
“SAZIATI” DA CRISTO, OCCORRE DIVENTARE “PANE” PER GLI ALTRI.
Nel brano del Vangelo di oggi (Gv 6, 30-35), Gesù risponde a questa folla di Cafàrnao, che ancora una volta, chiede la conferma di un “segno” prodigioso”: “Quale segno tu compi…; I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto” (v 31), E Gesù lo fa, spostando la “centralità” del pane: Da quello “materiale”
(destinato al corpo, e in quanto tale, da considerarsi “pane di morte”, perché il nostro corpo è destinato alla morte!), al “Pane di Dio”, che Gesù, rivela essere, il “Pane della Vita” (Perché, destinato all’Anima, che non muore!), un “Pane” capace di saziare definitivamente la fame e la sete spirituale, non solo dei loro Padri (“I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto…”- v 31), ma di tutti i Credenti in Cristo. Di fronte a questa visione “materialistica” della fede, da parte dei Giudei, Gesù ne corregge l’interpretazione, precisando: “Non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero” (v 32), che fa capire Gesù: “Sono Io”, che sono disceso dal cielo, per la vita del mondo” (v 33). Anche alla loro successiva richiesta: “Allora, Signore, dacci sempre questo pane” (v 34), che rivela, ancora una volta, il desiderio di un “cibo fisico”, Gesù risponde con il 1º, dei 7 “IO SONO”, che caratterizzano il Vangelo secondo Giovanni: “IO SONO- il pane della vita” (v 35). Seguono poi, i verbi “venire” (“Chi viene a me…!), e “credere”
(“Chi crede in me…”), che diventano “caparra”, per ricevere la vita eterna, e non avere più fame o sete spirituale, perché in Gesù, si trovano senso e pienezza! Certamente, oggi Gesù, vuole portarci su un altro piano, rispetto ai nostri bisogni quotidiani (“Non di solo pane – ci dice – vive l’uomo – Mt 4, 4); Vuole, cioè, suscitare in noi, un desiderio profondo: Quello di essere “sfamati”, “riempiti”, “dissetati”, da un qualcosa di più grande, da una realtà che ci corrisponda, da un Amore eterno, ovvero: “Dal Pane del Cielo”. Solo Lui, è la nostra Salvezza, solo Lui ci sfama veramente, e riempie ogni nostro vuoto esistenziale. Perciò – ci suggerisce P. Curtaz – non lasciamoci sfuggire l’occasione, di riempire il nostro cuore, non corriamo il rischio di morire di sete, a pochi metri da una sorgente d’acqua! Accogliere il “Pane di Dio”, non vuol dire solo “saziarsi”, significa anche comprendere che solo facendoci “pane per gli altri”, avremo l’occasione di conformare, finalmente, la nostra vita a Cristo, e onorare così, il patto Battesimale, che ci ha resi tutti figli, dello stesso Padre Celeste. Pertanto, “dacci oggi e sempre questo pane, Signore!” Auguri per vivere serenamente, questo meraviglioso Tempo Pasquale.
don Michele Romano
