
LA NOSTRA: CHE SIA UNA PREGHIERA, SECONDO IL VOLERE DI DIO
Il Brano Evangelico di oggi (Lc 11, 5-13), ci descrive la Parabola “Dell’Amico Importuno”, e l’invito alla Preghiera “perseverante”. I primi tre versetti (vv 5-8), narrano di un uomo che va da un amico di notte, per chiedere tre pani, per la venuta di un ospite inatteso. L’amico rifiuta, perché è a letto con i bambini, ma si alza e accontenta l’uomo, non tanto per la sua amicizia, quanto per la sua insistenza! Da qui, Gesù, nei versetti successivi (vv 9-10), esorta a: “Chiedere”, “Cercare” e “Bussare”, garantendo che chi domanda, ottiene sempre da Dio una risposta. Infine, nei versetti finali (vv 11-13), ci viene presentata la magnanimità di Dio Padre: “Se un padre di questa terra, non dà un serpente o uno scorpione ad un figlio che gli chiede del cibo, a maggior ragione il Padre celeste, darà il Bene supremo, ovvero: lo Spirito Santo, a chi glielo domanda!” Ecco, allora, il grande insegnamento, che Gesù vuole offrirci, invitandoci a riflettere sull’importanza della Preghiera, che sia sempre “perseverante” e “fiduciosa”, verso un Dio, che ci invita a chiamare “Abbà”-Papà, perché è un Padre “Buono”, sempre pronto ad ascoltarci. Ma la vera Preghiera, è da vivere soprattutto, come un “moto” dell’Anima, che richiede tanto Silenzio ed
Ascolto: “Non sprecate parole come i pagani…” (Mt 6, 7), perché la Preghiera sincera e filiale, come ci ricorda Sant’Agostino, deve poter essere: “Quell’intimo, amoroso, colloquio, dell’Anima con Dio”. Certo, non deve diventare una “lista della spesa”, o peggio, un tentativo di “corruzione” a Dio, o una litania “porta fortuna”, ma anzitutto, deve caratterizzarsi come “Ascolto” di Dio, che parla al nostro cuore. Il vero problema, è che spesso chiediamo sì, ma non otteniamo (Almeno secondo i nostri “modi” e le nostre “aspettative!”) perché, ci chiarisce Sant’Agostino, che Dio risponde sempre alle nostre domande, tranne quando: “Petimus male”,
“Petimus mali”,
e “Petimus malo”, ovvero: Quando : “Chiediamo nel male, nel Peccato”; Quando: “Chiediamo cose malvagie”, cioè, fuori della Volontà di Dio; E quando le “Chiediamo in malo modo”, cioè, senza quella Fiducia necessaria. Del resto, anche l’Apostolo Giacomo, ci dice che tante volte, non sappiamo “come” si chiede: “Non ottenete, perché chiedete male” (Gc 4, 3). E San Paolo aggiunge che, quando Preghiamo, tante volte: “Non sappiamo nemmeno cosa sia conveniente chiedere” (Rm 8, 26-39). L’Evangelista Luca, sulla stessa linea di Paolo, ci dice che il Dono più importante che possiamo e dobbiamo chiedere a Dio Padre, è lo Spirito Santo, che il Padre invierà a coloro che glielo chiedono. Gesù, ci raccomanda di Pregare “sempre, senza stancarci” (Lc 18, 1), e la Splendida e Sublime Preghiera, che ci ha consegnato: “Il “PADRE NOSTRO”, dovrebbe essere il “centro” della nostra giornata, dove attingere: -“Affetto Paterno” (La richiesta del Pane quotidiano!); “Grande Fiducia (Unione intima con Lui); “Sentimenti di Gioia” (Per il suo Perdono);
“E di Vita”
(Liberazione dal male!). Ecco allora che, Pregando col “Padre nostro”, ogni giorno siamo invitati a vivere la nostra esperienza “filiale” col Padre, imparando cioè, a vivere da “figli”. Non per nulla, Gesù, ci invita a rivolgerci a Lui, chiamandolo “Padre”. Questo termine: “Padre”, nella versione greca, abbiamo visto, è ancora più significativo e bello: “Abbà” – “Papà”, proprio come i Bambini, che da piccoli si rivolgono al loro Genitore, chiamandolo affettuosamente “Papà”. Noi, poi, da “Adulti”, nella maturità della Fede, possiamo anche chiamarlo “Padre!” Che lo Spirito Santo, ci sostenga in questo nostro Pregare! Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.
Don Michele Romano
