Commento al Vangelo di oggi

CHI RIMANE UNITO A CRISTO, PORTA MOLTO FRUTTO !

Nel brano Evangelico di oggi (Gv 15, 1-8), Gesù usa la similitudine della “Vite e dei Tralci”, per farci comprendere che l’Unione Vitale con Lui, è condizione indispensabile, per “portare frutto”. In questa Paràbola, il Padre è il “Vignaiolo”, che si prende cura di noi (Sua “Vigna”), potandoci e purificandoci con la sua Parola. Un Dio meraviglioso, il nostro, un Padre Vignaiolo che si fa “Contadino”, che ci circonda di tante cure ed attenzioni. Notiamo, tuttavia, come non impugni lo “Scettro”, ma la Zappa; Non siede su un “Trono”, ma sul muretto della Vigna, e poi, nella sua infinita Sapienza, ogni Tralcio che porta frutto (e Lui ci conosce bene, ed ha fiducia nelle nostre “potenzialità!”), lo “Pota, perché porti più frutti” (v 2). La Potatura, spesso tanto necessaria nella Vigna, proprio come “il fuoco per purificare l’oro”, sul momento, provoca con una grande sofferenza, tant’è che lo stesso Tralcio “piange”, e le sue lacrime sono proprio quelle gocce di linfa che fuoriescono dopo il taglio, ma Dio sa che tutto questo, è un “Dono” per la Vite. Il vero obiettivo di Dio, infatti, è togliere il “superfluo” nella nostra vita, per darci, così, più forza, eliminando il “vecchio”, per far fiorire quanto di più bello e promettente, pulsa in ognuno di noi. Gesù è la “Vite vera”, e noi siamo i “Tralci”. Da soli, non possiamo produrre nulla di buono, ma se rimaniamo “Uniti a Lui”, attraverso la “linfa” dello Spirito Santo, la nostra vita diventerà feconda di “Frutti Spirituali”. D’altronde, è commovente pensare anche, alla gran umiltà di Dio. È vero, noi tutti abbiamo bisogno di Dio (Lui è la Vite), ma anche Dio (E pensare che Lui è il Signore, Padre e Creatore di tutto!), ebbene, anche Dio, ha bisogno di noi (Che siamo i “Tralci”), per portare Frutti. Tuttavia, occorre sempre restare “innestati” a Cristo, diversamente, saremo Tralci secchi e inutili: “Chi non rimane in me viene gettato via…, poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano…” (v 6). Se invece rimaniamo “uniti a Lui”, la Linfa del nostro Amore, raggiungerà anche i nostri fratelli (Tralci della stessa Vite!). Ed è questo che dà gloria al Padre: “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventate miei discepoli” (v 8). La Parabola, notiamo, inizia con una solenne affermazione di Gesù: “Io Sono”, che ci richiama il Nome di Dio nella Bibbia: “Iawhèh”. Nondimeno, riflettiamo, come in questa Parabola, ci siano due verbi: “Portare frutto” e “Rimanere”, che si ripetono con molta frequenza. Tra di loro, tuttavia, sono interdipendenti, ovvero: Solo “rimanendo”, è possibile “portare frutto”. Gesù, poi, aggiunge al verbo “rimanere”, la particella “in me” (v 7a). A questo punto, Mi, e Ci, chiediamo: Noi siamo “In”, cioè, “dentro” questa Relazione d’intimità col Signore, o ne siamo “al di fuori”, vivendo nella superficialità, e quindi lontani da un rapporto di relazione autentica con Lui? Nella mia giornata, faccio spazio all’ascolto della sua Parola? So rapportarmi con Lui, con una Preghiera vera e sincera? Se il Signore ci dice: “Io sono”, non è certo per umiliarci, ma è per dire ad ognuno di noi: “Guarda che: Anche “Tu sei” per me: “Sei” il mio Capolavoro nel Creato!; “Sei” quel Tralcio che nutro, con la linfa della mia Parola e dell’Eucarestia!; In fondo, “Tu Sei” la Persona, per cui ho dato la mia vita, per la tua Salvezza. Ora aspetto da Te, che tu “porti frutti in ogni opera buona” (Col 1, 10). Pertanto, non deludiamo, ancora una volta, (Come fu per Israele!), le aspettative di Dio: “Aspettò che producesse uva, essa produsse, invece, acini acerbi” (Is 5, 2b), ma consentiamo a Gesù di “abitare in noi”, per portare quei “Frutti”, che ci saranno tanto necessari, per la Vita Eterna. Auguro sempre a tutti, di cuore, una serena e Santa giornata.

Don Michele Romano

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