
Bellissima e affollatissima la Chiesa di San Giovanni XXIII a Corigliano, che lo scorso sabato 17 ottobre2026, ha accolto più di 500 persone per la consueta Assemblea Diocesana di inizio anno pastorale.
A dare il benvenuto a tutti Mons. Maurizio Aloise che si è congratulato con i presenti per la pronta risposta: tra di loro, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i catechisti, i membri dei Consigli Pastorali e tanti altri operatori pastorali convocati per il tradizionale mandato, quale consegna del vescovo per la vita delle comunità, dei gruppi e delle parrocchie.
A coordinare i lavori don Pietro Madeo che ha da subito presentato il relatore: Mons. Valentino Bulgarelli, sacerdote della Diocesi di Bologna, già direttore dell’Ufficio Catechistico Nazionale e segretario del Comitato per il Sinodo, voluto da Papa Francesco.
In apertura la preghiera iniziale ha introdotto i partecipanti nel tema: Radicati e Costruiti in Cristo. Parole che prendono spunto da un versetto della lettera di Paolo ai Colossesi e che i Vescovi italiani hanno scelto per dare forma al documento che orienterà il cammino della Chiesa Italiana nel prossimo quinquennio. Un testo che, come ha sottolineato Don Valentino, nasce da quello approvato un anno fa dalla seconda Assemblea sinodale Italiana: Lievito di pace e di speranza. I due testi rappresentano un cambio di metodo per la Chiesa Italiana, perché frutto di un lavoro fatto insieme, di un’esperienza sinodale, e per questo vanno letti insieme pur se compresi nelle loro parti specifiche. È possibile ritrovarsi in essi, ritrovare i desideri e le idee emerse nel quinquennio del cammino sinodale, appena concluso, in ogni Chiesa Diocesana.
Quattro le priorità sulle quali saremo chiamati a lavorare:
1. La fede chiamata ad intercettare la vita delle persone, in particolare i passaggi di vita che viviamo;
2. Fare delle comunità dei luoghi di vita e di spiritualità;
3. Coinvolgere nel cammino tutti i battezzati secondo una corresponsabilità differenziata;
4. Verificare l’adeguatezza delle nostre strutture.
Si tratta di recuperare e rilanciare il Concilio Vat. II che si proponeva non una riforma della Chiesa ma di mettere a contatto le energie vivificatrici del Vangelo con il mondo contemporaneo. Citando la Dei Verbum 8, don Valentino ha ricordato, infatti, come la proposta cristiana progredisce con l’azione dello Spirito Santo, con la meditazione dei credenti, con l’intelligenza delle cose spirituali, con chi ha ricevuto il dono del governo. Ognuno con il suo compito e con il suo ruolo.
Con forza ha ribadito poi, come la persona deve essere il punto di riferimento delle nostre comunità, della nostra azione pastorale, invece abbiamo costruito una catechesi di “categoria”, a compartimenti stagni, che ci impediscono di camminare e di lavorare insieme. Siamo chiamati a far incontrare l’uomo e la donna di oggi con Dio, proporzionando un’esperienza di Lui e offrendo chiavi di lettura del proprio vissuto.
Siamo chiamati a costruire un “noi ecclesiale” come ha fatto Gesù educando con fatica e fedeltà i suoi discepoli, nonostante le loro resistenze, le loro incomprensioni e i loro rinnegamenti. Come i discepoli siamo chiamati a ripartire nonostante i punti di rottura, gli errori di metodo: Gesù ci offre sempre una seconda, una terza, un’ennesima chance.
Ma quali sono le vere questioni in gioco? Sono due a detta di Mons. Valentino: la fiducia antropologica e la preoccupazione del fine. C’è un filo rosso che lega queste due questioni alle quattro priorità: tutti noi cresciamo perché qualcuno ci ha dato fiducia, senza fiducia nessuno matura. Così è anche per la vita cristiana: siamo dentro a una catena di fiducia e siamo chiamati a generare fiducia, comunità dove la vita fiorisce grazie alle chances offerte agli altri, proprio come fa Dio nei nostri confronti.
