Commento al Vangelo di oggi

“MA VOI, CHI DITE CHE IO SIA”?

Oggi, nella Solennità dei SS. Pietro e Paolo- Apostoli di Cristo- viene proclamata questa Perìcope (Mt 16, 13-19), che – unica nel Nuovo Testamento – sottolinea esplicitamente il “Primato” di Pietro: “E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa…”(v 18a). Nella beatitudine destinata a Simone, il nome è mutato in Pietro: “Beato tu Simone, figlio di Giona…” (v 17a), anche perché in aramaico, per Pietro-pietra, si usava un unico termine: “Kefa”. Notiamo anche, come Gesù, usi solo qui – dicevamo – il termine “Chiesa” (“Ecclesìa”- e in Mt 18, 17). L’episodio, inoltre, è ambientato a Cesarèa di Filippo, Città del nord della Galilea, ai piedi del monte Ermon, dedicata dal Tetrarca Erode Filippo, in onore di Cesare Augusto, che la costruì nell’Anno 2 a.C., e rappresenta un po’ lo “spartiacque” del Vangelo secondo Matteo, dove Gesù pone la domanda fondamentale, sulla quale si decide il destino di ogni uomo: “Ma voi, chi dite che io sia?” (v 15). A Gesù, infatti, non interessava tanto, conoscere l’opinione della gente, non era a caccia di popolarità: “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?” (v 13b). Da buon Pedagògo, Gesù sta preparando il terreno, “l’animus” dei discepoli, perché possano accogliere quella domanda, che a Lui stava più a cuore. E dalle risposte che si accavallano: “Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti” (v 14), Gesù passa, ora, a chiedere l’adesione personale, e c’è quel “Ma”, che introduce il versetto 15, che – come dire – fa da “muro di separazione” tra: le opinioni altrui, e la risposta personale, che Gesù – ancora oggi – si aspetta da ciascuno di noi. Lui aveva bisogno di “tastare il polso” della loro relazione, perciò chiede ai Discepoli, di essere “riconosciuto”, perché il vero rischio, era quello sì, di “conoscersi soltanto”: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza…” (Lc 13, 26), ma col rischio di non “riconoscerlo”, senza entrare, così, in una vera intimità – come asserisce don Franco Mastrolonardo – come un innamorato con la sua fidanzata. Ecco allora lo stupore e lo sgomento, di fronte alla domanda diretta di Gesù. Ma il solito Pietro, guidato non da “carne e sangue” (ovvero, da capacità umane), ma dal Padre celeste, intervenne, riconoscendo in Gesù, il Messia atteso (il Cristo) e il Figlio di Dio: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (v 16). Gesù, in risposta, gli dirà: “Su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa”(v 18b). Un’immagine, per indicare l’amministrazione a pieni poteri delegati, per l’ammissione nel Regno di Dio, come preannunciato dal Profeta Isaia, per la casa di Davide: “Se egli apre nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire” (Is 22, 22). La coppia dei Verbi, che caratterizzano la Missione del “Primato”: “Legare” e “Sciogliere”, vuole sottolineare il potere di Giudizio e di Perdono, affidato a Pietro e alla Chiesa, per rendere sempre più visibile ed efficace nel mondo, il Ministero della Riconciliazione con Dio. Il termine “Chiesa”, che specificatamente – dicevamo – troviamo solo qui, usato da Gesù, traduce l’ebraico “Qahàl”, che indica l’Assemblea Religiosa della comunità di Yhawèh. La Traduzione Greca dei Settanta (LXX), usa anche il termine “Synagoghè”
(da cui “Sinagòga”). Ma al tempo di Gesù, “Ekklesìa” e “Synagoghè”, erano sinonimi, solo più tardi, i due termini, designarono realtà diverse. Fu così che i Cristiani allora, adottarono il primo termine: “Ekklesìa” (“Assemblea”), lasciando il secondo al Giudaismo. Il Testo Evangelico di oggi, unitamente alla risposta che Pietro, darà a Gesù, ci invita a passare da una mera conoscenza – “per sentito dire”- di Gesù, ad un incontro personale ed intimo con Lui, che sia capace di trasformare la nostra vita, “riconoscendolo” come nostro Maestro e Signore. Auguri, pertanto, di cuore, a tutti voi che portate i bellissimi Nomi di: Pietro e Paolo: Che possiate sempre ricevere dalla loro Intercessione, ogni Benedizione e Protezione. A tutti giunga, inoltre, l’Augurio di una serena e Santa Festività.

don Michele Romano

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