“Quando i passi si fermano e il cuore riparte: Corigliano accoglie il ritorno di San Francesco di Paola e rinnova il suo impegno per la Pace”

Corigliano Rossano, 24 aprile 2026
“Quando i passi si fermano e il cuore riparte: Corigliano accoglie il ritorno di San Francesco di Paola e rinnova il suo impegno per la Pace

Si è conclusa nella serata di venerdì 24 aprile 2026 la solenne processione del simulacro di San Francesco di Paola, rientrata nell’Area Urbana di Corigliano dopo aver fatto visita alle realtà parrocchiali delle comunità locali. Un momento di intensa partecipazione spirituale e popolare che ha visto riuniti fedeli, comunità parrocchiali e autorità ecclesiastiche, civili e militari in un clima di raccoglimento e devozione.

Ad accogliere il rientro della processione è stato l’Arcivescovo, insieme alle comunità cittadine, al termine di un percorso che ha rappresentato un segno concreto di comunione ecclesiale e di prossimità tra le diverse parrocchie del territorio. La celebrazione si è poi conclusa presso il Santuario, dove il simulacro è stato ricollocato tra la preghiera e la commozione dei presenti.
Tema centrale di quest’anno, fortemente voluto dai Padri Minimi della comunità di Corigliano, è stato quello della pace, filo conduttore dell’intero cammino spirituale.
Nel suo messaggio conclusivo, l’Arcivescovo ha offerto una riflessione ampia e intensa, richiamando il significato profondo dell’esperienza vissuta e il compito affidato a ogni credente:
«Fratelli e sorelle carissimi, al termine di questa processione, mentre i nostri passi si fermano, il cuore è chiamato a ripartire. Abbiamo camminato insieme, accompagnati dalla presenza luminosa di San Francesco di Paola, che ancora oggi parla alla nostra vita e alla nostra città con la forza semplice e radicale del Vangelo.

In questo tempo segnato da tensioni, violenze e guerre, il suo messaggio risuona con ancora più urgenza: la libertà e la pace sono doni preziosi, ma anche responsabilità affidate alle nostre mani. Non sono mai garantite per sempre: vanno custodite, difese e scelte ogni giorno.

La storia ci insegna che la legge del più forte non costruisce nulla di duraturo. Dove prevalgono arroganza e violenza restano solo ferite e distruzione. La guerra non porta mai vera vittoria: lascia dietro di sé soltanto dolore e umanità ferita. Non ci sono vincitori, ma solo perdenti.

San Francesco di Paola ci indica allora una via diversa: quella della carità, dell’amore concreto, umile e forte. “Charitas Christi urget nos” – l’amore di Cristo ci spinge – a essere costruttori di pace, non spettatori indifferenti; uomini e donne capaci di scegliere il dialogo, il perdono e la giustizia.

La pace comincia da noi: nasce nei cuori, nelle famiglie, nei gesti quotidiani. Non si costruisce con grandi parole, ma con scelte semplici e coraggiose: una parola che unisce invece di ferire, un gesto di riconciliazione invece di chiusura, una mano tesa invece di un muro.
San Francesco, fratello minimo, ci insegna che la vera forza non è dominare, ma amare; non è vincere sugli altri, ma vincere il male con il bene. E ci ricorda che la santità è possibile, qui e ora, quando lasciamo che l’amore di Dio trasformi la nostra vita.

Affidiamo a lui il nostro desiderio di pace: una pace vera, che nasce dalla giustizia e si nutre di fraternità».

Al termine del messaggio, l’Arcivescovo ha guidato i fedeli nella Preghiera per la pace, invocando l’intercessione del Santo perché cessino i conflitti, si aprano i cuori e si costruiscano cammini autentici di dialogo e riconciliazione tra i popoli.
La celebrazione si è conclusa con un invito forte e concreto rivolto a tutti: tornare alle proprie case portando nel cuore la luce ricevuta e diventare, nella vita quotidiana, autentici “artigiani di pace”.

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