Commento al Vangelo di oggi

IO SONO LA VITE, VOI I TRALCI.

Contestualizzando il Brano del Vangelo di oggi (Gv 15, 1-8), vediamo che Gesù nel Cenacolo, sta vivendo un clima di speciale intimità con i suoi Apostoli. Dopo aver loro “lavato i piedi”, e ripetuto ancora una volta, che deve “tornare al Padre, trasmette loro il Comandamento dell’Amore fraterno, li consola con il Dono dell’Eucarestia, e la promessa dello Spirito Santo (Gv 14, 1-3). Tuttavia, anche in questo 15° capitolo, ci stupisce sempre, con la sua grande semplicità, perché Gesù, come il suo solito, espone concetti sublimi e Verità eccelse, facendole emergere dall’umile esperienza quotidiana: Vedi: Dalla Pesca: “Vi farò pescatori di uomini” (Mc 1, 14); Dal lavoro delle casalinghe, vedi: “L’indaffarata Marta” (Lc 10, 38ss), o “la Samaritana” ad attingere acqua al pozzo (Gv 4, 1-30); Anche da situazioni spiacevoli o “incidenti”, che possono capitare a chi è in viaggio, come “la Parabola del Buon Samaritano” (Lc 10, 25-37); Fino ad arrivare ai conflitti nelle Famiglie, vedi: “La Parabola del Padre Misericordioso”(Lc 15, 11-32). Oggi, invece, li esorta, maggiormente, all’unità nella carità, con una chiara raccomandazione: “Io sono la vite, voi tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (v 5) – Di “buono” s’intende!) L’immagine della vite e dei tralci, rappresenta nel contesto biblico, la gioia e l’abbondanza: Cristo “vite”, noi “tralci”, noi e Lui la stessa realtà: Stessa pianta, stessa vite, unica radice, una sola linfa. Proprio come un figlio, che cresce “nel grembo della madre”. E poi aggiunge: “Il Padre mio, è l’agricoltore” (v 1b). Un Dio, cioè, che si prende cura di ognuno di noi.
; Che si dà da fare, attorno a me, a te, fratello, sorella, ma non con lo “Scettro”, bensì
con le Cesoie; Non lo fa, stando seduto sul suo “Trono”, ma si appoggia al muretto della mia (nostra) Vigna, e se necessario, “mi pota”, ma lo fa sempre per Amore alla “Pianta” della mia esistenza, perché vuole farmi portare, sempre più frutti “di opere buone!” In effetti, “potare”, non significa amputare, o inviare sofferenze o mali, bensì, dare più forza alla pianta, e questo, qualsiasi contadino lo sa bene: Ogni “potatura” è un “Dono” per la pianta! Certo, ad ogni taglio di pota, sul momento, la pianta soffre, e la linfa che fuoriesce dopo il taglio, ci rappresenta le sue lacrime. Così anche noi, quando il Signore ci chiede di “eliminare” tanti tralci “infruttuosi” della nostra vita, sul momento ci costa, e ne soffriamo tanto. Ma non dobbiamo scoraggiarci, anzi, forse, paradossamente, dovremmo ringraziare il Signore, per ogni sua “potatura”, perché ci ama ed in certo senso, ci “predilige”, conta su di noi, anzi, riconosce il nostro “potenziale”. Sa, cioè, che possiamo portare più frutti, e confida in noi. Importante, tuttavia, è comprendere la profondità di questo verbo: “Rimanere”, così caro all’Evangelista Giovanni: “Rimanete in me ed io in voi” (v 4a). Quasi a volerci dire: “Crescete con me, anzi, permettetemi, con la linfa della Grazia, di crescere io in voi!”: “In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto” (v 8). Che il Signore ci aiuti, a non separarci mai da Lui. Non ci accada di “morire”, come i tralci secchi, ancor prima di morire! Ci aiuti a vivere questa Comune- Unione con Lui, la Vergine Maria, Madre di tutti noi, sapendo accogliere quanto Lei ci dice: “Qualsiasi cosa (Gesù) vi dica, fatela” (Gv 2, 5). Sempre, Auguro a tutti, un buon Tempo Pasquale.

don Michele Romano

condividi su