizzonti. L’opposto della paura non è il coraggio, ma è la fede. Il Vangelo di oggi ci dice di non ridurre mai una persona al suo passato. Essere aperti ad accogliere persone rialzate. Avere, quindi, uno sguardo nuovo.
La giornata si è conclusa con la celebrazione eucaristica. Il Vescovo Maurizio, nella sua omelia, ci ha invitato a chiederci: da dove ripartiamo? Abbiamo camminato tanto. Ma… da dove ripartiamo? La Parola di Dio di oggi ci offre una risposta molto chiara: ripartiamo da ciò che abbiamo ricevuto: il Vangelo. Quindi, da Cristo. Paolo comunica ciò che ha ricevuto. Prima di custodire, siamo custoditi. Il Vangelo non è nostro. La Chiesa, le comunità, il ministero non sono nostri. Paolo può dire: “Per grazia di Dio sono quello che sono”. Lo dobbiamo dire anche noi, custodendo la grazia con la preghiera, l’Eucaristia, la Parola. Chiediamoci ancora: la grazia di Dio, in me, sta portando frutto? Non puntare solo su quante attività svolgiamo, ma sulla comunicazione di Gesù alle persone che incontriamo. “La giornata di oggi, ha insistito Mons. Aloise, è per me”… Il rischio è produrre un altro calendario, una serie di cose da fare. Allora: comunico la grazia attraverso ciò che faccio? Fare meno, ma fare meglio l’essenziale.
Nel vangelo Gesù vede una persona, non una peccatrice. Gesù vede ciò che la donna può diventare. La donna non porta un programma pastorale, ma la sua vita. “Vedi questa donna”? Il rischio è guardare senza vedere. Allora: “Signore, insegnaci a vedere”. Vedere i piccoli segni di bene che ancora non abbiamo riconosciuto. Io e la realtà dove il Signore mi chiama a servirlo. “Radicati e costruiti in Cristo”. Le radici non si vedono, ma senza le radici non si può costruire. Tenere insieme le due dimensioni: le radici e le strutture. Non c’è niente da cambiare, ma bisogna convertirsi. Essere attenti a ciò che sta facendo nascere Cristo in mezzo a noi. Tornare a casa e aprire gli occhi intorno a noi e vedere il bello che il Signore sta già operando. La domanda che ci accompagna: dove, nella mia parrocchia, già accade qualche cosa di nuovo che ancora io non ho saputo riconoscere? Ogni rinnovamento pastorale inizia da una conversione personale. Il Vangelo di oggi ci indica da dove partire: dalla misericordia. La donna entra nella casa come peccatrice ed esce con le parole di Gesù: “La tua fede ti ha salvata”.
Se ne torna con la misericordia. E noi abbiamo ricevuto la misericordia, che siamo chiamati a comunicare. Oltre alla misericordia c’è la fiducia nel Signore che è buono. È bello vivere la gratitudine. Prima di guardare ciò che manca, cerchiamo di vedere ciò che abbiamo. Riconoscere che “la destra del Signore ha fatto meraviglie”. Oggi Gesù dice a ciascuno di noi: “Vieni a me”. Prima di essere pastori, siamo discepoli. Non ci è chiesto di salvare la Chiesa e di garantirne il futuro. Ci è chiesto di essere fedeli, anche al nostro tempo, alla nostra storia. La preparazione alla Visita Pastorale può essere una occasione di conversione personale e comunitaria. Fiducia di chi sa che la Chiesa è nelle mani del Signore.
Prima di rientrare nelle nostre comunità, ci siamo salutati con il cuore pieno di gioia e con il desiderio di rivivere momenti come quello di oggi. Ringraziamo Gesù, buon Pastore e il nostro Arcivescovo che, con il suo discernimento e il suo cuore di padre, ci guida sempre su vie che sanno di Vangelo.
