
“BEATI VOI POVERI…; MA GUAI A VOI, RICCHI !”
In questo Brano del Vangelo (Lc 6, 20-26), Gesù proclama il mondo dei Valori di Dio, capovolgendo la scala dei valori dell’uomo, e annuncia, altresì, sia il modo, che la via, attraverso la quale, Lui salva ognuno di noi. Diversamente da Matteo, che mira più agli atteggiamenti. interiori ( Mt 5, 3-12), Luca si concentra solo su alcune “Beatitudini”, da lui ritenute più significative, considerando per lo più, le situazioni concrete. Le Beatitudini, che rappresentano la “Magna Carta” per il Regno dei Cieli, non dobbiamo leggerle solo in chiave moralistica, ovvero: Cosa deve fare l’uomo, perché esse, invero, manifestano cosa fa Dio in Gesù, e ci rivelano come Lui agisce, nella storia dell’uomo. Nell’Antico Testamento, Mosè, scendendo dal monte Sìnai, per mezzo dei Dieci Comandamenti, rivelò all’uomo cosa deveva fare, rivelandoci, in tal modo, la cosiddetta Pedagogia del Dio “Timore”, caratterizzatadall’uso della preposizione “Non” (“Non avrai altro Dio…”; “Non commettere atti impuri…”;
“Non rubare…”; Non desiderare…”, ecc.!). Invece, nel Nuovo Testamento, nella discesa di Gesù dal monte, è Dio che ci rivela, cosa fa Lui, consegnandoci la sublime Padagogia del Dio “Amore”, che ci conduce alla maturità della Fede. Le Beatitudini, le comprende solo chi ha conosciuto Dio, che è Amore, per tutti. Gesù proclama felici i Poveri, non perché siano più bravi degli altri, o abbiano meriti speciali, ma perché Dio, come una buona “Mamma di Famiglia”, ama ciascuno secondo il suo bisogno. E il Povero, è colui che ha più bisogno. Noi uomini, in genere, facciamo la distinzione: Poveri-Ricchi, solo all’esterno e per quanto appare, ma solo Dio, che legge nel segreto dei cuori (“Solo tu conosci il cuore di tutti gli uomini”, leggiamo in: 1Re 8, 39b), penetra nel profondo dell’uomo, e sa se apparteniamo ai Poveri-“beati”, o ai Ricchi- “infelici”. Per imitare Gesù, il Cristiano deve impegnarsi a favore dei Poveri, se davvero vuole essere felice nella sua Fede: “I poveri infatti – diceva sempre Gesù- li avete sempre con voi” (Mt 26, 14a); Ed ancora: “Quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40). La Beatitudine dei Poveri, nasce dalla consapevolezza di essere più profondamente associati, alla sofferenza di Cristo: “Rallegratevi…, ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo” (v 23). Il “Guai a voi”, invece, è riservato ai Ricchi, ma più che un grido di vendetta o di minaccia, vuole essere un estremo grido di compianto, di compassione, di lamento, che Gesù rivolge loro, perché possano ritornare a Dio, sperimentando così, la gioia di colui che vende tutto, per acquistare il vero Tesoro, che è Cristo (Mt 13, 44). Sappiamo bene, che soprattutto nel nostro mondo, l’ingordigia di pochi (i Ricchi), determina la miseria di molti (i Poveri). Qui, Gesù, chiede alla sua Chiesa, di “non tacere”, e soprattutto il coraggio della denuncia: Stare attenti a non “benedire”, cio’ che poi si rivela essere tirannia, malessere sociale, fame per interi popoli…, lì dove Cristo avrebbe “urlato”, senza temere la morte di
Croce. Chiediamoci, pertanto: Ma una Chiesa che va a braccetto con i ricchi e i potenti di questa terra, può mai essere e/o dirsi, veramente, la Chiesa di Cristo? Il vero costruttore del Regno di Dio, è colui che si impegna con tutte le sue forze, per rendere la terra più abitabile e vivibile per tutti, non per pochi. Volendo concludere, notiamo come sia nella prima Beatitudine, che nella prima Lamentazione, il verbo usato è al Presente indicativo: “Avete”, mentre gli altri verbi, sono tutti al Futuro: “Avrete”, “Sarete”,ecc. a significare che sin da ora, il Regno di Dio, è dei Poveri, e che già da ora, i Ricchi se ne escludono, perché preferiscono le “consolazioni” di questa terra, surrogato, purtroppo, di eterna “maledizione”. A partire da questa piccola Riflessione, chiediamo al Signore, che converta i nostri cuori, aiutandoci a orientare la nostra vita e le nostre scelte, alla semplicità del suo Regno! Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.
Don Michele Romano
