La Chiesa di Rossano Cariati a Falerna per il XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute

Dal 18 al 21 maggio 2026, a Falerna, si è svolto il XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute, promosso dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEI, sul tema: “Scoperchiarono il tetto. La dimensione comunitaria della pastorale della salute”.

Il brano evangelico del paralitico calato davanti a Gesù è diventato il filo conduttore dell’intero convegno: una comunità che non si rassegna, che si organizza, che supera gli ostacoli e “scoperchia il tetto” pur di portare chi soffre davanti alla sorgente della guarigione e della salvezza.

Importante e significativa è stata anche la presenza dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati, con l’Ufficio diocesano di Pastorale della Salute e i cappellani dei presidi ospedalieri di Corigliano-Rossano, segno concreto di una Chiesa che desidera camminare accanto ai malati, agli operatori sanitari, alle famiglie e a tutti coloro che vivono situazioni di fragilità. Particolarmente preziosa anche la presenza di don Antonio Martello, esperto CEI di pastorale della salute, che ha offerto una riflessione intensa sull’ascolto, sulla fragilità e sull’accompagnamento spirituale.

Nella giornata del 18 maggio, don Antonio Martello, nel suo intervento, ha ricordato che la pastorale della salute non può essere ridotta alla sola pastorale ospedaliera, ma deve inserirsi pienamente nella pastorale ordinaria della diocesi. La salute riguarda tutta la vita dell’uomo: corpo, anima, relazioni, comunità. Con parole forti e profonde ha sottolineato che il primo gesto di cura è l’ascolto: ascoltare il dolore, il corpo, le ferite, i silenzi. Non si tratta di promettere guarigioni facili, ma di annunciare la salvezza, custodendo la dignità della persona fragile.

La prima sessione plenaria, martedì 19 maggio, ha affrontato il tema “La risposta alla condizione dell’umanità sofferente”. Sono intervenuti Alberto Siracusano, Maria Beatrice Toro, padre Fabio Nardelli e Paola Arcadi. Al centro delle riflessioni: la solitudine, l’autocoscienza personale ed ecclesiale, la relazione di cura e la responsabilità sociale. È emersa con forza l’idea che la cura non può essere solo tecnica o sanitaria: deve diventare relazione, prossimità, comunità.

Mercoledì 20 maggio, la seconda sessione ha approfondito “La presa in carico delle vulnerabilità”. Don Enzo Appella ha guidato la lectio biblica su Mc 2,1-12, mostrando come la fede del paralitico passi anche attraverso la fede e l’azione dei quattro amici. Sono poi intervenuti, tra gli altri, Luciano Squillaci sul dramma delle ludopatie, Chiara Griffini sulla violenza di genere, Giovan Battista Tura sulla salute mentale, e rappresentanti delle istituzioni sanitarie e politiche. Mons. Francesco Savino ha richiamato con forza la necessità di “scoperchiare” oggi i tetti della burocrazia, della solitudine, dello stigma e delle disuguaglianze territoriali.

Giovedì 21 maggio, la quarta sessione ha messo a tema “Quando la comunità fa la differenza”. Giuliana Masera ha parlato della dimensione comunitaria della cura, Marco Erba ha offerto una riflessione sul perdono come via personale e comunitaria di guarigione, mentre don Massimo Angelelli ha concluso rilanciando l’urgenza di una pastorale della salute sempre più formata, competente, sinodale e capace di fare rete con il territorio.

Il convegno è stato un’esperienza ricca di contenuti, incontri e prospettive. Ha mostrato una Chiesa viva, capace di interrogarsi, di ascoltare e di camminare accanto all’umanità sofferente con speranza e responsabilità.

Un sentito ringraziamento va all’Arcivescovo mons. Maurizio Aloise, per l’attenzione e il sostegno alla pastorale della salute nella nostra Chiesa diocesana, e a don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute, insieme a tutta la sua équipe, per la cura, la competenza e la passione con cui hanno organizzato questo importante appuntamento nazionale.

Da Falerna arriva un messaggio chiaro: la cura è davvero comunitaria quando nessuno resta solo e quando tutti, insieme, hanno il coraggio evangelico di “scoperchiare il tetto” per aprire vie nuove di speranza.

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