Abbattere virtualmente le barriere del carcere per ricostruire i legami affettivi più profondi attraverso il gioco, la condivisione e la riflessione. È questo lo spirito con cui prenderà avvio nei prossimi mesi il Grest estivo all’interno della Casa di Reclusione di Corigliano Rossano, un’iniziativa dal forte valore sociale e umano intitolata significativamente “Ponti di Parole e mani: ricostruire i legami oltre il muro”. Il progetto è promosso direttamente dal cappellano dell’istituto penitenziario, don Clemente Caruso, in stretta sinergia di intendi con la direzione dell’istituto stesso nella persona del dott. Salvatore Trieste e del Comandante di Reparto dott. Domenico Montauro, e con il coordinamento dell’Area Trattamentale. Il cappellano per l’occasione ha stretto una sinergia operativa con il servizio di Pastorale Giovanile Diocesano, i cui animatori e volontari varcheranno le mura del carcere per dare vita alle attività. Il Grest si propone di trasformare lo spazio e il tempo della detenzione in un’opportunità concreta di crescita e di recupero relazionale. Tra gli obiettivi principali del progetto figurano: Valorizzazione del tempo della pena e come utilizzare i mesi estivi per attività trattamentali alternative e costruttive; sanare le fratture affettive e creare occasioni protette e serene per riavvicinare i ristretti ai propri nuclei familiari; sostegno alla genitorialità e alla filialità. L’iniziativa si distingue per la sua trasversalità e per la volontà di includere diverse categorie di ristretti, garantendo la partecipazione di detenuti appartenenti a differenti circuiti detentivi. I destinatari del progetto sono infatti i ristretti di tutti i circuiti detentivi.
Attraverso laboratori manuali, momenti di dialogo e attività ludico-ricreative, il progetto “Ponti di Parole e mani” punta a dimostrare che la riabilitazione passa inevitabilmente dal riconoscimento della dignità umana e dalla salvaguardia degli affetti più cari.

