
Mercoledì 4 novembre 2026, in concomitanza con la memoria liturgica di San Carlo Borromeo, la comunità del centro storico di Rossano ha accolto ufficialmente don Giuseppe Straface come nuovo parroco e don Luigi Martino come vicario parrocchiale delle parrocchie di Maria Santissima Achiropita, San Nilo e San Domenico.
Il giorno successivo, giovedì 5 novembre 2026, l’abbraccio della Chiesa locale si è spostato nella parrocchia di San Francesco in Crosia, dove ha fatto il suo ingresso ufficiale il nuovo parroco don Pietro Madeo.
Le solenni celebrazioni eucaristiche sono state presiedute dall’Arcivescovo, il quale ha guidato i riti di immissione canonica e ha indirizzato ai nuovi pastori e ai fedeli presenti un profondo e illuminante insegnamento, riassumibile in linee guida comuni per il cammino pastorale:
– Cristo al centro e il primato della grazia: Sull’esempio di San Carlo Borromeo (richiamato a Rossano) e della testimonianza infuocata di San Paolo (ricordata a Crosia), l’Arcivescovo ha ricordato che il sacerdote non è un padrone del gregge, ma un servitore. La sorgente inesauribile del ministero risiede nell’essere uomini intimamente conquistati da Gesù Cristo, chiamati ad amare la comunità, a essere uomini sacramentali e a lasciarsi continuamente convertire dal Vangelo.
– La corresponsabilità laicale e il “camminare insieme”: I nuovi incarichi non rappresentano un semplice avvicendamento organizzativo, ma un invito a riscoprire la corresponsabilità all’interno della Chiesa. La comunità non è un pubblico che assiste all’opera dei sacerdoti, ma un popolo di Dio in cui ciascuno ha un dono e una responsabilità da mettere a servizio, superando divisioni, chiusure e localismi per sentirsi un’unica famiglia ecclesiale (verificando anche l’adeguatezza delle strutture e valorizzando le specificità locali).
– Apertura alle periferie e speranza: Richiamando le parabole della misericordia, il presule ha esortato i parroci e le comunità a non temere il futuro, ma ad avere “l’ansia pastorale” di andare incontro a chi si è smarrito e alle fragilità delle periferie esistenziali. Una comunità che prega, celebra l’Eucaristia e vive la carità non ha nulla da temere, avendo il Signore come luce e salvezza.
Con l’affidamento alla protezione della Beata Vergine Maria (nelle sue diverse e care immagini e invocazioni) e dei santi patroni e protettori locali, le comunità di Rossano e Crosia aprono ora una nuova e feconda stagione di testimonianza e di camminata sinodale nella gioia del Vangelo.