E questo a condizione che la nostra vera preoccupazione non siano gli strumenti, ma il fine che è l’annuncio del Vangelo.
Cinque dunque le posture o gli atteggiamenti da assumere:
a. Restituire un mandato ad ognuno, restituire umanità.
b. Credere che tutti possono cambiare, convertirsi, senza giudizi o pregiudizi che bloccano la vita.
c. Formare le coscienze, l’oggi ci offre opportunità preziose, ma chi forma oggi la coscienza?
d. Smetterla con gli alibi, con i campanilismi, con le colpe date ad altri, con i piccoli esercizi di potere… la mia comunità, i miei ragazzi, il mio gruppo!
e. È necessario giocare di squadra, insieme.
Questa è stata la sfida lanciata da Papa Francesco, raccolta e fatta sua da Papa Leone XIV. Entriamo in dialogo con il mondo come persone credibili, affidabili, libere sapendo che la fede non può mai essere imposta ma solo proposta, con autorevolezza, facendo crescere coloro che ci sono affidati. Dio bussa alla porta del cuore di ogni uomo e donna! Dio è sulla soglia del cuore di ogni persona, può entrare solo se fatto entrare. Compito della comunità Cristiana è accorgersi di quella presenza negli altri e aiutarli ad aprire la porta, con libertà eliminando le strutture che ne impedirebbero l’accoglienza.
Al termine dell’intervento di don Valentino, applaudito a lungo, si è aperto uno spazio opportuno per le domande dell’assemblea. Mentre venivano scritte e raccolte per argomento, è intervenuto Don Pino Straface, vicario generale, che ha presentato una breve sintesi dell’incontro di tutti i sacerdoti della diocesi riunitisi in Sila, un mese prima, presso il ristorante “La fattoria” con Don Ezio Falavegna, sacerdote della diocesi di Verona.
Durante quella giornata di fraternita, hanno avuto modo di riflettere sulle quattro priorità legate alla visita pastorale dell’Arcivescovo, annunciata lo scorso 12 agosto 2026 durante la festa Diocesana dell’Achiropita. Nel suo intervento don Pino ha voluto sottolineare, in particolare, tre aspetti importanti per la vita del sacerdote: la cura delle relazioni, la conversione personale e il lavorare insieme. La fraternità tra sacerdoti non è più rinviabile, ha ribadito, e non può essere sostituita da eventi belli e perfetti ma che non hanno un’anima. Ne va di mezzo la Chiesa, oggi percepita da molti, e dai giovani in particolare come la nave “Titanic” a rischio di affondare o come una “nonna che consola e coccola soltanto”.
In seguito è stato dato spazio agli interventi dal pubblico e alle domande raccolte in assemblea che hanno evidenziato l’interesse e l’attenzione di tutti. Don Valentino ha risposto a ciascuno con competenza e passione interagendo con i partecipanti in modo simpatico e coinvolgente, ma soprattutto con la “saggezza” frutto dell’esperienza maturata in questi anni di servizio alla Chiesa italiana.
Nel suo messaggio finale mons. Maurizio ha chiesto ad ogni comunità di vivere quest’anno come un’opportunità per “immaginare la visita pastorale del vescovo”, come un tempo per “farsi visita” puntando sulle priorità indicate più che su documenti e relazioni ben ordinate e ineccepibili. Le sue conclusioni saranno pubblicate a parte e sarà possibile riprendere le preziose indicazioni per preparare la visita pastorale pensata a partire dall’anno pastorale 2027-2028.
Infine, a conclusione dell’intenso pomeriggio, l’ultimo atto di questa significativa assemblea e cioè la preghiera del mandato a tutti i presenti, in particolar modo, ai membri dei Consigli Pastorali, perché facciano proprie le priorità indicate, intrecciando la vita col vangelo, generando spazi di accoglienze di fraternità, custodendo la corresponsabilità, sempre liberi e leggeri nel cammino per l’annuncio del vangelo, costantemente radicati in Cristo e costruiti in Lui.
