
SIGNORE, INSEGNACI A PREGARE.
Nel Vangelo di oggi (Lc 11, 1-4), i discepoli vedendo Gesù Pregare, gli chiedono: “Signore, insegnaci a pregare!” (v 1b). Certamente, i discepoli, saranno rimasti affascinati, dall’intimo rapporto che Gesù ha col Padre. Certo finora, anche loro, erano stati avviati alla vita di Preghiera, frequentando la Sinagòga ed il Tempio. Ma Gesù, testimoniò loro una Preghiera nuova, intima, tipica di una relazione così familiare con Dio, che nessuno si sarebbe aspettato. E così, i discepoli chiedono di essere introdotti in questo nuovo ed unico modo di Pregare. Gesù accoglie questa loro richiesta, e consegna loro la “Sublime Preghiera”: Il “PADRE NOSTRO”, la Preghiera dei figli. In Luca, che riporta la versione più breve, rispetto a Matteo, ridotta all’essenziale, ci viene prospettata l’immagine di Dio come Padre, che fonda la sua relazione con noi, suoi figli, non sul potere e l’autorità, bensì sull’affetto e sull’intimità. Questa Preghiera, è un rapporto “diretto”, tra un “Tu”, che è Dio Padre, ed un “Noi”, in quanto siamo (o dovremmo essere!) in comunione con il Figlio, ed i nostri fratelli. In questa Preghiera riconosciamo il Padre, “sorgente” della nostra Vita. Per questo: “Chi prega, vive, e chi non prega muore”, e per dirla con Sant’Alfonso M. de’ Liguori: “Chi prega si salva, chi non prega si danna!”. È pur vero, che si impara a Pregare, Pregando. Ed anch’io, nel mio piccolo, ho potuto sperimentare la veridicità di questa massima, quando, ormai da più di dieci anni, ero Parroco in un Paese della nostra Diocesi, San Lorenzo del Vallo, allorquando, il santo Vescovo di allora, Mons. Serafino Sprovieri, mi chiese: “Michele, ti chiedo di lasciare la Parrocchia, per venire a Rossano e fare il Rettore del Seminario Diocesano!” Rimasi esterrefatto, e replicai: “Ma Eccellenza, io non ho alcun esperienza in merito, non so come si fa il Rettore del Seminario! Lui mi rispose, con un affettuoso dire: “Te lo dico io, mio caro (E lui poteva ben dirlo, avendo fatto il Rettore di più Seminari, per oltre quarant’anni): Sai come si fa il Rettore del Seminario, mi disse? Facendo il Rettore del Seminario! A consolazione, mi portò anche un simpatico esempio: “Del resto – mi disse – come si impara ad andare in bici? Andando in bici, e cominciando a pedalare!” Mi rassicurò a tal punto, che accettai con gioia, e per circa sei anni, sono stato Rettore del Seminario Diocesano. Questo, miei cari, per dire che solo Pregando, impareremo a Pregare, solo imparando da Cristo, pregheremo come “Cristiani”, figli del Padre che vivono secondo lo Spirito del Vangelo. Dio ha dato sempre prova di amarci: “Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi” (Rm 8, 32a). Nel “Padre nostro”, Preghiamo: “Sia santificato il tuo nome”: Il nome di Dio è santificato, quando accogliamo il suo Amore e la sua Paternità. Dal rifiuto della Paternità di Dio, e dalla ricerca della propria gloria, radice di ogni peccato, nasce l’orgoglio che ci allontana da Lui, e ci divide tra di noi: “E come potete credere, voi che ricevete la gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?” (Gv 5, 44). Proseguiamo, poi, dicendo: “Venga il tuo regno”. In tal modo, affermiamo la sovranità di Dio, che con l’avvento del suo Regno nella Persona di Gesù, ci libera da ogni schiavitù di Satana, e dalla dannazione eterna! Molto importante, è quando diciamo: “Dacci oggi, il nostro pane quotidiano”. I termini: “Oggi” e “Quotidiano”, quì, non sono tautològici (Ovvero, identici, ripetitivi della stesso significato!), ma è un voler riconoscere la Paternità di Dio, che ogni giorno non ci farà mancare il pane, che ci basta per oggi (Quotidiano). Confidando, cioè, nella sua benevolenza e paternità, non sul nostro accumulo, e sulle nostre sicurezze umane. Del resto, anche nell’Esodo, Dio sfamò, secondo questo dettame, l’Antico suo Popolo, con la Manna nel deserto: “Raccoglietene quanto ciascuno può mangiarne, un “omer” – circa due kg -a testa” (Es 16, 16). Il Pane, è il Dono del suo Amore, ma dopo il “Peccato”, il Pane “va guadagnato col sudore della fronte” (Gn 3, 19), diversamente è rubato! Anche se indegni e perversi, Dio concede sempre, gratuitamente, questo Pane, perché ci ama, non per i nostri meriti, ma per il nostro bisogno! Poi, gli chiediamo ancora: “Perdona i nostri peccati” (Debiti): Come il Padre ci ha creati “per dono”, così nel suo Amore, ci ricrea, col suo “Per-dono!” Nessuno di noi, pertanto, può considerarsi un giusto, ma solo uno giustificato. La cecità, di chi si ritiene giusto (Vedi, ad esempio, il Fariseo al Tempio- Lc 18, 9-14), e non conosce il Perdono, da dare e da ricevere, incappa nel “Peccato contro lo Spirito Santo” (Dove non avremo Perdono in aterno!). Concludiamo questa subblime Preghiera, dicendo: “Non abbandonarci alla tentazione”: Chiediamo a Dio, di non farci “cadere”, quando siamo “tentati”. Anche a questo riguardo, la Parola Dio ci rassicura: “Dio, infatti, è degno di fede e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze ma, insieme con la tentazione, vi darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere”
(1Cor 10, 13b).
Tuttavia, notiamo, che nella nuova traduzione del “Padre nostro”, la precedente espressione: “Non ci indurre in tentazione”, è stata sostituita con: “Non abbandonarci alla tentazione”! Per me (e quì, sono consapevole di “osare”), ritengo che sarebbe stato molto più giusto ed opportuno, utilizzare la preposizione “Nella”, anziché “Alla”, non fosse per altro, perché sia il verbo “Abbandonare”, come pure il verbo “Indurre”, sono due Verbi, che nella Grammatica Italiana, reggono il complemento di “Moto in Luogo”, anziché il complemento di “Moto a Luogo”. Per cui, la traduzione più ottimale, doveva poter essere: “Non abbandonarci “nella” tentazione (e non “alla” tentazione!).
Anche perché, tutto ciò, si addice alla misericordia del Padre che, messo al sicuro dall’equivoco, che sarebbe Lui “ad indurci in tentazione”, Lo Preghiamo perché, essendo Lui, sempre rispettoso della nostra libertà, soprattutto in quei momenti di buio e tristezza, quando siamo tentati dal demonio, “Non ci abbandoni “nella” tentazione”, ma ci sostenga ed aiuti con la sua grazia a superarla (N.B.: “Qualcuno”, faccia giungere tutto questo, a Papa Leone-Utinam!
Tuttavia, la più grande tentazione, per noi tutti, è quella di perdere la fiducia nel Padre! Gioiamo, invece, del fatto che la nostra Fede, si fonda sulla Vittoria di Cristo, che ha vinto il mondo!
A tutti, Auguro di cuore, una serena e Santa giornata.
Don Michele Romano
