Al via il nuovo anno pastorale 2026-2027: l’Arcivescovo Maurizio traccia le linee guida per la Diocesi

Dalla riflessione alla prassi: l'invito del Vescovo a promuovere una “visita pastorale fatta da voi”, mettendo la fede al centro e rinnovando comunità, corresponsabilità e strutture alla luce del Vangelo.


DIOCESI DI ROSSANO CARIATI– Si è svolta, sabato 17 ottobre 2026, con un’ampia e partecipata presenza la tradizionale Assemblea di inizio anno pastorale 2026-2027, momento d’inizio della vita diocesana chiamato a tracciare la rotta per i prossimi mesi. Dopo la ricca e profonda relazione tenuta da Mons. Valentino Bulgarelli, sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana, l’Arcivescovo Maurizio ha consegnato alla comunità le sue conclusioni e le linee d’azione per il nuovo anno.

Ispirandosi al recente Documento della CEI, Radicati e Costruiti in Cristo, per il prossimo quinquennio, l’Arcivescovo ha evidenziato con chiarezza la necessità di compiere un passo in avanti rispetto alla fase di ascolto vissuta durante il Cammino sinodale:
«È tempo di passare dalla riflessione e dal discernimento alla prassi e, quindi, alle scelte, alle decisioni condivise, a più livelli. È tempo di provare a mettere le mani in pasta, ciascuno nel proprio ambito e secondo il proprio ruolo. Tutti siamo interpellati: sacerdoti, comunità, consigli pastorali, gruppi, uffici pastorali e realtà ecclesiali. Tutti siamo chiamati a riconnettere il Vangelo con la vita, a riavvicinare la fede al quotidiano, agli ambienti che abitiamo e alle esperienze che viviamo».

Il Presule ha ricordato che non si riparte mai da zero e che la storia della Chiesa insegna a riconoscere «ciò che chiede di essere curato, corretto o convertito», valorizzando quanto appreso nell’ascolto e nel discernimento condiviso.

Per concretizzare questo passaggio, Mons. Maurizio ha lanciato una proposta forte, chiedendo di anticipare la classica visita del Pastore con un’iniziativa comunitaria dal basso:
«Desidero proporvi di sviluppare una terza dimensione: quella della visita pastorale, cominciando da una visita pastorale fatta da voi, prima ancora che venga il Vescovo. Che cosa significa? Significa fermarsi, alla luce dello Spirito Santo, rileggere ciò che è accaduto, riconoscere ciò che ha portato frutto, comprendere ciò che non ha funzionato e cercarne insieme le ragioni. Significa, in una parola, fare verità».

Un invito rivolto ai Consigli pastorali (a partire dallo studio e la riflessione dello Statuto), ai catechisti e agli organismi diocesani, esteso anche a chi vive ai margini della vita ecclesiale: «Potrà essere un’occasione per coinvolgere l’intera comunità e, per quanto possibile, ascoltare anche le persone che non la frequentano, ma che possono guardare alla nostra realtà ecclesiale da un punto di vista esterno».

A guida di questo cammino di verifica e preparazione, l’Arcivescovo ha articolato quattro priorità portanti:
Rifondare la fede. Non si tratta soltanto di nozioni teoriche, ma di un incontro vivo e trasformante:
«Incontrare Cristo e farlo incontrare! Forse non si tratta tanto di sapere le cose della fede, quanto piuttosto di ricentrarci su Gesù Cristo, conoscerlo e sperimentare la vita nuova che ci ha donato. Una fede pensata, riflettuta, condivisa, celebrata e donata con passione».

Generare comunità. Il Vescovo ha messo in guardia dal rischio dell’isolamento, richiamando l’esigenza di una vera comunione d’intenti:
«La fede deve avere una forma comunitaria: non credenti isolati, ma credenti insieme. Come passare dal “ciascuno per sé” al “tutti per uno”? Uniamoci attorno a una proposta ecclesiale comune, senza moltiplicare gli eventi, ma unendo le forze anziché disperderle. Abbiamo il coraggio di curare l’essenziale, per lasciare spazio a relazioni vere».

Corresponsabilità differenziata. Richiamando il valore di ciascun battezzato nell’unica missione della Chiesa, Mons. Maurizio ha sollecitato un esame di coscienza comunitario:
«Nella comunità, ciascuno è chiamato a fare la propria parte. Non soltanto responsabili, dunque, ma corresponsabili! Le nostre attività fanno crescere nella fede? Formano discepoli missionari? Generano una fede adulta, capace di tradursi in scelte concrete di vita e di servizio? Sono domande che dobbiamo avere il coraggio di porci, insieme, con sincerità».

Verificare e snellire le strutture. Un’attenzione particolare è stata dedicata alla sostenibilità e all’adeguatezza delle strutture ecclesiali, intese non solo come edifici:
«Non parlo soltanto delle strutture fatte di muri, ma anche di quelle fatte di persone, relazioni e organizzazione: parrocchie, unità pastorali, vicarie, uffici, immobili, tradizioni e consuetudini. Siamo chiamati a verificare se tutto questo sia ancora adeguato alla missione che ci è affidata, per evitare il rischio della burocrazia e dell’autoreferenzialità. Immaginiamo e diamo vita a una visita pastorale capace di promuovere collaborazioni tra uffici affini, l’armonia dei cuori e la condivisione degli intenti».

Affinché le indicazioni non restino principi astratti, l’Arcivescovo ha richiamato l’esempio e la testimonianza dei santi e dei testimoni del territorio, inseriti anche nel nuovo logo pastorale guidato dal tema «radicati e costruiti in Cristo»: dai santi Nilo, Bartolomeo, Leonardo, Cataldo, Teodora e Francesco di Paola, fino ai martiri calabresi di Ceuta nel loro ottavo centenario con i coriglianesi Nicola e Leone, e alle figure contemporanee come Isabella De Rosis che è nata a Rossano, don Alessandro Vitetti parroco di Cariati e la preside Elisa Gianbelluca.
A conclusione dell’Assemblea, prima del mandato missionario, l’Arcivescovo ha voluto rivolgere un sentito ringraziamento a tutta la comunità diocesana — dai vicari e dalla Curia ai sacerdoti, dai religiosi ai laici e a tutte le persone di buona volontà — rinnovando l’affidamento al Signore:
«È da Lui che ripartiamo. È in Lui che troviamo la forza di camminare insieme. Ed è con Lui che vogliamo continuare ad annunciare il Vangelo, costruendo comunità più fraterne, corresponsabili e missionarie. Grazie e buon cammino!».

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