Dalla Cattedrale di Rossano al cuore di San Paolo: l’Achiropita unisce i suoi figli nel mondo.

Si tratta di un momento di particolare significato: per la prima volta un Arcivescovo di Rossano visita ufficialmente questa comunità, nata dalla tenacia e dalla fede degli emigrati rossanesi e calabresi che, all’inizio del Novecento, portarono con sé la devozione alla Madre Achiropita, quasi come il bene più prezioso della terra lasciata.

Il viaggio dell’Arcivescovo rappresenta anzitutto un pellegrinaggio di gratitudine e di comunione ecclesiale.
Il centenario della chiesa dedicata a Maria Santissima Achiropita a San Paolo non celebra soltanto un edificio sacro, ma la storia di una comunità che, lontana dalla Calabria, ha saputo custodire la fede ricevuta dai padri, trasformandola in una testimonianza capace di parlare alle nuove generazioni e di aprirsi all’intera città.

Gli emigrati rossanesi e calabresi giunti in Brasile all’inizio del Novecento portarono con sé la memoria della propria terra e, soprattutto, la presenza della loro Madre celeste. Attorno all’Achiropita si raccolsero famiglie, uomini e donne accomunati dalla nostalgia per la terra d’origine e dalla necessità di affidare a Maria le difficoltà, le fatiche del lavoro, le speranze e il futuro.
La devozione divenne così una casa spirituale. Non soltanto una festa, ma un luogo nel quale ritrovare le proprie radici, trasmettere la fede ai figli e sentirsi ancora parte di una comunità.
Essere oggi a San Paolo, a cento anni dall’erezione della chiesa, significa dunque rendere grazie al Signore per questa straordinaria testimonianza di fede e riaffermare il legame spirituale che unisce l’Arcidiocesi di Rossano-Cariati alla comunità dell’Achiropita di San Paolo.
È anche un gesto di vicinanza ai discendenti degli emigrati, molti dei quali continuano a riconoscere nella Madonna Achiropita un riferimento essenziale della propria identità cristiana e delle proprie radici.

La storia della festa dell’Achiropita a San Paolo si sviluppa, dal cuore di Rossano al quartiere Bexiga, attraverso diverse fasi.
Il primo periodo va dal 1908 al 1926, quando la celebrazione rappresentava una riproduzione della festa calabrese ed era organizzata principalmente dagli immigrati provenienti dalla Calabria. La festa aveva il compito di mantenere vive le tradizioni della terra d’origine, ma possedeva anche una forte dimensione solidale: le offerte e i fondi raccolti contribuirono all’acquisto del terreno sul quale sarebbe sorta la cappella dedicata alla Madonna Achiropita, lungo una delle vie principali del quartiere di Bexiga.

Il secondo momento prende avvio nel 1926, con la nascita della parrocchia di São José do Bexiga, affidata ai religiosi della Divina Provvidenza di don Orione. La festa passa progressivamente dalla gestione della comunità calabrese a quella parrocchiale e assume una dimensione ecclesiale più ampia. I discendenti degli emigrati, pur vedendo ridursi il loro ruolo nell’organizzazione, continuano a custodire con orgoglio la memoria della prima celebrazione del 1908. La tradizione ecclesiale considera invece il 1926 come l’inizio della manifestazione parrocchiale.
La terza fase, sviluppatasi dagli anni Settanta fino ai nostri giorni, vede la festa dell’Achiropita trasformarsi in uno dei più importanti appuntamenti religiosi e popolari di San Paolo. Quella che era nata come la festa della comunità calabrese diventa progressivamente una celebrazione capace di coinvolgere l’intera metropoli brasiliana.

Nel mese di agosto, Bexiga si anima di celebrazioni religiose, momenti di preghiera, iniziative culturali e occasioni di incontro. La festa richiama ogni anno circa duecentomila visitatori e rappresenta oggi uno degli appuntamenti più significativi della vita religiosa e culturale della città.
La devozione mariana si intreccia così con la cultura, la convivialità e la solidarietà, senza perdere il suo centro: Maria Achiropita, Madre che unisce una comunità dispersa nel mondo e conduce ogni uomo verso Cristo.

La vicenda dell’Achiropita a San Paolo è una delle testimonianze più eloquenti di come la fede possa attraversare i confini geografici senza perdere le proprie radici. Una fede che non conosce confini.
Gli emigrati rossanesi non hanno semplicemente conservato una tradizione. Hanno portato con sé una fede viva e l’hanno condivisa con il popolo che li ha accolti. La loro devozione, nata nella terra di Rossano, è diventata progressivamente una fede condivisa da migliaia di fedeli, ben oltre i confini della comunità calabrese.

