
“NON SIA TURBATO IL VOSTRO CUORE…: CREDETE IN ME”.
Il Vangelo di questa V Domenica di Pasqua (Gv 14,1-12), inizia con delle parole davvero rassicuranti, che Gesù rivolge proprio ai suoi discepoli, consapevole che presto li avrebbe lasciati, e quindi intende rassicurarli, dicendo loro che non li lascerà mai: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” (v 1). Siamo nel contesto dell’Ultima Cena, ed il “Maestro”, che conosce bene il cuore dei suoi amici, sa che a breve, si troveranno a vivere tutta una serie di tristezze, solitudini, e paure di essere anche loro, arrestati e condannati. Ma ecco, che consegna loro le sue parole, come manifestazione delle sue ultime volontà: “Vado a prepararvi un posto (ripetuto ben 2 volte –
vv 2b-3a), nella casa del Padre (in Cielo), e promette che: “Chi crede in lui, anch’egli compirà opere ancora più grandi”, grazie all’unione profonda e intima con Lui e il Padre. Per questo dice loro: “Non siate tristi…, Io non vi lascio soli…, Quando tutto sarà pronto, tornerò di nuovo e vi porterò con me, perché dove sono io siate anche voi” (v 3b). Notiamo come Gesù dica: “Dove sono io”, non “Dove sarò io”, per farci comprendere che Egli si trova già presso il Padre, in forza della sua “Unione”, con Colui che l’ha mandato! È bello anche cogliere, come Gesù, da vero “Buon Pastore”, sa vivere le stesse emozioni delle sue “pecorelle”, condividendone le ansie e le preoccupazioni. Inoltre, notiamo, come questo “Discorso d’Addio”, diventa sempre più, un Discorso di “Arrivederci”! E due sono i Testi Biblici, che fanno da sfondo a questo Discorso di Addio. 1°)-ll discorso di Addio, pronunciato da Mosè, prima della sua morte (Dt 32, 1-34); 2°)- Il Salmo 42-43, considerato una “unità”, per la ripetizione del medesimo ritornello, che parla di turbamento e di lontananza, di desiderio di rimanere in comunione con Dio: “Perché ti rattristi anima mia, perché ti agiti in me? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio” (Sal 42, 6. 12; 45, 5). Alla domanda di Tommaso, Gesù rassicura i discepoli: “Io sono la via, la verità e la vita” (v 6a), risponde, cioè, non indicando un “percorso”, ma identificandosi con la meta stessa: Lui è la “Via” che conduce al Padre, la “Verità” che rivela Dio; è la “Vita” divina, comunicata all’uomo. Anche Filippo, chiede a Gesù, di “poter vedere il Padre” (v 8). Ma Gesù chiarisce, che Lui, è la perfetta “Rivelazione” di Dio, perché l’Unità tra il Padre e il Figlio, è totale: Le opere compiute da Gesù, non sono sue, ma del Padre che abita in Lui: “Il Padre che rimane in me, compie le sue opere!” (v 10b). La promessa, poi, che i credenti faranno “opere più grandi”, è da intendersi quale estensione della Missione di Gesù nel mondo, attraverso l’opera della Chiesa, resa possibile dal suo ritorno al Padre, e dall’invio dello Spirito Santo “che vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14, 26b). In definitiva, questo brano Evangelico, è un chiaro invito, rivolto anche a tutti noi, a saper porre la nostra Fede in Cristo Risorto, come l’unica “Via” per arrivare alla Comunione eterna con Dio. Auguro a tutti di Cuore, di poter trascorrere, una serena e santa Domenica.
don Michele Romano
