“Come lievito nella pasta”: la Chiesa diocesana celebra la Veglia di Pentecoste in Cattedrale.

Sabato 23 Maggio 2026. “Come lievito nella pasta”: la Chiesa diocesana celebra la Veglia di Pentecoste in Cattedrale.

Una Cattedrale di Maria Santissima Achiropita gremita di fedeli ha accolto la Veglia di Pentecoste dal titolo “Come lievito nella pasta”, momento conclusivo del cammino pastorale annuale della diocesi.

Alla celebrazione, presieduta dall’Arcivescovo, hanno partecipato le parrocchie del territorio, i giovani cresimandi e cresimati, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, le aggregazioni laicali e alcune confraternite, riuniti in un’unica grande assemblea di preghiera attorno al dono dello Spirito Santo.

Fin dalle prime parole dell’omelia, l’Arcivescovo ha invitato i presenti a vivere la Pentecoste non come semplice memoria liturgica, ma come esperienza viva e attuale: «Non siamo qui semplicemente per ricordare un evento del passato. Siamo qui perché la Pentecoste accada ancora. Perché Dio continui a soffiare sulla sua Chiesa il respiro della vita».

Riprendendo il tema pastorale dell’anno, il Pastore della diocesi ha spiegato il significato dell’immagine del lievito: «Il lievito non fa rumore. Non occupa spazio. Non cerca visibilità. Eppure trasforma tutta la massa dall’interno. È piccolo, ma indispensabile. Nascosto, ma fecondo». Un’immagine che conduce direttamente all’azione dello Spirito Santo nella vita della Chiesa e dei credenti.

Nel cuore dell’omelia, l’Arcivescovo ha richiamato le parole di San Paolo ai Romani, soffermandosi sull’identità profonda del cristiano: «Non siamo schiavi della paura, non siamo cristiani per abitudine, non siamo credenti per tradizione sociale. Siamo figli. Figli amati. Figli abitati dallo Spirito».

Parole forti anche nell’analisi delle ferite del nostro tempo: «Geme il mondo ferito dalla guerra. Geme la terra sfruttata. Gemono le famiglie segnate dalla solitudine. Gemono tanti giovani smarriti, che cercano senso, ascolto, futuro». Ma proprio dentro questo dolore, ha ricordato l’Arcivescovo, abita la speranza dello Spirito che «viene in aiuto alla nostra debolezza».

L’omelia ha poi ribadito con forza che il futuro della Chiesa non dipende anzitutto dalle strutture o dall’organizzazione: «La Chiesa non vive grazie alle sue strategie, alle sue organizzazioni o alle sue sicurezze umane. La Chiesa vive dello Spirito. Sempre. Solo dello Spirito».

Riflettendo sul cammino pastorale vissuto durante l’anno, l’Arcivescovo ha indicato le tre dimensioni fondamentali della vita ecclesiale: prossimità, evangelizzazione e santificazione. «Essere lievito di prossimità significa imparare lo stile di Dio: la vicinanza. Uno stile che non giudica da lontano, ma si avvicina. Che non alza muri, ma apre porte». E ancora: «Il mondo non ha bisogno di cristiani perfetti, ma di cristiani veri. Uomini e donne attraversati dal Vangelo. Persone nelle quali si senta il profumo di Cristo».

Particolarmente significativo il richiamo alla centralità della preghiera e della liturgia nella vita delle comunità: «Una comunità che non prega rischia di diventare soltanto un’organizzazione. Una Chiesa che non celebra il mistero finisce per smarrire il mistero stesso della sua esistenza».

L’Arcivescovo ha rivolto poi un pensiero speciale ai cresimandi presenti in Cattedrale: «La Cresima non è il sacramento della fine di un percorso, ma l’inizio di una missione». Un invito ai giovani a vivere il Vangelo «senza vergogna, con libertà e gioia», perché «la Chiesa ha bisogno della vostra autenticità, delle vostre domande, della vostra capacità di sognare».

Nel passaggio conclusivo, il Pastore della diocesi ha affidato alla comunità una domanda decisiva: «Vogliamo davvero lasciarci trasformare? Perché il lievito funziona solo quando entra nella pasta». Da qui l’invocazione per una Chiesa «meno preoccupata di conservarsi e più desiderosa di donarsi», capace di parlare ancora al cuore dell’uomo contemporaneo.

La Veglia si è conclusa con una intensa preghiera allo Spirito Santo affinché rinnovi la vita della diocesi «trasformando le paure in fiducia, le divisioni in comunione, la stanchezza in speranza, e la nostra vita in Vangelo vissuto».

Una serata di fede, comunione e speranza che ha restituito il volto di una Chiesa raccolta nel Cenacolo, pronta a ripartire sulle strade del mondo come autentico “lievito nella pasta”.

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