
“BEATI” TUTTI,
SPECIALMENTE QUELLI “IN SPIRITO”!
Il brano Evangelico di oggi (Mt 5, 1-12), ci presenta l’inizio del Discorso della Montagna, proclamandoci le “Beatitudini”, come il “Cuore” del messaggio di Gesù, e quale, anche, “Carta di identità” di ogni suo discepolo. Gesù è presentato come il nuovo Mosè, che da buon Maestro, “salì sul monte e si pose a sedere” (v1a), insegnando a tutti (discepoli e folla!), con autorità. E come nell’Antico Testamento, la Legge di Mosè, venne codificata in 5 Libri: Il Pentatèuco (Gènesi, Èsodo, Numeri, Levìtico e Deuteronòmio),così L’Evangelista Matteo, imitando questo modello, presenta la “Nuova Legge” di Gesù, in 5 grandi “Discorsi”, sparsi nel suo Vangelo: A)- Il Discorso della Montagna (Mt 5,1-7,29); B)- Il Discorso della Missione (Mt 10, 1-42); C)- Il Discorso delle Parabole (Mt 13, 1-52); D)- Il Discorso della Comunità (Mt 18, 1-35); E)- Il Discorso del futuro del Regno (Mt 24, 1-25,46). Oggi Gesù, tuttavia, non comincia il suo insegnamento con un comando o una istruzione, ma con una parola che indica una condizione di gioia profonda: “BEATI”
(“Makàrios”), che risuona ben 9 volte, volendo assicurare a tutti, quella agognata “felicità”, che alberga nel cuore di ogni uomo! Proclamando queste “Beatitudini”, Gesù, non solo ci delinea il ritratto di sé stesso, e su tale base, anche la fisionomia del discepolo, ma intende prioritariamente, offrirci un chiaro messaggio su Dio: La vera felicità, per Gesù, si trova nel rapporto col Padre, nella comunione con Lui. È Lui, e soltanto Lui, che ci rende Felici: Consolerà, sazierà, userà misericordia, ecc.! Tuttavia, la “vera felicità”, insegna Gesù, non deriva dalla ricchezza o dal potere, ma dalla fede, dall’umiltà, e dalla piena comunione con Dio, in tutte le situazioni della nostra vita, anche in quelle più sfavorevoli. La Beatitudine più “grande”, rimane sempre la prima: “Beati i poveri in spirito, perché di essi, è il regno dei cieli” (v 3a), che fa da fondamento a tutte le altre. La “Povertà in spirito”, è la povertà radicale e totale. È quella suprema Beatitudine, che tra l’altro è espressa col verbo “è” al presente (Insieme all’ottava), non al futuro, come tutte le altre, che dobbiamo, cioè, sempre più sperimentare ogni giorno nella nostra vita. Dire “Poveri in spirito”, vuol dire che nessuna “ricchezza” può togliere ed eliminare. Vediamo ora, come si concilia, dunque, questo legame profondo tra: “Povertà in spirito” e “Beatitudine!” Ecco: Solo con la Fede. Perché il Dono della Fede, è il Dono del Signore, fatto alla nostra “povertà”. Dio ci ama nella nostra povertà! Il contrario della “Povertà in spirito”, è l’orgoglio ed il senso di autosufficienza! Il vero “Povero in spirito”, non ha niente da difendere in questo mondo, perché sa di appartenere al Padre celeste, al quale tutto appartiene! Quando il Regno di Dio, diviene l’oggetto del nostro desiderio, allora “tutto il resto ci sarà dato in sovrappiù!” (Mt 6, 33). Tutte le “Beatitudini, infatti, capovolgono i valori di questo mondo, indicando che la Gioia e la Santità, sono da riscoprire nel nostro stesso quotidiano, scegliendo sempre: La Povertà, la mitenza, e la misericordia, sul modello di Gesù. Il Signore, pertanto, doni a tutti noi, la vera Gioia, della Povertà Evangelica. Serena e santa giornata, a voi tutti.
don Michele Romano
