Commento al Vangelo di oggi

IL VERO CRISTIANO: UN TESSITORE DI RICONCILIAZIONE.

Per ben due volte, oggi, in questa seconda Perìcope del Vangelo di Luca (Lc 6, 27-38), ci viene chiesto di “amare i nemici”, con tre comportamenti “positivi”: “Fate del bene a quelli vi odiano (v 27b); “Benedite coloro che vi maledicono” (v28a); “Pregate per coloro che vi trattano male” (v 28b). Certo, anche nelle altre Religioni, esiste una Regola assai preziosa: “Non fare agli altri, cio’ che non vorresti fosse fatto a te stesso”. Ma rimane sempre una massima, in accezione “negativa”: “Non fare!”
Un po’, come nell’Antico Testamento, dove i Comandi del Signore, riflettono la pedagogia (cosiddetta!), del Dio “Timore”: “Non uccidere…, Non rubare…, Non desiderare…, ecc.! Occorre, invece, vincere, questa logica del “Do ut Des” (“Do per Ricevere!), perché questa “gelida reciprocità”, non è Amore, ma solo ricerca di un interesse o di un tornaconto, tipico di una “vecchia giustizia”, che Dio ha sempre ripugnato: “Oh Israele, se tu mi ascoltassi…!”
(Sal 81, 8).
Sarà Gesù, che nel Nuovo Testamento, in un’ottica di “maturità della Fede”, ci propone la pedagogia, chiamata: “Del Dio Amore!” In chiave, peraltro, tutta positiva: “Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (v 31). Ogni Morale, trova qui il suo fondamento: Fare bene agli altri, non può restare un pio desiderio, ma deve tradursi in opere e vita. Gesù ci propone ancora, qualcosa di più. Al suo vero discepolo, chiede di “porgere anche l’altra guancia” (v 29a), di amare, i propri nemici. Sappiamo bene che, umanamente parlando, questo potrebbe sembrare “fessaggine”, se Lui per primo, non ci avesse dato il buon esempio, allorquando venne schiaffeggiato nella sua Passione…, e anziché contrattaccare…, rispose con tale fermezza e con tale carità (“Fortiter ac Soaviter” – con Formezza e Soavità!), da far riflettere, e (sicuramente) indietreggiare, quel servo tanto infuriato…, (Gv 18, 22-23). Perdonare il nemico! Pregare per lui…, per noi sa di paradossale! Spesso ci separa un “abisso”. Tuttavia, Gesù, come suo solito, sgombra il campo da ogni bella intenzione: Da una parte, impone l’Ascolto della sua Parola, dall’altra chiede l’adesione al suo Messaggio, pur consapevole che per noi, rimane scandaloso, e che non mancheranno le difficoltà per attuarlo, nel nostro quotidiano! Forse, uno sforzo di mente, in questo caso, ci tornerebbe di grande aiuto: non conviene avere la memoria “corta!” Purtroppo, dimentichiamo facilmente, tutta la Misericordia che Dio usa con noi: “Ci ha amati per primo, mentre eravamo ancora peccatori!”
(Rm 5, 8). E allora, perché non restituire agli altri, quanto noi stessi riceviamo ogni giorno dal Signore? Il “vero” Cristiano, si ritrova a fare scelte coraggiose, contracorrente, improntate ad uno stile di vita nuova, divenendo un vero “Tessitore di Riconciliazione”, una persona, cioè, che rifiuta totalmente la sopraffazione e la violenza. (Che, ahimé, sappiamo, richiama sempre, altra violenza!). Ecco il “Senso” vero e pieno della vita Cristiana, non cedere allo “scoraggiamento”: “Questo non è possibile…! Non ci riesco…, ecc., ma saper accogliere, nella nostra vita, il Comandamento dell’Amore, che ci rende, non solo capaci di perdono, ma ci rende, altresì, “Figli dell’Altissimo!”, come ci ricorda lo stesso San Paolo: “La pace di Cristo regni nei vostri cuori…, e siate riconoscenti, cantando di cuore a Dio…; E con gratitudine”
(Col 3, 15-16). Solo con questi sentimenti, le nostre Assemblee Eucaristiche, diventeranno autentici “Cenacoli di Carità”, trasparenza di quella Misericordia di Dio, che accoglie tutti, senza distinzione di persone, ma rendendoci capaci di “perdonare di cuore ai nostri fratelli”, noi che pure, ci nutriamo tutti, alla stessa Mensa del suo Corpo e del suo Sangue. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.

Don Michele Romano

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