È sempre con grande “asprezza”, che ancora oggi, Gesù (Mt 23, 27-32), in questo sesto “Guai”, si scaglia contro ogni tendenza “Farisaica”, ovvero: Comportamenti tipici, di chi coltiva il “Culto” della propria immagine (Paragonato al “Bianco”, colore tipico dei “Sepolcri imbiancati”, che però mandano solo olezzo di Morte), con atteggiamenti di “facciata”, che spesso nascondono una povertà che, purtroppo, non si può riconoscere, ma che ci rende solo “ipocriti”. Circa questa metàfora dei Sepolcri, va ricordato che nell’antichità giudaica, le tombe venivano imbiancate con calce, prima della Pasqua, per renderle visibili ed evitare che i pellegrini vi si avvicinassero, diventando così, ritualmente impuri. In tal modo, dice Gesù ai Farisei: “Voi apparite pii e virtuosi alla vista, ma dentro siete pieni di egoismi e di iniquità”. Stesso rimprovero vale per l’ipocrisia del Culto. Certo, adorare i sepolcri dei Profeti, è una cosa lodevole, ma diventa ipocrisia, se fatta solo per ostentazione. Sia ben chiaro: Gesù rimprovera ogni religiosità di “facciata!” Quando scadiamo nell’eccessiva “Cura” della nostra immagine, possiamo ingannare gli altri, ma non certo Dio: “Prima di formarti nel grembo materno… Ti conoscevo!”
(Ger 1, 4). A Dio non interessa “l’Apparenza”, ma il Cuore. Ne siamo consapevoli: Ognuno di noi, ahimé, nasconde degli “scheletri”, nell’armadio della propria vita. Solo se lasciamo entrare Dio nei nostri “sepolcri”, ritroveremo la Luce e la Bellezza della Verità. I problemi e le difficoltà, non si risolvono purtroppo “coprendoli”, ma affrontandoli con un percorso di vera Conversione, accogliendo anche i severi ammonimenti del Vangelo di oggi, senza ricercare sempre la nostra vanagloria, sempre tentati di sentirci stimati ed onorati: “Non fatevi chiamare rabbi dalla gente…” (v 8). Gesù anche in questo settimo “Guai”, condanna una religione fatta solo di osservanze puramente legali ed appariscenti: “Voi colmate la misura dei vostri padri. Serpenti, razza di vipere, come potrete sfuggire alla condanna della Geenna?” (vv 32-33). Pertanto, non andiamo sempre alla ricerca di gratifiche “esterne”, queste cose possono valere per chi insegue le “gratifiche” di questo mondo, ma non per noi Cristiani, perché la vera Conversione, esige uno sforzo penoso (“Agonistès”, una “lotta fino all’agonia”)). Ecco perché Gesù ci dice: “Chi non prende la propria Croce e mi segue…, Non è degno di me” (Mt 10, 38). Consapevoli delle nostre “fragilità”, esprimiamo la nostra fedeltà al Signore e al suo Vangelo, promuovendo al nostro “interno”, la ricerca della Giustizia e l’Amore alla Verità. Oggi il testo Evangelico, in fondo, ci invita a fare un’autocritica, ovvero ci invita a fare un serio esame di coscienza, sull’autenticità della nostra Fede, incoraggiandoci a vivere una vera “coerenza”, tra il nostro vissuto interiore, e ciò che di noi “appare” all’esterno! Matteo ce lo fa capire, mettendo il rimprovero ai Farisei, in un discorso che è rivolto alla folla e ai suoi discepoli: “Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli…”
(23,1), cioè, a tutta la Comunità Cristiana (Quindi anche a noi, oggi!). Preghiamo, pertanto, il Signore, che non ci faccia essere, solo Cristiani di “facciata”, ma ascoltando la voce della nostra Coscienza, possiamo allontanare da noi, ogni forma di “ipocrisia”, per vivere ogni giorno, con Spirito di Umiltà e Lealtà. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.🙏❤️🙆🏻♂️
Don Michele Romano

