GESÙ METTE AL CENTRO “LE NOSTRE DISABILITÀ”, PER REDIMERLE.
Nella pagina del Vangelo di oggi (Lc 6, 6-11), assistiamo nuovamente, ad una feroce disputa (E guarda caso, sempre di Sabato!), fra gli Scribi e i Farisei, che “credono” di essere graditi a Dio, sol perché fedeli “osservanti” della Legge, e d’altro canto, Gesù, che nella sua compassione, non mette la Legge al centro, ma l’uomo che soffre! Dio, non ha gravato i Credenti, con Norme assurde, solo per manifestare la sua Divina autorità, ma per renderli felici. Ecco perché Gesù, antepone il bene della persona, al rispetto dei numerosi precetti orali, che al
Sabato, ogni pio Israelita doveva rispettare (Ben 613 precetti). Gesù, mette in ordine, la corretta interpretazione della norma, ponendo nel mezzo, l’uomo dalla mano paralizzata, che si trovava In quel momento nella Sinagòga, dicendogli: “Alzati e mettiti qui in mezzo” (v 8b). Per il Signore, è sempre l’uomo ad essere posto al “centro”, non l’osservanza di una pur giusta regola, perché ogni regola, se salvaguarda la dignità dell’uomo e ne rispetta la libertà, può diventare anche: “l’Abito dell’Amore!” Ecco, allora, il valore dell’interrogativo di Gesù, posto a Scribi e Farisei: “Domando a voi: in giorno di Sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla”
(v 9). Ma loro, più che ascoltare gli insegnamenti di Cristo,
stavano solo ad osservare, anzi, per meglio dire: quasi a “spiare”, i suoi comportamenti, per trovare qualche appiglio, per poi accusarlo: “Lo osservavano…, per trovare di che accusarlo” (v 7b). L’invidia, purtroppo, acceca, e la cecità spirituale rilega nelle tenebre, per sfociare, poi, in aperta avversione: “Essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù” (v 11). Ma Gesù, che legge nei loro cuori, cerca ancora di illuminarli,
dicendo a quell’uomo,: “Stenti la tua mano”…, e la mano guarì! Purtroppo, abbiamo visto che non segue l’ammirazione per il miracolo avvenuto; Non segue la loro conversione e la Lode a Dio, ma solo tanta rabbia ed invidia nel loro cuore. Purtroppo, questo episodio, volendo “attualizzarlo”, è una storia che ha avuto, ed ha ancora tutt’oggi, il suo seguito. Sono tanti, ancora, i seguaci degli Scribi e dei Farisei. Ma, d’altra parte, poi, ringraziando Dio, ci sono ancora tanti, che “stendono le mani” verso Cristo, e ne sono guariti; Tanti che cantano la misericordia del Signore per i suoi prodigi. Ancora oggi, Gesù, si adopera per eliminare questo “blocco”, che si frappone tra l’applicazione della Legge alla “lettera”, senza che ci sia, anche, la considerazione della “situazione umana”. Ogni Legge, così, diviene disumanizzante, perché sostiene solo il potere di chi la fa applicare agli altri, mentre “essi non vogliono muoverli neppure con un dito” (Mt 23, 4b). Oggi Gesù, entra nell’aridità della situazione di quella mano, e di quella Legge “inaridita”: Non solo guarisce la mano, ma anche la Legge, “segno” di quella mano, che ora torna ad essere “operativa!”
È quì, che non ha ragion d’essere, la rabbia dei Farisei, perché ogni volta che un uomo può tornare a lavorare con dignità, insieme possiamo ripetere, le stesse parole che leggiamo nel libro della Genesi: ,” E Dio vide… ed ecco era cosa molto buona” (Gen 2, 3). A questo punto, solo chi è ” cieco” nel suo cuore, può rattristarsi. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.
Don Michele Romano

