LA MISSIONE NASCE QUANDO MENO TE L’ASPETTI.
Si potrebbe riassumere in queste poche parole il messaggio che è stato consegnato, ieri sera, a tutti coloro che hanno partecipato alla veglia missionaria diocesana, ieri sera 15 ottobre 2026, presso la Parrocchia Maria Madre della Chiesa a Rossano.
Come nasce la Missione è il titolo che ha fatto da filo conduttore ai tre momenti in cui siamo stati invitati a ripercorre la storia della missione dagli inizi fino ai nostri giorni, in obbedienza al mandato di Gesù “Andate in tutto il mondo… e annunciate il Vangelo ad ogni creatura.”
Lungo i secoli il vangelo si è fatto strada in mille modi… dai primi testimoni della risurrezione di Gesù a Gerusalemme, a Paolo l’apostolo delle genti che ha portato il vangelo oltre i confini della Terra Santa; e da Paolo ai primi monaci missionari, in Europa, dai monaci ai martiri, ai numerosi santi e missionari che, in questi duemila anni, hanno messo la loro vita a servizio degli ultimi e di chi ancora non conosceva Gesù.
Ma il vangelo si è fatto strada anche grazie a tante persone comuni: mercanti, soldati, artigiani e famiglie che parlavano della propria fede lungo le rotte commerciali dell’Impero Romano. Il vangelo si è fatto strada attraverso le scoperte geografiche del XV e XVI secolo – le Americhe, nuove rotte verso l’Asia e l’Africa… anche se in quel periodo storico, l’attività missionaria si è intrecciata profondamente e criticamente con il colonialismo delle potenze europee, e in molti luoghi, con il Vangelo giunse anche la spada.
Solo nel corso del XX secolo, in particolare dopo l’enciclica Maximum Illud del 1919 di Benedetto XV e il Concilio Vaticano II, la missione è stata completamente slegata dal colonialismo e ridefinita come puro annuncio del Vangelo, della pace, del rispetto delle culture locali e promozione sociale della dignità umana.
Il secondo momento della veglia ci ha introdotti nel cuore del Messaggio che Papa Leone XIV ha scritto per celebrare il centenario della Giornata Missionaria Mondiale: Uno in Cristo, uniti nella missione.
Il Papa sottolinea fortemente come il Vangelo si faccia strada nella comunione, nell’unità; Così scrive: Da questa unione scaturisce la comunione reciproca tra i credenti e nasce ogni fecondità missionaria. L’unità dei discepoli non è fine a sé stessa: è ordinata alla missione. Gesù lo afferma con chiarezza: «Perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). È nella testimonianza di una comunità riconciliata, fraterna e solidale che l’annuncio del Vangelo trova la sua piena forza comunicativa.
Infine, il terzo momento ci ha portati fin dentro ad una “missione” oggi, nel cuore dell’isola di Cuba dove da vent’anni don Bartolomeo Puca, testimone privilegiato della Veglia Missionaria di quest’anno, per un imprevisto e inaspettato invito ad un viaggio, proprio a Cuba, ha colto in esso una chiamata di Dio arrivato in un momento particolare di crisi, nella sua vita. Si può dire che per lui la missione, nasce proprio quando meno se l’aspettava. E così da vent’anni don Bartolo, fa il missionario d’estate e d’inverno a Cuba alternando la missione al suo lavoro di docente universitario e di sacerdote diocesano.
Ad ogni stagione porta con sé ragazzi e universitari che si spendono per l’annuncio del vangelo, attraverso il servizio, il gioco, la drammatizzazione, la narrazione ecc. un modo per supplire alla carenza di sacerdoti, religiosi e laici che ha cuba assume sproporzioni inimmaginabili, come inimmaginabile è la situazione di povertà e di disagio vissuta dalla gente di quel “tribolato” e spesso sconosciuto paese.
Le parole conclusive dell’arcivescovo Maurizio hanno richiamato tutti alla riscoperta della missione, da vivere ovunque e con chiunque, nella comunione con Cristo e con i fratelli e le sorelle. Riprendendo il messaggio di Papa Leone XIV e la preghiera di Gesù nel Vangelo di Giovanni, l’arcivescovo ha sottolineato che l’unità è la condizione essenziale per annunciare il Vangelo con credibilità.
La missione, infatti, non riguarda soltanto chi parte per terre lontane, ma coinvolge ogni battezzato, chiamato a testimoniare l’amore di Dio attraverso la preghiera, il servizio, l’accoglienza e la solidarietà, anche nei gesti più semplici della vita quotidiana. Un invito a superare divisioni e chiusure, facendo delle comunità luoghi di fraternità, riconciliazione e collaborazione.
L’arcivescovo ha quindi esortato a pregare per i missionari e, al tempo stesso, a rinnovare l’impegno concreto verso gli altri, ricordando che il nostro mondo non si esaurisce poco distante da noi, ma abbraccia un’umanità intera che ha bisogno della solidarietà di tutti. Perché, come ha richiamato nel suo messaggio, «c’è un immenso bisogno del poco di tutti per tutti».
Come nasce dunque la missione? Essa è frutto del nostro esserci non per noi stessi ma per gli altri sull’esempio della Trinità, ed essa nasce come una possibilità data a tutti, perché disposti a rinunciare a calcoli e paure.

