
LE ESIGENZE DELLA SEQUELA, SMORZANO OGNI FACILE ENTUSIASMO.
L’odierno Brano di Luca (Lc 9, 57-62), ci mostra che poter seguire Gesù, non è poi, una cosa così semplice! È una scelta radicale, che non ammette condizioni o rimpianti. Il tutto si colloca in un momento cruciale del Vangelo: Gesù ha appena “indurito il volto”, per dirigersi “decisamente”verso Gerusalemme (Lc 9, 51), inaugurando, in tal modo, il Viaggio che lo porterà alla Passione, Morte, e Risurrezione. In questo contesto, l’Evangelista raccoglie tre brevi incontri, che ridefiniscono le condizioni e le esigenze, di un autentico discepolato Cristiano. Non si tratta di norme giuridiche, ma di orientamenti esistenziali, volti a sradicare ogni compromesso umano, di fronte alla chiamata di Dio. Il primo dialogo (vv 57-58), è caratterizzato da un entusiasmo ingenuo: “Ti seguirò dovunque tu vada”. Viene proposto uno slancio totale, generoso, di quest’uomo, che sicuramente, è attratto dal fascino che Gesù emanava, ma non ha calcolato il “costo” della sequela, ovvero: Quella radicale precarietà, che rifugge ogni sicurezza materiale: “Le volpi hanno le loro tane – gli risponderà Gesù- e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. Per il secondo candidato (vv 59-60), è Gesù stesso a prendere l’iniziativa: “Seguimi”. L’interpellato, nel rispondergli, solleva una obiezione legittima secondo la legge e la pietà filiale dell’epoca: “Signore, concedimi di andare prima a seppellire mio padre”. Nella cultura ebraica, seppellire i genitori, era uno dei doveri religiosi più sacri. Un impegno morale che precedeva persino lo studio della Toràh. La replica di Gesù, sembrerebbe di una durezza inaudita: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece và e annuncia il regno di Dio”. Ovviamente, Gesù, non sta disprezzando i doveri familiari, ma sta solo stabilendo una “Gerarchia” di Valori assoluta, ovvero: L’urgenza dell’Evangelo, che è superiore a qualsiasi istituzione o tradizione umana. I “morti”, poi, di cui si parla nel testo, molti pensano che siano tutti quei “peccatori”, che non hanno accolto la novità della Vita del Regno, e gli stessi Sacerdoti, non potevano avvicinarsi ai loro cadaveri (per esigenze di purità e santità!), fosse anche quello del loro padre (Lv 21, 11). Questo ci dice, che la “chiamata” di Dio, richiede una risposta immediata, che non può essere posticipata a “dopo”, aver sistemato ogni nostra faccenda umana. Il terzo candidato (vv 61-62), esprime la volontà di seguire Gesù, ma pone una condizione affettiva: “Ti seguirò, Signore, prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”. Richiesta, che appare alquanto legittima, e che ci rimanda anche alla vocazione del Profeta Elisèo, a cui Elia concesse di baciare i genitori, prima di seguirlo (1Re, 19, 20). Ma Gesù, rispetto all’Antico Profetismo, esige qualcosa di più: “Nessuno che mette mano all’arato e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” (v 62). Con questa immagine agricola, di immediata comprensione per gli ascoltatori del suo tempo, Gesù fa capire, che il vero discepolato, esige una direzione unificata (Infatti, chi guida l’aratro, deve guardare fisso davanti a sé, diversamente se si distrae, il solco viene storto e il lavoro è compromesso!), così, lo sguardo del discepolo, deve essere sempre rivolto al futuro, e non ripiegato sui legami affettivi, che possano distrarlo o trattenerlo. Ecco allora, come in questi pochi versetti, Luca delinea l’identità del vero discepolo, che deve essere capace di scegliere una vita radicale ed indivisa, perché Gesù, non è alla ricerca di ammiratori, né di folle osannanti, ma di compagni di viaggio, disposti a condividere la sua stessa sorte, verso Gerusalemme, dove la sequela, cioè, diventa l’asse portante, attorno al quale, ridefinire: ogni “Legame” (1), ogni “Possesso” (2), e ogni “Priorità” (3). Con questa certezza nel cuore, Auguro a tutti, di trascorrere una serena e Santa giornata.
Don Michele Romano
