Commento al Vangelo di oggi

“VOI NON CREDETE…, NON FATE PARTE DELLE MIE PECORE”!

Il brano Evangelico di oggi (Gv 10, 22-30), presenta Gesù che”camminava
nel Tempio, sotto il portico di Salomone, in pieno inverno (nel mese di dicembre), durante la festa della Dedicazione”, (“Hanukkah”) (vv 22a-23), che ricordava la purificazione del Tempio, fatta da Giuda Maccabeo (2 Mac 4, 36.59), e Gesù si presenta come il vero Tempio da cui scaturisce la Salvezza per tutta l’umanità. Si coglie subito, che l’atmosfera tra Gesù e i Giudei, è alquanto tesa, e la stessa ambientazione: “era inverno” (v 22b), non è solo meteorologica, ma soprattutto spirituale. Sta ad indicare, cioè, la freddezza del cuore dei Giudei, incapaci di riconoscere in Gesù, il Messia. Infatti, pongono subito a Gesù, una domanda chiara e diretta: “Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente” (v 24). Ma essi cercano un Messia politico- militare, proprio nella prospettiva militare del re Davide, e non certo il buon Pastore, che dà la vita. In effetti, loro cercavano solo prove! Gesù, invece, risponde rivelando che, sono proprio le sue opere a testimoniare la sua identità divina: “Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio…, danno testimonianza di me” (v 25). Verità, che invece viene accolta dalle sue “pecore”, che con grande fede, non solo lo ascoltano, e lo riconoscono: “Chiunque è dalla parte della verità, ascolta la mia voce” (Gv 18, 37), ma lo seguono con gioia: “Le mie pecore, ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono” (v 27). È proprio questa apertura di mente e di cuore, che mancava ai Giudei. Ed ancora Gesù, notiamo che ci tiene a precisare, che “ci conosce”, proprio per rimarcare che noi, pecore del suo Gregge, non siamo semplici numeri, ma Persone che Lui conosce bene: Ci chiama per nome, e lo fa con una consolante garanzia: “Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno” (v 28a). Ed infine, Gesù, ci offre anche una sicurezza eterna, quando afferma che: “Nessuno le strapperà dalla mia mano… e dalla mano del Padre” (vv 28b-
29b), perché per ognuno di noi, offre la vita eterna, non una semplice salvezza terrena. La tensione, poi, raggiunge il culmine, quando Gesù, alla fine del brano, afferma: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (v 30), tant’è che “i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo” (Gv 10, 31). Avviandoci ora, alla conclusione di questa Riflessione sul Vangelo di oggi, Gesù ci invita a passare da una fede che va sempre alla ricerca di “segni” miracolosi, ad una Fede “matura”, basata sulla Relazione, e sull’Ascolto della sua “voce”, di Lui, nostro “buon Pastore”, fidandoci sempre della sua vicinanza e protezione, anche nelle difficoltà (v “Inverno”) della nostra vita. Auguri, e sempre avanti nella sequèla di Gesù. Buon Tempo Pasquale a tutti.

don Michele Romano

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