
“SIGNORE, SE VUOI, PUOI PURIFICARMI”!
Il brano del Vangelo di oggi (Mt 8, 1-4), ci presenta un incontro straordinario: un Lebbroso, che sfidando ogni pregiudizio culturale e religioso, lcondannato a non potersi più relazionare con nessuno, perché considerato non solo “Malato” nel corpo, ma ancor più, considerato “Impuro” e
“Maledetto”, ma lui, contravvenendo ad ogni stereòtipo di “Religione Mortificante”, raccoglie tutto il suo coraggio, rischiando di brutto (anche l’essere preso “a pietrate”), ed osa avvicinarsi a Gesù. La sua Fede in Lui, lo
porta a inginocchiarsi, e con la delicatezza che lo contraddistingue, chiede, con disermante tenerezza: “Signore, se vuoi, puoi purificarmi” (v 2b), chiedendo, in tal modo, non solo la “guarigione” fisica, ma anche (e soprattutto), la “Purificazione”
interiore.
Di fronte a questa Fede, così audace, del Lebbroso, Gesù, mostra il suo Amore concreto. Subito dopo il Sermone della Montagna, ha modo di evidenziare il suo passaggio, dalle Parole, ai Fatti. Gesù, Testimone della Misericordia di Dio, non ha alcuna paura di “toccarlo”, non si tira indietro, non teme di “sporcarsi le mani”, non ha paura del contagio o dell’impurità rituale, dimostrando, così, che il suo Amore, va oltre la Legge, che la sua Santità comunica Vita, non Impurità. Pertanto, lo accoglie, tendendogli la mano, e gli dice: “Lo voglio, sii purificato” (v 3). In tal modo, gli dà, non solo la “Guarigione fisica” ma anche (e soprattutto) la “Purificazione morale”, restituendogli l’Inclusione Religiosa e Sociale, nel piano recupero della sua Dignità. Il Lebbroso, se guardiamo bene, nel Vangelo di oggi, non ha né un volto, né un nome, e così diventa “Icòna” di ogni uomo, che a causa della sua “Impurità” (E la Lebbra ne era la massima espressione), vive una condizione di esclusione e di marginalità, aggravata dall’indifferenza di tanti, che pure si dicono Cristiani, ma che pur di preservare la loro vita, lasciano che altri muoiano, nella solitudine e nella disperazione. Ma chi di noi, con onestà, può dire di non essere, in qualche modo “Lebbroso?”. Siamo tutti intrisi di peccati, che non infettano solo la pelle del Corpo, ma ancor di più, contaminano la purezza dell’Anima. Notiamo, anche, come dopo la guarigione, Gesù (che non ama i protagonismi), dice al Lebbroso guarito: “Guardati bene dal dirlo a qualcuno…”(v 4a), ma, invece, gli dice di presentarsi al Sacerdote, secondo la Legge di Mosè (Lv 14, 2-3). Un gesto, che sarà di Testimonianza alle Autorità Religiose, per far comprendere loro, che il Messia è arrivato, e per essere definitivamente riammesso nella società religiosa e civile. Imitiamo in questo Gesù, abbattiamo anche noi, ogni muro e ogni paura! Chiediamogli la forza, di farci “prossimo” di chi soffre e vive ogni situazione di emarginazione, perché solo così, alla fine, anche noi, potremo essere “purificati” nel Corpo e nello Spirito. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.
don Michele Romano