È questo uno degli aspetti più belli della storia dell’Achiropita nel mondo: una devozione nata da una comunità di emigrati è diventata un ponte tra popoli, culture e generazioni.
Lo stesso fenomeno si ritrova nelle comunità italiane e calabresi che, anche in Argentina e in altri Paesi del mondo, hanno mantenuto viva la memoria della Madonna Achiropita, trasformando la distanza dalla propria terra in un’occasione per testimoniare e diffondere la fede.
La storia degli emigrati insegna che custodire le proprie radici non significa chiudersi in un’identità particolare, ma può diventare una ricchezza da condividere. La fede degli emigrati rossanesi è diventata infatti una forza capace di costruire comunità, favorire l’incontro e generare solidarietà.
Un segno concreto di questa fede vissuta è rappresentato dall’attività dell’Obra Social della parrocchia. Dalla devozione alla carità

La storia dell’Achiropita dimostra che la devozione autentica non può esaurirsi nei riti e nelle celebrazioni. Se Maria conduce a Cristo, la fede conduce necessariamente anche verso i fratelli, soprattutto verso chi vive situazioni di fragilità e di bisogno.
La festa, quindi, non è soltanto memoria del passato: è anche responsabilità verso il presente.

La comunità dell’Achiropita di San Paolo testimonia che la tradizione può diventare servizio, che la memoria può generare solidarietà e che una festa religiosa può trasformarsi in un’esperienza concreta di fraternità.

È questo il significato più profondo che l’Arcivescovo intende incontrare e condividere nel corso della sua visita: non soltanto celebrare una devozione che viene da Rossano, ma riconoscere i frutti che quella devozione ha prodotto lontano da Rossano.

La visita dell’Arcivescovo assume dunque il valore di un abbraccio tra due comunità che, pur separate da migliaia di chilometri, continuano a riconoscersi nella stessa Madre. Un ponte spirituale tra Rossano e San Paolo
Rossano guarda a San Paolo con gratitudine e orgoglio. Guarda a uomini e donne che, partendo dalla Calabria, hanno portato nel mondo il nome della propria città e la devozione alla sua Patrona. E guarda con particolare affetto alle nuove generazioni, chiamate oggi a raccogliere questa preziosa eredità.

La comunità di San Paolo, dal canto suo, rappresenta una straordinaria testimonianza di come il patrimonio spirituale ricevuto possa essere custodito e, nello stesso tempo, donato agli altri.
Per questo la presenza dell’Arcivescovo non vuole essere soltanto una visita celebrativa, ma un incontro ecclesiale, un pellegrinaggio alle radici della fede e un segno concreto di comunione tra la Chiesa di Rossano-Cariati e la comunità dell’Achiropita in Brasile.
Maria Achiropita, venerata a Rossano e amata in tante parti del mondo, continua così a svolgere la sua missione di Madre: raccogliere, accompagnare, proteggere e indicare a tutti la strada della fraternità.

Il messaggio che questa esperienza consegna alla Chiesa di oggi è semplice e insieme profondamente attuale: la fede autentica costruisce ponti. Una devozione che diventa futuro
La storia degli emigrati rossanesi in Brasile ci ricorda che è possibile custodire la propria identità senza trasformarla in chiusura; è possibile amare la propria terra e, nello stesso tempo, aprirsi alla terra che accoglie; è possibile trasformare la nostalgia in speranza e la memoria in futuro.
La Madonna Achiropita ci invita a riscoprire una fede capace di generare fraternità, accoglienza e solidarietà. Una fede che non si limita alle parole e alle celebrazioni, ma diventa stile di vita e servizio.
A cento anni dalla nascita della chiesa dell’Achiropita a San Paolo, la presenza dell’Arcivescovo di Rossano vuole essere soprattutto una parola di gratitudine: grazie a quanti hanno custodito questa devozione, grazie alle generazioni che l’hanno trasmessa, grazie a quanti continuano a viverla e a condividerla.

Da Rossano a San Paolo, dall’Italia al Brasile e alle altre comunità del mondo, Maria Achiropita continua a unire ciò che la distanza geografica potrebbe dividere.
E la sua storia ci ricorda che una fede ricevuta in dono diventa davvero feconda quando, come hanno fatto i nostri emigrati, si ha il coraggio di portarla con sé, custodirla nel cuore e poi offrirla agli altri.
Maria Santissima Achiropita, Madre di Rossano e Madre di tutti i suoi figli nel mondo, continui a guidare questo cammino di fede, di comunione e di fraternità.

condividi su