
“SONO VENUTO A PORTARE NON PACE, MA SPADA”!
Il brano Evangelico di oggi (Mt 10, 34-11,1), rappresenta uno dei passaggi più radicali e sconvolgenti all’interno dei Vangeli: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada” (v 34). Gesù non vuole una pace “statica”, ma una “spada” che simbolleggia la netta separazione, che la scelta di Cristo provoca, tra chi accetta la Buona Novella e chi la rifiuta. Apparentemente, nel dire di Gesù, sembrano esserci delle contraddizioni, secondo la nostra logica, che quasi potremmo definire “assurdità umane”. Infatti, Lui richiede una sequela assoluta, che scuote i nostri paradigmi umani, ponendo la
Fede in Lui, al di sopra di ogni affetto familiare: “Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me” (v 37), e nondimeno viene proclamata l’accoglienza della Croce, come condizione necessaria per avere pienezza di vita. Con queste parole, Gesù, ci invita a recuperare il Primato di Dio nella nostra vita; ma questo non significa, certo, odiare la Famiglia, o gli affetti più cari, ma evitare, che qualsiasi affetto umano, diventi un idolo o un ostacolo alla sequela. Certo, abbracciare la Croce, è duro. Come del resto, accettare la sofferenza, il rifiuto o l’incomprensione, che derivano dal vivere secondo la logica del Vangelo. Spesso occorre anche “tagliare”, con tante cose del nostro passato, che finiscono per bloccare la nostra “crescita spirituale”. Dobbiamo imparare a considerare tutto “Mezzo” (San Paolo, arriva a considerare tutto “spazzatura”, rispetto a Cristo (Fil 3, 8), perché il “Fine”,
è solo Dio, la “scelta”, che ci garantirà la pienezza di vita. Sta quì, il “paradosso” della nostra vita: “Chi cerca di salvare egoisticamente se stesso e le proprie sicurezze terrene, in realtà le perde; Chi invece si dona totalmente a Cristo, ritrova il senso autentico e profondo della sua esistenza (v 39). Sarà in questa prospettiva, che ci apriremo alla logica dell’accoglienza, dando inizio alla Missione: “Chi accoglie voi, accoglie me…” (v 40a), perché Gesù si identifica pienamente con i suoi discepoli. Riconoscere e accogliere i messaggi del Vangelo, significa accogliere direttamente il Figlio e il Padre (v 40b). Tuttavia, anche il più piccolo gesto di bene – come offrire un bicchiere d’acqua fresca a un discepolo, meriterà la ricompensa di Dio. Davvero interessante la precisazione di Gesù, al versetto 42: Non basta dare un “bicchiere d’acqua” a chi ha sete, occorre invece donare “l’acqua fresca”, cioè quella che ognuno tiene cara per sé, come a dire: Saper dare ciò che ci costa, saper condividere quanto di più prezioso abbiamo, questo “feconda” la nostra Fede, rendendola degna della futura “ricompensa
divina”. Conclusi, così, i discorsi missionari, nel versetto iniziale del capitolo 11, Gesù si mette in cammino “per insegnare e predicare nelle loro città” (v 11). Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.
don Michele Romano
