Commento al Vangelo di oggi

“CHI ACCOGLIE VOI, ACCOGLIE ME”!

La Perìcope Evangelica di questa XIII Domenica del T.O. (Anno A), chiude il “Discorso Missionario” di Gesù, mettendo in evidenza, alcuni punti chiave:
La radicale priorità dell’Amore per Lui, rispetto agli affetti familiari;
Il coraggio di portare la propria croce, accettandone le conseguenze della sequela, che può comportare
incomprensioni e separazioni; Ed infine, il valore della “condivisione”, dove nel testo, per ben sei volte, risuona il verbo “accogliere”, quale segno del frutto positivo, che la Missione può apportare. Tuttavia, precisiamo subito, che Gesù, non ci chiede di non amare i nostri Familiari, ma di non anteporli a Lui, perché quando nella nostra vita, mettiamo Lui al centro, evitiamo il rischio di assolutizzare le relazioni umane, purificando, in tal modo, anche la nostra stessa capacità di amare! Riguardo all’accoglienza, poi, i discepoli vengono definiti con tre termini suggestivi: Profeti, giusti e piccoli. I primi due, sono attinti dall’Antico Testamento (2Re 4, 8-11.14-16a): La donna Sunammìta, che da sterile, riceve in dono un figlio, tanto desiderato, per aver accolto il Profeta Elisèo. Il terzo, è tipico di Matteo, che nei “Piccoli”, vuole sottolineare la semplicità, la fiducia, e la povertà dei testimoni del Vangelo, dove anche un semplice gesto di accoglienza, come offrire un bicchiere di acqua “fresca”, non rimarrà senza ricompensa. Gesù, tuttavia, ci tiene a precisare, pur in una regione scarsa d’acqua, come la Palestina, che occorre dare un bicchiere di acqua “fresca”, perché in genere, tutti offrivano all’ospite, l’acqua a temperatura ambiente, mentre quella “fresca”, ognuno la riservava per sé, con grande cura, custodendola in maniera particolare! È proprio quella, a cui fa riferimento Gesù: È quando doniamo con gioia una cosa che ci costa, è allora che aumenta la nostra ricompensa! Al versetto 38, poi, Gesù precisa ancora: “Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me”! Qual è il significato profondo di questa immagine: “Prendere la propria croce?” In un testo del Profeta Ezechiele, sulla fronte dei veri credenti, veniva segnato un “Tau”: “Il Signore disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e segna un “tau” sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono…; Ammazzate tutti…, ma non toccate però chi abbia il “tau” in fronte” (Ez 9, 4.6b). Il “Tau”, è una lettera dell’Alfabeto Ebraico (Era la ventiduesima e ultima Lettera della maggior parte degli Alfabeti Semitici), che anticamente aveva la forma di croce, per simboleggiare la loro appartenenza a Dio. Un particolare “Simbolo”, scelto, poi, anche da San Francesco d’Assisi, quale segno e sigillo personale, perché gli rappresentava la forma della Croce di Cristo, simboleggiando, nel suo significato biblico, la Salvezza (il “Tau”= Segno dei Salvati). Gesù conclude il discorso (quasi a voler dare, una consegna, del “manuale” del vero Missionario!), con alcune espressioni, riferite all’accoglienza dei suoi inviati, che devono essere sempre accolti e aiutati da tutti noi Credenti, con venerazione e fraterna solidarietà: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”(v 40). Mi piace concludere, pensando che Dio ha dato “tutto” per noi, ma noi, mi chiedo, siamo capaci di ricambiare il suo Amore, fosse anche, con l’offrire un semplice bicchiere d’acqua “fresca” che, se dato con gioia ad un Fratello, che si trova nel bisogno e ci chiede da bere, può diventare: Il vero “Compendio”, di tutto il Vangelo? Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa Domenica.

don Michele Romano

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