Commento al Vangelo di oggi

TU SIGNORE, SEI LA NOSTRA LUCE !

Il Vangelo di stamane (Mc 10, 46-52), ci descrive la scena dell’ultimo Miracolo, compiuto da Gesù sulla terra (Fatta eccezione per Mt 21, 14 e Lc 22, 22). Gesù sta percorrendo gli ultimi km, che da Gerico lo porteranno a Gerusalemme, e lungo la strada, nonostante venga menzionata una grande folla che lo segue (v 46a), Lui si sofferma ad accogliere il “grido”, sempre più disperato, di un povero cieco, seduto lungo la via a mendicare. Gesù polarizza così il suo sguardo misericordioso, unicamente su di lui. Gli richiede quanto è necessario al Miracolo – la Fede: “Che cosa vuoi che io faccia per te?” (v 51a). E il cieco: Rabbunì, che io veda di nuovo” (v 51b). Così il cieco, riacquista la vista. Da notare, tuttavia, che appena Gesù lo chiama, egli – dice il Testo- “gettato via il suo mantello…(v 50a), ovvero ogni “sicurezza”…! Infatti il “mantello”, per un povero di allora, era tutto: Vestito, coperta, elemento di dignità! “Balzò in piedi” (v 50b), in greco: “Egheìro”= Alzare, Risorgere. “E venne da Gesù”: Và, la tua fede ti ha salvato” (v 52a). La guarigione del cieco, messa proprio in prossimità della Passione, sembra avere un grande significato simbolico! È un po’ come dire, a noi tutti oggi: “Ogni buon discepolo di Gesù (come fece il cieco guarito, che “prese a seguirlo lungo la strada”-v 52b), deve saper chiedere la guarigione, dalla propria “cecità spirituale”, per poter aprire gli occhi, ed ottenere quella “luce” necessaria, per comprendere ed accogliere quello che sarà poi, lo “Scandalo della Croce”. Leggiamo questo Miracolo di Gesù, come una vera e propria “Catechesi sulla Fede”, perché sarà l’unica richiesta, che Gesù rivolgerà al cieco, senza che questa volta lo “tocchi”, cosa che farà per due volte, con il cieco di Betsàida (Mc 8, 22-26). Occorre dunque, la Fede, per affrontare la strada della Croce, una strada che tutti, pur conoscendola, rifuggono e rifiutano: Vedi i suoi contemporanei, i suoi stessi discepoli, e quindi oggi, anche noi. Bartimèo, che dopo il dono della guarigione, si incammina sulla strada di Gesù, diventa in tal modo, per tutti noi, un modello comportamentale da imitare. Già nel suo nome Bartimèo, cogliamo una valenza, di chiara matrice “universalistica”. Infatti, il suo nome, è per metà aramaico (“Bar”, che significa Figlio), e per metà greco: “Timeo”. Così spiega, l’esegeta Bas Van Iersel: “La figura di questo greco travestito da mendicante cieco, equiparrebbe a dire che la cultura greca, cerca un contatto con l’ebreo Gesù”. È come narrare, in modo plastico, attraverso questo Miracolo, l’incontro tra il Cristianesimo e le altre Culture, in particolare quella pagana! Quello di Marco, infatti, sappiamo essere il Vangelo, portato al cuore del paganesimo – a Roma! Mi avvio a concludere, pensando che quel povero cieco, accovacciato ai bordi della strada, tra Gerico e Gerusalemme, scartato e zittito da tutti, sia metàfora di ogni uomo e donna, che ancora oggi, in questo momento caratterizzato da tanta “Povertà” (leggi anche “Cecità”), attende una Parola di Salvezza, una “Luce” di speranza, per trovare poi la forza, di accogliere con serenità, la propria Croce. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.

don Michele Romano

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