Commento al Vangelo di oggi

ESSERE “LIEVITO TRASFORMANTE”, DENTRO IL MONDO.

Contrariamente alla logica di questo mondo, che vuole i Regni di questa terra, sempre più legati alla potenza, al prestigio, e soprattutto alla grandiosità, Gesù, oggi, nel Vangelo (Lc 13, 18-21), ci stupisce, perché ci parla del Regno di Dio, paragonandolo a due “piccoli elementi” della natura: “Un granellino di senape, ed un pugno di lievito”, così minuscoli, da essere quasi “invisibili”, al fine di demolire ogni falsa idea che, magari, ci siamo fatti di Dio: Infinito e Potente. È un mònito per noi, che siamo caduti nel peccato, proprio a causa della “Superbia”, per le nostre manie di grandezza (“Diventerete come Dio” – Gen 3, 5). Questo è un discorso che nel nostro mondo, risuona arduo e perfino assurdo, agli orecchi di molti. Sì, perché il Signore, nella sua Onnipotenza e maestosità, si manifesta in ciò che è piccolo agli occhi degli uomini (“Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili” – 1Pt 5, 4), e chi vuole “riconoscerlo” lo deve poter fare, non nella ostentata spettacolarità, ma nella luce della Fede, nei suoi misteriosi “silenzi” eloquenti, e nella sua sconcertante umiltà (Sapendo, cioè, “decodificare” i “segni dei tempi”, quale Suo “Linguaggio”!). Il Regno di Dio “cresce”, non certamente per la nostra bravura, perché non dipenderà mai dai nostri “tempi”, caratterizzati come sono, dalla spasmodica fretta, nel voler vedere realizzato, ogni nostro progetto, “tutto e subito!” Dio ha i suoi “Tempi”: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie” (Is 55, 8). Il Regno di Dio, ci dice Gesù: “È già presente in mezzo a voi” (Lc 17, 21b), si realizza nella sua Persona, ed i suoi ritmi di espansione, nel mentre rispondono ai divini disegni, necessitano altresì, della nostra collaborazione. Perciò, siamo invitati ad accoglierlo, in prospettiva di santificazione e personale (ad “Intra”), e di gioiosa testimonianza ai fratelli (ad “Extra”). Ormai veniamo fuori, in questi anni, da una bella esperienza di “Cammino di Solidarietà” nella nostra Chiesa, per cui ci rendiamo conto che necessitiamo di tanta pazienza (Occorre tempo, affinché il “granellino” cresca, e il “lievito” fermenti la massa!), occorre tanta fermezza e speranza, affinché tutti, nessuno escluso, anzi cominciando dal “basso”, come amava ripetere Papa Francesco, dagli “ultimi”, dagli invisibili, ed ancora, per usare un termine biblico, dagli “Anawìm” (“I Poveri di Jawèh”), perché sarà proprio il “Resto d’Israele”, che dovrà salvare e “lievitare” tutto il Popolo. Così nella Chiesa, cominciare a camminare “insieme”, per essere come il sale, capace di preservare dalla corruzione, e di “dare sapore a tutto il cibo” (Mt 5, 13), sempre sostenuti e nutriti, per essere fecondi e credibili, dal “Seme” dell’Ascolto della Parola di Dio e dell’Eucarestia, , fonte di Comunione piena, con Dio e tra di noi. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.

Don Michele Romano

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