CORIGLIANO-ROSSANO – Si è tenuta questa mattina, 25 ottobre 2026 presso il Santuario di San Francesco di Paola a Corigliano-Rossano, la Messa presieduta dall’Arcivescovo Mons. Maurizio Aloise in occasione della terza edizione del Clementina Festival, culminata con la solenne benedizione dei campi. Alla celebrazione hanno partecipato numerosi fedeli, agricoltori e i Sindaci del territorio, uniti attorno all’eccellenza ortofrutticola simbolo della comunità.
Nel corso della sua omelia, Mons. Aloise ha sottolineato il valore profondo dell’evento: «Celebrare oggi l’Eucaristia in occasione del Festival delle Clementine, con la benedizione dei campi, significa unire la nostra fede alla vita concreta della nostra terra, al lavoro di tante famiglie e alla speranza di quanti, ogni giorno, coltivano i frutti che la natura ci dona».
L’Arcivescovo ha evidenziato come l’agricoltura non rappresenti soltanto una risorsa economica, ma «una parte importante della nostra identità, della nostra cultura e della nostra storia».
Guardando alla quotidianità dei produttori, il Presule ha ricordato la fatica nascosta della filiera: «Dietro ogni clementina che arriva sulle nostre tavole c’è un lavoro che spesso non vediamo: ci sono mani che potano, irrigano, concimano, raccolgono; ci sono persone che si alzano presto al mattino e affrontano il caldo, il freddo, l’incertezza del tempo e l’imprevedibilità dei mercati».
Un lavoro oggi reso ancora più gravoso dall’aumento dei costi e dalla speculazione, su cui l’Arcivescovo ha espresso un fermo richiamo di giustizia: «Le regole ambientali e commerciali devono essere giuste ed equilibrate, tutelare il creato, sostenere gli agricoltori e garantire una concorrenza leale.
Non possiamo chiedere agli agricoltori di custodire il territorio e, nello stesso tempo, lasciarli soli davanti a costi insostenibili e prezzi che non consentono di vivere dignitosamente del proprio lavoro».
Richiamando la Laudato sì di Papa Francesco e il valore dell’ecologia integrale, Mons. Aloise ha ribadito che «la terra non è soltanto una risorsa da sfruttare: è un dono da custodire, una responsabilità da condividere e un patrimonio da consegnare alle generazioni future».
Infine, un forte appello alla coesione sociale e all’attenzione verso le nuove generazioni: «Una comunità cresce quando sa fare rete, quando sostiene le proprie aziende agricole, quando valorizza i prodotti locali e quando educa i consumatori a riconoscere la qualità e il valore del lavoro. Cresce quando i giovani non sono costretti a guardare altrove per costruirsi un futuro e quando chi lavora la terra non si sente dimenticato». La nostra preghiera diventi, infine, un impegno concreto, a detto il vescovo: amare Dio, custodendo il creato; amare il prossimo, rispettando il lavoro; amare la nostra terra, prendendocene cura con responsabilità e speranza.
La preghiera, che si è svolta sotto l’arco di San Gennaro dopo il saluto del Vice Sindaco della nostra città, si è conclusa con la benedizione con la “canna di san Francesco” e l’auspicio che il lavoro dei campi sia sempre rispettato, ricordando che «una terra è veramente feconda non soltanto quando produce frutti abbondanti, ma quando permette a chi la coltiva di vivere con dignità e di guardare al futuro con speranza».

