Il Vangelo di oggi (Mt 20, 1-16), ci presenta la Parabola degli Operai, chiamati a lavorare nella Vigna. Nel Padrone della Parabola, è facile riconoscere Dio, e negli operai gli Uomini, chiamati a lavorare per Lui. Con i “primi”: I discendenti di Abramo, il Popolo Eletto, che si sono sempre scandalizzati, delle aperture di Gesù verso i pubblicani e gli stranieri, da loro considerati “indegni”, ingaggiati all’alba, il padrone concorda la paga di un denaro per la giornata lavorativa! Poi ne chiama altri (ovvero: Tutti noi…!) nelle ore successive, fino alle 5 del pomeriggio, impegnandosi a dare loro il giusto compenso. Alle sei, finita la giornata, dà ordine al suo fattore di dare a tutti la paga, cominciando dagli ultimi. Tutti ricevono un denaro, e qui, i primi si lamentano: “Questi ultimi, hanno lavorato un’ora soltanto, e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo” (v 12). Se a quei tempi ci fossero stati i Sindacati, qualsiasi sindacalista avrebbe inoltrato la stessa vibrante protesta, nei confronti del Padrone della vigna. In effetti, secondo la logica umana, sembrerebbe una palese ingiustizia, ma vedremo, che è solo una sublime lezione di Amore di Dio che supera ogni nostro criterio umano, anche quelli che
sembrerebbero i più legittimi: “Le vostre vie non sono le mie vie” (Is 55, 8). Mentre in noi uomini c’è il calcolo: “Pensarono che avrebbero ricevuto di più” (v 10a), in Dio ci sono: la Misericordia e l’Amore: “Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?” (v 15b). San Bernardo amava ripetere: “La misura dell’Amore, è quella di non avere misura!” In Dio, provvidenzialmente per noi, coesistono Misericordia e Giustizia: “Quello che è giusto ve lo darò” (v 4b). Certo, Dio ci tratta da persone libere e intelligenti, la sua Giustizia superata dall’Amore, va aldilà dei nostri schemi umani. A questo punto, c’è solo da esclamare: “Deo Gratias”, perché diversamente, per il nostro stato di “peccatori”, per la pura Giustizia, non meriteremmo alcuna Redenzione. Sì, tutto è grazia! Ne è esempio luminoso: “il Buon Ladrone” (È quanto sostiene Dismas, secondo il vangelo apòcrifo di Nicodèmo), quale Operaio “dell’ultima ora”, che col suo pentimento finale, si accaparra il Paradiso: “Oggi tu sarai con me in paradiso” (Lc 23, 43). Solo Dio sa coniugare, perfettamente, Amore e Giustizia. Questo a noi non è possibile! Ma non dovremmo mai dimenticare, che Dio con noi, non ha applicato la Giustizia, ma ci ha usato Misericordia, per cui può dirci: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6, 36). Oggi, questa Parabola, nella sua “attualizzazione”, ha molta importanza, anche sotto il profilo sociale. Il Padrone è definito: “Buono” e “Giusto”. Giusto, perché ha rispettato il contratto con “i primi”; Buono, perché non sopporta che esistano delle persone disoccupate: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?” (v 6b). Anche ella nostra Società, c’è bisogno di recuperare il grande insegnamento, che questa parabola vuole trasmetterci: “La dignità della persona e le esigenze della giustizia, richiedono che, soprattutto oggi, le scelte economiche, non siano ispirate all’arricchimento di pochi, ma che si persegua, quale priorità, l’obiettivo dell’accesso al lavoro, per tutti” (Benedetto XVI: “Caritas in veritate”, numeri 83 e 32). Ultimo elemento che mi colpisce in questo brano, è che “i primi mormorano”, senza avere nemmeno il coraggio di dire: “A quelli delle 5 del pomeriggio, devi dare di meno”. Non dicono, cioè, quello che pensano! Sarebbe stato molto più onesto! Pavidi e meschini. Chiedono per gli altri la fame, fanno i forti con i più deboli. Orbene, che questo non accada mai a ciascuno di noi. Impariamo invece a ringraziare, ogni giorno, il Padre, che ci chiama a collaborare nella sua Vigna, servendolo sempre con quella Gioia, che ci fa superare ogni Fatica, senza mai lamentarci. Oggi, in modo particolare, con voi e per voi, sento il bisogno di ringraziare anch’io il Buon Dio, per avermi chiamato a lavorare nella sua Vigna, sin dalle “prime ore della giornata”
(E vi assicuro che ne ho “vissuto” il peso e il caldo), visto che proprio ieri, ho compiuto 47 anni di Sacerdozio: Nel 1965, a solo 10 Anni, sono entrato in Seminario; Il 18 Agosto 1979 sono stato Ordinato Sacerdote; il 16 Settembre dello stesso Anno, a soli 24 Anni, già Parroco, a San Lorenzo del Vallo. Non mi rimane che
ringraziare il Signore, per la grande Fiducia accordatami: “Signore, fa che possa sempre servirti, quale umile strumento nelle tue mani, e possa continuare a testimoniare il tuo Vangelo, con grande spirito di Fede e di Amore ai miei Fratelli. Auguro a tutti, di trascorrere una serena e Santa giornata.🙏❤️🙆🏻♂️
don Michele Romano

