“L’Amore quello vero”: catechesi, Eucaristia e recital francescano nel cuore della Cattedrale

Nel pomeriggio di ieri 25 Febbraio 2026, il cammino della reliquia della “Terra del Transito” è proseguita con un intenso momento di catechesi alle ore 16.00, rivolto alle aggregazioni laicali della Diocesi. Un tempo di ascolto e riflessione che ha aiutato i fedeli ad approfondire il significato spirituale del Transito di San Francesco d’Assisi: non una fine, ma un compimento d’amore, vissuto nella piena conformazione a Cristo povero e crocifisso.

La giornata è culminata nella Celebrazione Eucaristica con la comunità parrocchiale della Cattedrale, segno visibile di una Chiesa riunita attorno all’altare e al carisma francescano, che continua a generare comunione e rinnovamento spirituale.
Alle ore 20.30, la Cattedrale si è trasformata in un palcoscenico di fede e bellezza. Il gruppo teatrale della Cattedrale, guidato da Luigi Grieco e animato dall’entusiasmo corale di tutti i partecipanti, ha messo in scena il recital musicale “L’Amore quello vero”, omaggio alla “leggenda divina di Chiara e Francesco”.

Il musical, firmato dagli autori storici di Forza venite gente — Pietro Castellacci, Giampaolo Belardinelli e Achille Oliva — ha celebrato con linguaggio moderno e coinvolgente le figure di Santa Chiara d’Assisi e di San Francesco d’Assisi, parlando al cuore di quanti, ieri come oggi, cercano un amore autentico e liberante.

Particolarmente toccante il momento in cui Chiara, davanti alla Porziuncola di San Damiano, canta:
“L’amore quello facile, è solo un’emozione,
ti sfiora e poi ti lascia dove sei.
L’amore, quello vero, mi darà la libertà.
L’amore è costruzione, è lavoro, è comunione,
è una cosa che non sai, che canterai.”

Parole che risuonano come un manifesto spirituale: l’amore cristiano non è sentimento passeggero, ma scelta quotidiana, fedeltà, edificazione paziente di relazioni nuove. È un amore che libera perché radicato in Dio, capace di trasformare la fragilità in vocazione e il desiderio in dono.
Altrettanto intensa la preghiera di Francesco:
“Rivoglio gli occhi di Gesù perché appartengono a tutti noi.
Rivoglio gli occhi di Gesù per vedere il mondo come l’ha visto Lui.
Voglio ancora la voce di Gesù per gridare a chi non sente
che si muore per amore su una croce.”

È l’invocazione di chi desidera uno sguardo purificato, capace di riconoscere la dignità di ogni persona, specialmente dei più poveri e sofferenti. “Rivoglio gli occhi di Gesù” significa chiedere la grazia di vedere il mondo con misericordia, di leggere la storia con speranza, di annunciare con coraggio che l’amore crocifisso è la via della salvezza.

Il recital si è rivelato così non solo un evento artistico, ma una vera esperienza spirituale: teatro e musica sono diventati strumenti di evangelizzazione, rendendo attuale e vivo il messaggio francescano.
Questa mattina, dopo la celebrazione delle Lodi e della Santa Messa, la reliquia della “Terra del Transito” raggiungerà il Monastero di San Agostino delle Monache Agostiniane, proseguendo il suo cammino di grazia e di benedizione tra le comunità religiose e il popolo di Dio, nel segno di una fede che continua a farsi storia, incontro e speranza.

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