Commento al Vangelo di oggi

LA “PAGLIUZZA”
E LA “TRAVE”!

Oggi, le parole del Vangelo (Lc 6, 39-42), in questo che è conosciuto, come il “Discorso della Pianura”, ci fanno riflettere sull’importanza di una condotta esemplare, da offrire agli altri. Si sa, che un buon comportamento, ed un buon esempio,valgono più di mille parole. In forza del Battesimo, tutti abbiamo ricevuto il “munus” (Il compito, la funzione!), di essere “modelli” di buon esempio, per chi circonda:
I Genitori nei confronti dei figli; I Docenti per gli alunni; Le Autorità sui cittadini, ecc.! Ma il cristiano, “in primis”, deve sforzarsi, di tradurre in opere, ciò in cui crede e professa con le parole, soprattutto riguardo, a quanto oggi, Gesù, ci dice nel Vangelo: “Può forse un cieco guidare un altro cieco…?” (v 39a). E qui, mi piace immaginare, rileggendo questo brano del Vangelo, il grande “sorriso” di Dio, allorquando mi pone innanzi, il mio paradossale comportamento: “Come fai a guardare la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorci della trave che è nel tuo occhio?” (v 41). Tutto questo, mi rende cieco e ipocrita: “Cieco”, perché non vedo la mia “Trave”…! E allora, come posso “guidare” gli altri (Entrambi cadremo in una buca…- v 39b), i miei fratelli che, forse, davanti a Dio, vantano un “pedegree” comportamentale, ben più valido e immacolato del mio! La cecità più grave, è soprattutto quella di non ritenersi bisognosi, della Misericordia di Dio. Vero “Cieco”, è chi non ha sperimentato ancora, la Misericordia del Padre, donatagli in Cristo. Perciò il suo agire, è senza misericordia. Il Male, che io condanno nel mio fratello (ovvero: la “Pagliuzza”), è sempre piccola cosa, rispetto al Male che commetto io (vedi: la “Trave”). Forse è meglio se ci convinciamo, che non siamo superiori a nessuno. Non possiamo, pertanto, arrogarci il diritto di “guidare” nessuno. Sono solo un compagno di viaggio, che dove e quando può, con l’umiltà che deve sempre contraddistinguere un vero Cristiano, vuole essere di conforto a chi vive particolari fragilità, sempre consapevole che, Dio per prima, l’ha fatto con me. Non perdiamo mai la memoria di questo perdono! Da qui comprendiamo, come l’unica “Guida”, deve essere il Signore per tutti, che ci invita a guardarci “dentro”, con umile discernimento,per avere sempre un cuore veramente fraterno, che sa mettere al bando, ogni orgoglio e risentimento, consapevole di avere continuamente bisogno di conversione e di misericordia. Alla fine, occorre solo “criticare” se stessi, non gli altri, perché, paradossalmente, io non mi accorgo che: Quando punto il dito contro mio fratello, non vedo le altre tre dita, che stanno sotto l’Indice, rivolti e puntati verso di me. Solo l’Amore misericordiososarà capace di togliere la “cecità”, restituendoci l’ottica del cuore, che ci consentirà di “vedere bene”, “per togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello!” Questa è la nostra vera trave: La Presunzione di sentirci “giusti”. Se non abbiamo contezza del perdono di Dio nella nostra vita, siamo davvero “guide cieche” per gli altri: Pretendiamo di conoscere la strada, senza ammettere con umiltà, che solo Cristo è la nostra unica “Via”. Siamo “guide cieche”, quando crediamo di essere capaci di giudicare gli altri, “senza prima togliere la trave dal nostro occhio”; Siamo “guide cieche”, quando nella nostra vita, ci sostituiamo a Dio: Anche i migliori tra noi, anche chi fra noi, svolge un ruolo nella Chiesa, nella Comunità, fosse: il Sacerdote, il Vescovo, il Maestro dei Novizi, il Catechista, ecc., mai sentirci detentori della Verità, o superiori agli altri, perché siamo tutti discepoli, ed Uno solo, è il Maestro: Gesù, vera “Luce” per ogni uomo. Solo un cuore che ammette il proprio limite, che ha dolorosamente sperimentato la sua miseria, anche attraverso umiliazioni e colpe, può essere in grado di riconoscere e compatire la miseria altrui. Solo mettendoci alla sequela di Cristo, eviteremo il “bàratro” della cecità e l’accusa di “ipocrisia”, che ci rende ciechi “dentro”. Quando uno è cieco, in senso “fisico”, aguzza altri sensi, come: Il tatto, l’udito, la memoria, la fantasia, ecc., ma quando uno è cieco in senso “spirituale”, aguzza, sì, ma in “negativo”, tutto ciò che mette in evidenza, i difetti degli altri: L’avarizia, il pregiudizio, la violenza, la maldicenza, l’aggressività, ecc.! Non aspettiamo di cadere, nella evangelica “buca”, iniziando a gridare “aiuto”, perché l’ipocrisia, conduce, inevitabilmente, alla morte dell’Anima. Impariamo, pertanto, a vivere: Per Cristo, con Cristo, e in Cristo, nostro vero Mestro, modello ed esempio di vita, da imitare ogni giorno, consapevoli che per tutti, verrà il tempo del “Giudizio!” (Che, peraltro sappiamo, spetta solo a Dio). Tuttavia, oggi, a noi, su questa Terra, tocca vivere il Tempo della Misericordia, nella piena fraternità, certi che il Signore, se da una parte “i nostri peccati se li getta alle spalle” (Is 38, 17), dall’altra sappiamo, che “saremo giudicati sull’Amore” (San Giovanni della Croce). Auguro a tutti, di trascorrere una serena e Santa giornata.

Don Michele Romano

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