
DIO NON VUOLE LA NOSTRA MORTE, MA LA CONVERSIONE
Nel Vangelo che oggi leggiamo (Lc 13, 1-9), notiamo che ci sono 2 parti distinte. Nella prima, vediamo Gesù, che è interrogato circa due fatti di cronaca nera. Nella seconda parte, abbiamo una Parabola, che esprime l’azione paziente di un vignaiolo, che cerca di salvare con il suo lavoro, un albero di fichi, che non dà frutti: “Padrone, lascialo ancora quest’anno…, vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai” (v 8). Riferiscono, nella prima parte, di un episodio che era accaduto nel Tempio (Ma di cui, non abbiamo nessun riferimento storico), forse l’inizio di una sommossa o di una lite, per cui i Soldati che vigilavano, erano intervenuti e avevano ucciso quei Galilei ribelli (Tra l’altro, sempre facili alla rivolta!).
Il secondo episodio, cui Gesù si riferisce, è la caduta di una Torre (Quella di Sìloe), probabilmente serbatoio di un acquedotto, che portava l’acqua, nel cui crollo, erano rimaste uccise 18 persone! Gesù, che ben conosceva i modelli interpretativi abituali della gente, chiede: “Ma voi credete che fossero più colpevoli queste persone uccise…, o morte nell’incidente?” (vv 2-4). No! È la risposta di Gesù: “Non sono più colpevoli…”, però dovete convertirvi tutti, di fronte a questi eventi, che sono sempre da attribuire alla negligenza umana (Vedi l’imperizia del progettista, o magari la superficialità dei costruttori…!), ma, mai a Dio! In tal modo, Gesù, smentisce che le disgrazie e le sofferenze, siano una punizione
divina per i peccati commessi, ribadendo che la sfortuna o il dolore, non sono “paghe” del peccato, ma vanno lette come l’urgenza per ciascuno, di cambiare vita! Purtroppo, questo modo di pensare, è comune anche a noi, oggi. Quante volte diciamo: “Dio ti, o ci punisce, per i peccati”; Ed ancora: “Ma cosa ho fatto di male per meritare questo?” Una cosa ci sia chiara: Dio non punisce i peccati, con le malattie o le disgrazie! Un giorno, ad esempio, i discepoli chiesero a Gesù, presentandogli un cieco: “Rabbì, chi ha peccato lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?” (Gv 9, 2). “Né lui, né i suoi genitori”, risponde Gesù, e lo guarisce! Dio, è Misericordia ed è forza di vita, che investe di Amore, misericordioso, proprio chi ha peccato, e lo fa gratuitamente! Purtroppo, tutto ciò che ci accade, non è mai frutto di “casualità”. Le stesse dinamiche, che noi soliamo definire “coincidenze”, in un linguaggio Cristiano più consapevole, sarebbe meglio definirle “Dio- Incidenze”, perché rappresentano il manifestarsi, l’incedere di Dio, nella nostra vita, che “nasconde” sempre, un intento Salvifico. Anche davanti agli eventi tristi, difficili da comprendere, non scarichiamo mai addosso a Dio, colpe che non ha, ma viviamoli sempre, come momenti di opportunità, di riflessione e di conversione (Vedi i “segni dei tempi”), occasioni propizie, per portare “frutti”. Ogni “imprevisto”, pertanto, consideriamo “concime” che ci aiuta ad andare all’essenziale! Una cosa e’ certa: “Io vi dico – ci ribadisce Gesù – ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo” (ripetuto ben due volte!). I fatti che ci accadono, allora, impariamo a “leggerli” sotto la luce di questi “segni” da interpettare, mòniti per il futuro, invito alla vera “conversione”. Certo, la soluzione più semplice, ma anche la sentenza più drastica, per un fico che
“Rende inutile la terra”, è: “Taglialo” dunque!” È facile sentenziare per la nostra società “perbene”, del resto anche Gesù, ha subìto la stessa sentenza: I poteri forti ed avversi, si sono accordati (Giudei e Romani, religiosi e politici, capi e popolo!), e così è stato eliminato (“Tagliato”). La nostra conversione, invece, ci chiede pazienza: Zappare,
concimare, dissodare la durezza del nostro cuore, mettendo a frutto, tutti i nostri Talenti. Siamo chiamati, cioè, a “concimare” con passione, la nostra storia personale, arricchendola con la Sapienza del Vangelo. Del resto, questo contadino, al Padrone che nella Parabola, vuole tagliare questo albero di fichi, perché non produce frutti da tre anni, chiede di aspettare ancora un anno, per poterlo zappare e concimare! In effetti, questo vignaiolo, ci rappresenta la pazienza e la misericordia di Dio, che mai distrugge, ma offre sempre un’ulteriore possibilità! Pertanto, non vanifichiamo il Tempo della nostra vita, che è un Dono meraviglioso, e rimane sempre, una concreta occasione, per portare “frutti di bene”, senza rimandare la nostra conversione, all’infinito!?!?! Con questo proposito nel cuore, Auguro a tutti, una serena e Santa giornata.
Don Michele Romano
