convegno dedicato ai 1700 anni dal Concilio di Nicea, promosso dalla Commissione Ecumenica Diocesana

Si è svolto presso la Parrocchia di Maria Madre della Chiesa il convegno dedicato ai 1700 anni dal Concilio di Nicea, promosso dalla Commissione Ecumenica Diocesana, con la partecipazione di autorevoli rappresentanti delle Chiese cattolica e ortodossa. 05 Febbraio 2026

Un salto all’indietro di 1700 anni
Il Convegno, sul Concilio di Nicea, promosso dall’equipe ecumenica diocesana, nel pomeriggio del 5 febbraio 2026, presso la Parrocchia Maria Madre della Chiesa ha riportato, per un istante, tutti i partecipanti indietro di 1700 anni. A tutti è sembrato di assistere alla convocazione del Concilio da parte dell’Imperatore Costantino a cui probabilmente stava a cuore l’unità del suo impero; a tutti è parso di udire il suo lamento per il fatto che la disputa vertesse “su punti piccoli e piuttosto irrilevanti, secondo la testimonianza di Eusebio di Cesarea; è parso di vedere, l’entrata solenne dell’imperatore e il suo sguardo, quasi sprezzante, davanti ai martiri di allora e il suo inginocchiarsi per chiedere loro scusa quando gli viene detto che in realtà sono loro i santi della Chiesa. Ancora: a tutti è parso di assistere alle accese discussioni tra ariani e cristiani ortodossi; non è stato neppure difficile immaginare lo “schiaffo” che il Vescovo Nicola deve aver indirizzato ad Ario per porre fine agli scontri.

Il salto storico all’indietro, che tutti hanno potuto fare, lo si deve al primo intervento, quello di S.E. Mons. Donato Oliviero, Vescovo dell’Eparchia di Lungro degli Italo-Albanesi dell’Italia Continentale, per il quale, il Concilio di Nicea ha costituito un momento fondamentale nella vita della Chiesa, segnando un passaggio significativo nella definizione della fede, tanto da diventare nei secoli un costante punto di riferimento, soprattutto nel XX secolo, quando i cristiani hanno iniziato a incontrarsi per superare divisioni e pregiudizi. Ogni cristiano è chiamato a farsi promotore di unità in un contesto ecclesiale affinché la fede confessata diventi fede vissuta”, ha ribadito il presule.

Sugli aspetti teologici e sui dogmi formulati a Nicea è intervenuto invece, S.E. Mons. Dionisio Papavasileiou Vescovo ausiliare del Metropolita Policarpo, Arcivescovo Ortodosso d’Italia, della Sacra Arcidiocesi Ortodossa del Patriarcato Ecumenico, il quale ha ribadito che Nicea è stato principalmente un evento guidato dallo Spirito Santo che nella storia, sempre si serve e si è servito di tanti lider, non propriamente integri, per condurre il suo popolo e la Chiesa sulle strade dell’unità. A Dio non sfugge la storia anzi, Egli stesso è entrato in essa per divinizzarci.

Entrambi i relatori hanno ribadito che uno degli obiettivi del Concilio di Nicea era quello di stabilire una data comune della Pasqua al fine di esprimere l’unità della Chiesa in tutta l’oikoumene. Purtroppo, le differenze nei rispettivi calendari non hanno permesso più ai cristiani di celebrare insieme la festa più importante dell’anno liturgico, causando problemi pastorali all’interno delle comunità, dividendo le famiglie e indebolendo la credibilità della testimonianza del Vangelo. Sono state proposte diverse soluzioni che consentirebbero ai cristiani, rispettando il principio di Nicea, di celebrare insieme la “Festa delle Feste” per dare maggiore forza missionaria alla predicazione del nome di Gesù e della salvezza che nasce dalla fede in Lui, come ha ricordato anche Papa Leone nel suo recente viaggio in Turchia dove ha incontrato Bartolomeo I patriarca ecumenico di Costantinopoli.

