Commento al Vangelo di oggi

LA “PREGHIERA SACERDOTALE” DI GESÙ.

La Perìcope Evangelica di oggi (Gv 17, 1-11a) apre, quella, che è meglio conosciuta, come: la “Preghiera Sacerdotale” di Gesù, come dire il suo solenne “Testamento Spirituale”, prima della sua Passione. Una Preghiera, detta anche “Sacerdotale” perché in essa Gesù, si presenta in atteggiamento di “Sacerdote”, ad intercedere per i suoi, nel momento in cui sta per lasciarli soli nel mondo. Egli chiede al Padre, innanzitutto, di “glorificarlo”, sostenendolo nell’Ora della sofferenza, per completare la sua Missione: “Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te” (v 1b). Notiamo, anche, un particolare interessante: Gesù prega il Padre: “Alzati gli occhi al cielo” (v 1a), gesto che ci ricorda, quanto aveva fatto, ancor prima di risuscitare l’amico Lazzaro (Gv 11, 41), perché il “Cielo”, nel linguaggio degli antichi, è considerato il luogo della dimora di Dio. Dal Padre, Gesù ha ricevuto la Missione di “donare la vita eterna a tutti gli uomini, che vorranno diventare suoi discepoli” (v2). Nel versetto successivo, è proclamato in cosa consiste “la vita eterna”: “Conoscere l’unico vero Dio e colui che egli ha mandato, Gesù Cristo”. Una “conoscenza”, tuttavia, da intendere in senso biblico, quale “comunione vitale, intima, e profonda, con il Padre e il Figlio: “Essi…, sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato” (v 8b). Tuttavia, Gesù precisa, che la sua Preghiera, è per i Credenti, e non per il mondo “tenebroso”, inteso come la personificazione delle potenze occulte del male, perché esso, rifiutando volontariamente la Rilevazione del Figlio di Dio, si autoeslude dalla Vita e dalla Salvezza: “Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto” (Gv 17, 25a). Gesù, invece, prega per i suoi, perché li ama di un Amore immenso: “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine” (Gv 13, 1b) e li affida al Padre, affinché “li custodisca nel suo nome” (v 11b). L’espressione “Padre santo”, è esclusiva di questa Preghiera Sacerdotale, e indica la Trascendenza increata di Dio, la sua vera Essenza. Il nome “Santo”, riferito al Padre – ci dirà De La Potterie – è come un Tempio (“metàfora”), un luogo, nel quale Gesù, comanda che i Credenti siano custoditi. Perché, proprio nel momento di lasciare questo mondo, Gesù espone al Padre, tutta la sua preoccupazione e prega per gli Amici, che Lui si lascia dietro. Che, invero, continuano sì, la sua Missione nel mondo, ma essi non sono del mondo, sono di Gesù, sono di Dio, quali “segni”, e suoi rappresentanti su questa terra. È consolente per tutti noi, pensare che Gesù, ha pregato anche per noi, per la nostra Fede, per la nostra santità, e per la nostra unità. Pertanto, anche noi, come i discepoli suoi contemporanei,possiamo testimoniare il “Verbo fatto carne”: nella Predicazione, nella Fede della Chiesa e nella Preghiera. Sarà un meraviglioso “Riflesso”, che ci consentirà di rivivere, nel tempo e nello spazio, la permanente Unità del Padre con il Figlio! Buon Tempo Pasquale a tutti.

Don Michele Romano

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