
LA VERA “PURITÀ”, PER GESÙ, È QUELLA “INTERIORE”
Nel Vangelo di oggi (Lc 11, 37-41), l’Evangelista ci presenta Gesù, invitato ad un banchetto: “Un fariseo lo invitò a pranzo” (v 37). Il Fariseo restò sicuramente meravigliato, perché Gesù, contravvenendo alla Tradizione, non eseguì il “rituale”, di lavarsi le mani fino al gomito, che, anche se non era proprio un precetto della Legge, tuttavia, era un’antica Tradizione Rabbinica, da tutti rispettata. Ovviamente Gesù, non si è “scordato” di fare le abluzioni, Lui sceglie liberamente, di non assecondare le maniere religiose che ne uccidono l’autenticità, riducendo la Fede, solo ad una pratica religiosa, “venduta” come santa e necessaria. Anche se oggi, potremmo dire, che il comportamento di Gesù, non fu “politicamente corretto”, i Vangeli ci mostrano che al Signore, poco importava il “cosa dirà la gente”; Gente spesso di facciata, che finisce sempre per convertire in “Valori”, quelle sciocchezze, che mirano solo all’occultamento dei nostri peccati: di superbia, di egoismo, e di orgoglio, nel tentativo di “globalizzare” tutta la Morale, nel “politicamente corretto”, riducendo di fatto, tutta l’esperienza di Fede, ad un meccanismo di sole cerimonie, di riti e pratiche, senza preoccuparsi di riempirle di contenuto. Tutto ciò, ignorando nel contempo, il “prezzo”, che poi ci sarà da pagare: Turbamento dell’anima, occultamento della Verità, e non ultimo, ahimè, resa dei conti finali. Ecco perché Gesù tralascia le abluzioni, per reagire contro il formalismo sterile dei Farisei. In tal modo, può meglio farci capire, che l’osservanza puramente esteriore della Legge, è riprovevole davanti a Dio, ed è indice di ipocrisia e di insincerità d’animo davanti a Lui: “Voi Farisei pulite l’esterno…, ma il vostro interno è pieno di avidità e cattiveria. Stolti” (v 39). Il rapporto con Dio, va a curato soprattutto interiormente e con Sincerità (“Sine-cera”, ovvero: Senza “trucco” e “maschere”).
A Dio, interessa il “dentro”, non certo il “fuori”. Allora sì, che saremo veramente “puri”, se sapremo praticare la Carità, perché: “L’Unico segno di sacralità, rimane sempre l’Amore”. La vera purità “interiore”, fa capire Gesù, non si ottiene con i riti, ma è quella “interiore”, capace, cioè, di liberare il nostro animo, dall’attaccamento egoistico a noi stessi, ai nostri beni, ecc., per trovare la forza di soccorrere chi è nel bisogno: “Date piuttosto in elemosina…, ed ecco, per voi tutto sarà puro” (v 41). Come sarebbe auspicabile, che anche noi, oggi, da bravi “cattolici”, spesso abituati ed ancorati, alle nostre piccole tradizioni devozionali, che poco hanno a che fare con la grandezza della Fede Cristiana, mettessimo sempre al “centro”: la Persona e non la Norma. Siamo stati tutti “innestati” nella Grazia, col Santo Battesimo, abbiamo accolto il Vangelo di Gesù, siamo inseriti nella Libertà dei figli di Dio…, non commettiamo, allora, l’errore madornale di diventare “schiavi”, di nuovi precetti ed abitudini, che niente hanno a che fare con l’unica Legge dell’Amore, voluta ed insegnata da Cristo. Oggi il Signore ci chiede davvero, di metterci in gioco, di saper dare in elemosina, non il superfluo, ma ciò che abbiamo “dentro”, ovvero: donare ciò che siamo! Ecco, allora, che la nostra Fede, non sarà la semplice osservanza di precetti, fine a sé stessa, ma un cammino verso l’autenticità di noi stessi, che diventa Dono per i fratelli. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.
Don Michele Romano
