
L’IMPORTANZA DELLA “CORREZIONE FRATERNA!”
Nel brano Evangelico di oggi (Mt 18, 15-20), Gesù ci delinea il metodo della correzione fraterna, e il fondamento della vita comunitaria. Il Testo di Matteo, che in tanti definiscono: il “Discorso Ecclesiale”, insegna ad affrontare i conflitti, con gradualità e discrezione, per il recupero dei fratelli in crisi: Probabilmente era una norma in uso nella sua Chiesa, e comprende un itinerario di 3 tappe, per gestire il peccato o l’offesa, all’interno della Comunità, da vivere sempre con grande Carità, evitando pettegolezzi e rancori:
1)- IL COLLOQUIO PRIVATO: Quando un fratello sbaglia verso di noi, l’approccio di recupero deve essere inizialmente, sempre “a tu per tu” (v 15). Questo, non solo a tutela della sua dignità, ma soprattutto diventa premessa per “guadagnare il fratello”. Questa modalità di “correzione fraterna”, pertanto, (Non il “giudizio”, ma quale servizio amorevole alla Verità!), è anche utile per il bene reciproco: Per il fratello che la riceve, e anche per il bene di chi la esercita: “Non odierai il tuo fratello nel tuo cuore, ma correggerai apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato contro di lui” (Lv 19, 17).
2)- L’INTERVENTO DI TESTIMONI: Se il dialogo privato fallisce, è bene ricorrere alla norma di Dt 19, 15 che prevede la presenza di 2 o più testimoni, non per condannare, ma per favorire la mediazione, con queste persone di fiducia, al fine di accertare la verità e capacitare il colpevole, della gravità della sua situazione! 3)- IL COINVOLGIMENTO DELLA COMUNITÀ: Quando l’ostinazione dovesse persistere, allora ci si appella all’intera Comunità, la Chiesa (v 17a). Ma se il fratello dovesse rifiutare anche l’ascolto della Comunità, verrà equiparato al “pagano e al pubblicano” (v 17b). Ovvero per lui (anche se ciò, è da considerare sempre
“Extrema ratio”), per lui, purtroppo, scatta la “scomunica”, perché queste due categorie di persone, notoriamente non erano ammesse a far parte della Comunità Giudaica. Inoltre, Gesù, attribuisce alla Comunità Cristiana, il potere di “legare e sciogliere”, che aveva già conferito a Pietro! Questo potere di “legare e sciogliere”, è soprattutto la capacità di saper prendere decisioni su questa terra, in spirito di coerenza con il Vangelo, che sicuramente, poi, vengono convalidate anche dal cielo. E riguardano soprattutto: il perdono, la misericordia, la pazienza, l’attenzione nei confronti di chi sbaglia, per “guadagnarli” al Regno di Dio. Del resto, è quanto ha sempre fatto Gesù, in nostro favore, accogliendo sempre i “piccoli e gli ultimi. I versetti 19 e 20, ci parlano (non a caso!), della Preghiera “in comune”. Come al versetto 16, venivano chiamati in causa “Due Testimoni”, senza meglio specificare cosa dovessero fare, qui, ora, viene indicato loro cosa devono fare: “Accordarsi” per domandare a Dio, nella Preghiera, di risolvere un “affare” (“Pragma”), cioè: Una controversia all’interno della Comunità. E qui capiamo, che si tratta dell’affare precedente!
E quando c’è questa “unità”, è come se il Signore stesso, fosse presente: “Lì sono io in mezzo a loro” (v 20b), e giudicasse in mezzo alla Comunità. L’Evangelista, in tal modo, sembra suggerirci che prima di giungere a soluzioni estreme (Pagano – Pubblicano – Scomunicato!) non occorre solo aver tentato ogni via possibile per recuperare il fratello che sbaglia, ma bisogna soprattutto aver pregato a lungo ed “insieme”, perché alla fine, sarà solo la potenza della Preghiera comune, a garantirci la piena Comunione tra di noi e con il Signore. E sarà, poi, questa “Comunione”, che successivamente, diventerà “Comunicazione”, ovvero: sostegno recipro, capace di creare gli istimi di collegamento tra di noi, perché nessuno di noi è un’Isola, staccata da tutti. Per questo, confidiamo, che alla fine, solo la Preghiera, ci renderà “Arcipelago!”. Di contro, il diavolo, che è “divisore”, porta a isolarci dagli altri, e pur vivendo nel secolo della rivoluzione digitale (Vedi: Smartphone, network, chat, Instagram, Videogames, ecc., con tutti questi mezzi social, che ci illudono di essere sempre in contatto con gli altri, in verità rischiamo di vivere da “isolati”, nel chiuso delle nostre Case e della nostra stessa Vita. Invece, il nostro fattivo impegno Cristiano, ci renderà sensibili alla sorte di ogni fratello, secondo il Comandamento dell’Amore, compendio di tutta la Legge (Dalla “Colletta Domenicale!). Auguro a tutti di cuore, di poter vivere una serena e Santa giornata. Don Michele Romano
