Gesù, oggi, nel Vangelo (Mt 23, 1-12), ancora una volta, torna su un concetto che gli sta particolarmente al cuore, e che vuole sia sempre praticato da tutti noi, suoi discepoli: Il richiamo all’Umiltà. Un invito a recuperare la nostra vera dimensione: “Ma voi non fatevi chiamare “rabbi” (v 8); e non chiamate “padre” nessuno (v 9); e non fatevi chiamare “guide” (v 10). Prima di appropriarci di tutti questi titoli, ringraziamo Dio per tutto ciò che siamo e abbiamo: “In Cristo Gesù siete stati arricchiti di tutti i doni”
(1Cor 1, 5). Con questa consapevolezza, alla fine di ogni agire “corretto”, faremo bene a ripetere: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17, 10). Non esiste peggior Maestro, di colui che insegna un comportamento con le parole, e lo contraddice palesamente con le azioni. San Paolo VI, amava ripetere: “Oggi il mondo, ha più bisogno di “Testimoni”, che di “Maestri”. L’incoerenza, rimane sempre un peccato grave, per questo Gesù può dire: “Non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno” (v 3). Oggi, Gesù, con queste parole dure, stigmatizza il comportamento di Scribi e Farisei, che pretendono ed esigono dagli altri, ciò che loro si guardano bene dall’osservare: “Legano infatti fardelli pesanti e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito” (v 4). Paradosso vuole anche, che a tutto questo, aggiungono una ipocrita ostentazione di santità: “Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente” (v 5). Siamo nel pieno regno della falsità e dell’ipocrisia. Il Vangelo di oggi, ci obbliga a chiederci se, talvolta, non siamo anche noi, i nuovi Farisei di cui parla Gesù. Quante volte, forse, parliamo del Vangelo agli altri, senza nemmeno averlo letto o meditato, o fatto “attecchire” in noi, nella spasmodica ricerca di approvazioni, ostentando devozionismi, facendoci chiamare con titoli onorifici, ecc.! Tentazioni quanto mai attuali in molti Cristiani, soprattutto, ahimè, in molti Preti e Vescovi. Saremo “credibili”, nella misura in cui sapremo “vivere”, il Vangelo che condividiamo agli altri. Uno solo è il nostro Padre, Maestro e Guida, e chi nella Chiesa ricopre un ruolo di servizio, lo sa bene! Solo in questa logica, il tentativo di rendere capillare e costante l’Annuncio del Vangelo di Cristo nel mondo, ha un senso, altrimenti, anche la più impeccabile Organizzazione Ecclesiale diventa come tutto: Un’abitudine sterile! Non possiamo dirci di essere Chiesa: Santa e Cattolica, rimanendo sempre e solo un’abitudine, senza “mordente!” Forse sto esagerando, ne sono consapevole, ma ho paura per me, di me. Tante volte, purtroppo, imponiamo agli altri “pesanti” regole e norme, che anziché avvicinare allontanano dal Vangelo e dalla vera Fede. Ci sono ancora tanti Cristiani (e nondimeno tanti Confratelli, ahimè!), che amano girare in “ampie vesti”, e fregiarsi di tanti “titoli onorifici”(Altro che Filattèri da allargare, o Frange da allungare!), ma il Signore e Maestro, ci invita a cambiare mentaltà, ad allontanarci dall’ipocrisia di certe “scelte”, che hanno solo l’intento di esaltare noi stessi, di metterci in mostra, facendoci sentire sempre “il centro dell’universo!”. Solo se sapremo farci “Servi per Amore”, saremo in grado di “riconoscere” l’immensa misericordia di Dio, che si rivela nel volto dall’Unico vero Maestro: il Cristo. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.🙏❤️🙆🏻♂️
don Michele Romani

