Commento al Vangelo di oggi

LA ” DISPUTA” DI GESÙ, CON I DOTTORI DEL TEMPIO.

L’accaduto narrato nel Vangelo di oggi (Lc 2, 41-51), in cui facciamo anche Memoria del Cuore Immacolato di Maria, ci insegna che le grandi opere di Dio, passano attraverso una “quotidianità” di gesti semplici, spesso caratterizzati da eventi misteriosi, e carichi di sofferenza, ma sempre, tuttavia, riscattati dall’Amore. Tutto Dio, ha fatto sempre e solo, con Sapienza e Amore. Ecco perché, l’umile casetta di Nàzareth, emana sempre una grande luce, quasi ci invoglia ad intraprendere un vero “pellegrinaggio spirituale”, per incontrare e conoscere una Famiglia così speciale: Un figlio, Gesù: concepito per opere dello Spirito Santo; una Madre, Vergine Immacolata, ma anche Madre del “Verbo”; Giuseppe, uomo Giusto, chiamato ad essere Sposo, senza essere Marito. Ma quanti travagli, prove, e persecuzioni hanno caratterizzato la loro esperienza terrena. Certo, non dissimili da quelli che sono chiamati a vivere, anche le nostre normali famiglie. L’angoscia di Giuseppe e Maria, per lo “smarrimento” di Gesù, rivela tutta la loro sollecitudine di Genitori ed Educatori, per ritrovare Gesù, dopo i tre interminabili giorni di ricerca (“Preludio della sua Morte e Risurrezione). Ma Gesù, subito dopo: “Scese dunque con loro e venne a Nàzareth, e stava loro sottomesso” (v 51a). Ecco la “Missione educativa”, che Dio ha dato ad ogni Famiglia.
I Genitori Cristiani, devono avere un Modello: Cristo, che nella casa di Nàzareth, ha imparato con naturalezza le virtù, che Giuseppe e Maria esercitavano costantemente: Lo spirito di servizio a Dio e all’umanità. Tuttavia, lo scopo dell’Evangelista Luca, è piuttosto quello di mostrare il nucleo centrale della scena, con Gesù protagonista: “Seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava” (v 46). Questo dato emblematico, che dichiara ormai “adulto” Gesù, a soli 12 anni (Anche se la maturità religiosa, di ogni giovane Ebreo, era fissata a tredici anni, e che li abilitava a leggere la Toràh, nella Sinagòga), lo constatiamo dalla risposta che darà a sua Madre, dopo che gli aveva trasmesso tutta la preoccupazione e l’ansia, che Lei e Giuseppe avevano vissuto: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, angosciati ti cercavamo” (v 48). Ma Gesù, giunto ormai alla sua “maturità ufficiale”, inizia a vivere la sua Missione di Santo (“kadòsh” = Separato, dalla logica del mondo!), svela la sua realtà di Maestro e di Figlio di Dio: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (v 49). Con questo, Gesù, non ha inteso dimostrare autosufficienza o disprezzo dei rapporti affettivi con la Famiglia, ma ha voluto rimarcare solo, l’Unicità del suo rapporto con Dio, ed il legame profondo col Padre, che da ora in avanti, diventerà il Principio- Guida, di tutte le sue scelte. Oggi Gesù, con Giuseppe e Maria, “ha perso la Carovana (La “Shirochìa=Camminare insieme), ovvero: Lui ormai, non segue più il cammino degli uomini, ormai, deve solo interessarsi delle cose del Padre suo. Vive così, la sua prima Pasqua, il suo “primo Passaggio”, nel fare la volontà di Dio, creando stupore ed incredulità tra i Dottori del
Tempio, e negli stessi
Genitori. Questo ci insegna che, se anche nella nostra vita, non sempre riusciamo, come Maria, a comprendere la volontà di Dio: “Ma essi non compresero, ciò che aveva detto loro” (v 50). Come Maria, nostra Madre e Modello, anche noi siamo chiamati a saper “leggere” la vita, secondo il Progetto che Dio ha su ciascuno di noi, cercando di saper sempre interpretare i tanti “segni” che sostengono la nostra Fede in Lui, fosse anche nei giorni più difficili, o apparentemente senza senso! Auguri, oggi, nella ricorrenza della Festa di Sant’Antonio di Padova, a voi tutti, che in modo particolare, ne portate il Bel Nome. Che per tutti possa essere una serena e Santa giornata.

don Michele Romano

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