Commento al Vangelo di oggi

ÈMMAUS: ICÒNA DI UN ITINERARIO VOCAZIONALE.

In questa III Domenica di Pasqua, il racconto dei discepoli di Èmmaus: (Lc 24, 13-35), è l’Icòna di un vero (anche se sofferto!) “Inerario Vocazionale!” Descrive il “passaggio”, dalla disperazione del Venerdì Santo, alla gioia della Risurrezione, grazie alla presenza di Gesù, il Risorto, che ci assicura la sua Presenza, in ogni momento: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Oggi, si fa compagno di viaggio, di questi due discepoli, che lasciano Gerusalemme, per Èmmaus: Sono delusi, tristi, e “ciechi”, di fronte alla realtà della Risurrezione, nonostante la fede “nozionistica”, che pure avevano, di Gesù “Profeta”, in riferimento a -Dt 18, 15-, e così ritornano al loro lavoro, e allo stile di vita precedente. Ma ecco che Gesù Risorto, li affianca, ascolta il loro sfogo, senza interromperlo: “Noi speravamo che egli fosse colui che…” (v 21), e poi compie due “gesti”, che diventano metàfora delle 2 parti principali, che caratterizzano la nostra Celebrazione Eucaristica di oggi:
1a Parte: – La Liturgia della Parola: “Spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (v 27), cosa, che rappresenta, tra l’altro, la prima Catechesi del Risorto!
2a Parte: – La Liturgia Eucaristica: “Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro” (v 30), momento cruciale, in cui lo “riconobbero nello spezzare il pane”: “Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero” (v31a). Gesù, a questo punto, scompare dalla loro vista, per permettere loro di riconoscerlo, non più fisicamente, ma nel “segno” del Pane e della Fede. L’incontro con Gesù Risorto, a questo punto, trasforma la loro iniziale tristezza, in urgenza missionaria: “Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme…” (v 33a), affrontando, così, un percorso di circa 11 km, in piena notte! Cosa alquanto inusuale ed ardita, perché è risaputo che gli Orientali – di notte – non camminano! Prova, ne è anche il fatto che, quando stavano per arrivare al Villaggio, vista l’ora tarda, questi due discepoli, invitano Gesù, a rimanere anche con loro: “Resta con noi, perché si fa sera…!” (v 29). Tuttavia, è solo quando accolgono Gesù, nella loro casa e nel “riconoscimento” Eucaristico, che vengono dissipate le tenebre, ed illuminato il loro buio. A questo punto, si riaccende in loro, la speranza e l’anelito incontenibile, di comunicare “agli Undici e agli altri che erano col loro”, la grande gioia che avevano nel cuore: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone” (v 34). Ci sono, poi, altri elementi “esegetici”, che meritano una particolare sottolineatura, in questo straordinario episodio evangelico!
1°)- Questi 2 discepoli, si allontanano dal “luogo della sconfitta”
(Gerusalemme), tutto ormai era “crollato” ai loro occhi…, ma Gesù li rimprovera: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti” (v 25). È curioso che, dei due discepoli, Luca riporti solo il Nome di uno di loro:
“Clèopa”. Ora, dal momento che Luca, è l’Evangelista, magistralmente definito da Dante: Lo Scriba della Mansuetudine di Cristo”, ed è anche colui che, con il suo Vangelo, apre “all’Universalismo Salvifico”: “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati…” (1 Tm 2, 4), sembra, quasi, voler suggerire a ognuno di noi, di apporre il nostro Nome, al posto di questo secondo discepolo, rimasto volutamente “anonimo”, proprio perché tutti, siamo chiamati alla salvezza!
2°)- Ora, nel voler quasi “giustificare” la loro delusione, per quanto accaduto, questi discepoli precisano che: “Con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute” (v 21 b). Sappiamo, che per la cultura Ebraica, dopo 3 giorni, non si nutriva più alcuna speranza, di fronte alla morte. Infatti, basta ricordare, come alla Risurrezione di Lazzaro, la sorella Maria dirà a Gesù: “Signore, manda già cattivo odore: è lì da 4 giorni” (Gv 11, 39), come a dire: Non c’è più speranza alcuna! Ma Dio, manifesta La sua Signoria sulla Morte, Risorgendo proprio “al terzo giorno!” Ecco, anche a noi, oggi, il Signore, ci chiede di saperlo “riconoscere”: – – Nell’Ascolto della Parola; – E nello “Spezzare il Pane”! Allora sì, che il nostro cuore: “comincerà ad ardere”, e sentiremo l’esigenza di “correre”anche noi, superando ogni tenebra, per raccontare a tutti, la Novità della Buona Notizia: “Cristo è Risorto!” Mi piace sempre concludere, a questo riguardo, con le meravigliose parole di don Torino Bello, che pensò di esprimere al meglio, l’anelito che deve seguire all’Incontro Eucaristico, con Gesù Risorto: “Fratelli, la Pace è finita! Ora, uscendo dalla Chiesa, Andate a Messa!” Auguri, sempre, per un sereno cammino Pasquale.

don Michele Romano

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