Da ultimo l’intervento di Mons Maurizio Aloise, nostro Arcivescovo, che nel suo intervento ha sviluppato il tema: “Il valore pastorale del Credo a 1700 anni dal Concilio di Nicea: una parola viva per la Chiesa di oggi”, sottolineando come la commemorazione di Nicea non rappresenti un esercizio di archeologia teologica, ma un’occasione per interrogare l’attualità della fede cristiana.
«Parlare ancora del Credo – ha affermato – significa riconoscere che la fede della Chiesa nasce da un cammino di ascolto, discernimento e preghiera, e non da un’astrazione intellettuale. Il Credo risponde a una domanda vitale, ieri come oggi: chi è Gesù Cristo per la nostra salvezza?».

L’Arcivescovo ha ricordato come il Credo niceno-costantinopolitano, spesso recitato in modo automatico nella liturgia, nasca in realtà da una profonda crisi pastorale, prima ancora che dottrinale. La controversia ariana, infatti, metteva in gioco il cuore stesso della fede cristiana: se Cristo non è vero Dio, può davvero salvare l’uomo? Da qui l’affermazione decisiva della consustanzialità del Figlio con il Padre, non come formula tecnica, ma come atto di cura verso il popolo di Dio, per custodire la speranza della salvezza.
Richiamandosi ai Padri della Chiesa, in particolare a Sant’Ireneo, Sant’Atanasio e Sant’Agostino, l’intervento ha evidenziato come il Credo sia nato per custodire l’unità della fede e generare comunione. Ancora oggi, esso rimane il linguaggio comune che permette a cristiani di culture e tradizioni diverse di riconoscersi come membri dello stesso Corpo di Cristo.

Dal punto di vista pastorale, il Credo è stato presentato come itinerario di fede e “regola del credere”, una bussola capace di accompagnare il credente nelle diverse stagioni della vita. Non elimina il mistero, ma insegna ad abitarlo; non sostituisce l’esperienza, ma la illumina. In particolare, il cuore del Credo – l’annuncio che il Figlio di Dio si è incarnato “per noi uomini e per la nostra salvezza” – rivela che la dottrina cristiana è sempre orientata alla vita concreta dell’uomo.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla dimensione liturgica ed ecclesiale del Credo, che nella celebrazione eucaristica diventa atto di fede condiviso e preghiera della Chiesa. La sua proclamazione comunitaria educa alla comunione, sostenendo anche chi attraversa momenti di dubbio o fragilità spirituale: si crede con la Chiesa, anche quando la fede personale è debole.

Infine, è stata sottolineata l’attualità del Concilio di Nicea nel rapporto tra fede e cultura. Come i Padri conciliari seppero esprimere il Vangelo con il linguaggio del loro tempo, così anche oggi la Chiesa è chiamata a dialogare con le culture contemporanee, traducendo la fede senza tradirla, mantenendo saldo il centro cristologico.
Concludendo, l’Arcivescovo ha ribadito che, a 1700 anni da Nicea, il Credo resta una mappa sicura per la fede di oggi, capace di unire dottrina e pastorale, verità e carità, memoria e speranza.

Un simbolo vivo che continua a condurre al cuore del Vangelo: Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, per noi e per la nostra salvezza.
I diversi interventi sono stati alternati e allietati da intermezzi musicali a cura dei cantori della Cattedrale di Lungro, e da alcuni brevi video sul viaggio del Papa sui luoghi del Concilio, con particolare enfasi data alla dichiarazione congiunta firmata a Instabul lo scorso 30 novembre 2025.

Come ha auspicato il Vescovo Dionisio, c’è da augurarsi che ricordare i 1700 anni di Nicea e i tanti altri anniversari e giubilei che verranno non rimangano soltanto degli eventi celebrativi ma affrettino davvero l’unità di tutti i cristiani tra di loro.

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