
COORDINATE DELLA VITA CRISTIANA:
ASCOLTO –
CORREZIONE –
PERDONO !
La breve perìcope Evangelica di questa XXlll Domenica del T.O. – Anno A – (Mt 18, 15-20), è inserita in questo capitolo 18º di Matteo, che contiene il cosiddetto “Discorso Ecclesiale” (o :”Comunitario”), che ci presenta le tante difficoltà, che si presentavano allora (come oggi, del resto!), nelle Comunità Giudeo-Cristiane degli anni ’80 d.C.! Difficoltà, sempre di tipo “relazionale”, che nel mentre denunciano comportamenti troppo disinvolti, da parte dei più “forti”, dall’altro mirano al recupero dei semplici e dei “piccoli” (Preoccupazione, che ci ha già svelato, la parabola precedente, della “Pecora smarrita” – Mt 18, 12-14). Gesù, oggi, ci presenta i tre gradi – o le tre tappe – (“Dell’Ordo”) della Correzione fraterna. Anzitutto: la Correzione “personale”: “Fra te e lui solo” (v 15b), perché se il fratello che sbaglia, ascolta e si ravvede, il problema è risolto, senza l’imparazzante coinvolgimento di terzi. Se invece non c’è questo ascolto, la Correzione deve avvenire alla presenza di due o tre testimoni, secondo quanto richiesto dal Dt 19, 15 per garantire, sia il diritto all’accusato, sia perché più testimoni, possono attestare “ogni parola”, proferita nella conversione, tra il peccatore e chi lo corregge. Se neppure in questo caso, vi è ascolto, allora la Correzione deve svolgersi nel contesto allargato dell’intera comunità: “Dillo alla comunità”. (Alla Chiesa locale – v 17a). E se anche quest’ultima istanza dell’Ordo della Correzione, incontra il non-ascolto, allora il peccatore: “sia per te come il pagano e il pubblicano” (v 17b). Chi, in questo caso estremo, pur appartenendo a una Comunità Ecclesiale, ne vìola stabilmente, ostinatamente, e in maniera grave, i princìpi e i precetti, sia di
Fede, che di ordine morale, si pone fuori dalla Chiesa, interrompendo, di fatto, ogni relazione con essa. C’è, tuttavia, da precisare: Non sei tu che lo escludi, ma è la persona, lei stessa, che si esclude da sé. La Comunità, non può che constatarne e ratificarne l’esclusione! Ciò non significa, che deve venir meno l’Amore per chi si è posto fuori dalla Comunità! La sollecitudine per il recupero di ogni uomo, è prorogativa di ogni Cristiano, sull’esempio di Gesù, che è venuto per i malati, i peccatori, e per il recupero di chi si è allontanato (Parabola del , “Padre Misericordioso ” , docet – Lc 15, 20). Quant’anche la Correzione fraterna dovesse fallire, la Speranza non deve, mai, venir meno, che il peccatore, cioè, un giorno possa ravvedersi e tornare alla Comunione con Dio e con i fratelli, sentendosi sempre accolto ed amato! Infine, Gesù, si riferisce ad un altro frutto della Carità, che deve regnare in ogni Comunità: La Preghiera unanime e concorde: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (v 20). Certo, la Preghiera personale è importante, anzi indispensabile, ma quando preghiamo tutti insieme, non soltanto “spingiamo” Dio a concederci ciò che chiediamo, ma inoltre Lui assicura la sua Presenza in mezzo a noi, quale dono incomparabile, affinché conceda il sospirato ritorno del fratello o della sorella, che si esclude. Abbiamo compreso, che tutto l’insegnamento del brano Evangelico di oggi, fa perno sul verbo “Perdonare”. Quanti conflitti, tensioni, rancori, si accumulano, anche oggi, nelle nostre Comunità Ecclesiali: Opinioni diverse, offese, provocazioni, che rendono difficile la riconciliazione! Certo, “Perdonare” non è facile. Certi “magoni” continuano a martellarci il cuore, per anni! Infatti, sono in tanti a dire: “Io perdono, ma non dimentico!”
Oh, se pensassimo un po’, a quante volte Dio ci perdona, e “dimentica” i nostri peccati, anzi: “se li getta alle spalle” (Is 38, 17). Ebbene, forse solo allora, comprenderemo quanto sia bello ed auspicabile, che nelle nostre Comunità, regni sempre la Pace, il Perdono, e l’Amore. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa Domenica.
Don Michele Romano
