Nella quindicina della Tutta Santa Madre di Dio Achiropita, una celebrazione nel segno della comunione tra la Chiesa bizantina di Lungro e l’Arcidiocesi di Rossano-Cariati. Donata alla Chiesa di Lungro una reliquia di San Cristoforo
Rossano, 08 agosto 2026 – Nel clima di intensa devozione mariana che accompagna la quindicina della Tutta Santa Madre di Dio Achiropita, la Cattedrale di Rossano ha accolto con gioia la celebrazione della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo, presieduta da S.E. Mons. Donato Oliverio, Vescovo dell’Eparchia di Lungro degli Italo-Albanesi dell’Italia Continentale, Chiesa Cattolica Bizantina.
La celebrazione ha rappresentato un momento particolarmente significativo di fraternità ecclesiale e di comunione tra la Chiesa italo-albanese di Lungro, erede della tradizione greco-bizantina, e l’Arcidiocesi di Rossano-Cariati, unite nella comune fede cattolica e nella venerazione della Tutta Santa Madre di Dio, la Madonna Achiropita.
Ad accogliere il Vescovo di Lungro è stato S.E. Mons. Maurizio Aloise, Arcivescovo di Rossano-Cariati, che nel saluto iniziale ha sottolineato il significato profondo della presenza di Mons. Oliverio nella Cattedrale di Rossano.
«Eccellenza Reverendissima, carissimo Fratello nel Signore, Vescovo Donato, con grande gioia e profonda gratitudine Vi accogliamo oggi nella nostra cattedrale, in questo giorno santo della Novena della Tutta Santa, Madre di Dio, Achiropita, la Platytera la Più vasta dei cieli, mentre siete qui con noi per presiedere la Divina Liturgia», ha detto l’Arcivescovo.
Mons. Aloise ha quindi evidenziato il valore della presenza della Chiesa di Lungro, «sorella nella fede e nella comunione cattolica», che custodisce «la preziosa eredità della tradizione greco-bizantina e la testimonianza di una storia nella quale Oriente e Occidente hanno saputo incontrarsi, custodendo insieme l’unico tesoro della fede ricevuta dagli Apostoli».
Il momento celebrativo è stato così presentato come una concreta espressione dell’unità della Chiesa: «Oggi, attorno all’altare del Signore, questa comunione diventa particolarmente visibile e concreta. Nella celebrazione della Divina Liturgia, sotto lo sguardo materno della Tutta Santa la Madre Achiropita, ci sentiamo profondamente uniti: un solo popolo di Dio, una sola fede, un solo Signore, un solo Battesimo, un solo calice di salvezza».
Rivolgendosi direttamente alla Madre di Dio, l’Arcivescovo ha affidato alla sua intercessione il cammino delle due Chiese: «La Madre di Dio, venerata con tanto amore nelle nostre tradizioni, ci insegni a custodire sempre l’unità, a riconoscerci fratelli e a camminare insieme nella carità».
E ha concluso il suo saluto con parole di fraternità rivolte al Vescovo di Lungro: «Benvenuto, Eccellenza, nella casa Madre della nostra comunità, la Cattedrale», aggiungendo: «Benvenuto tra noi, carissimo Fratello e Pastore».
LA DIVINA LITURGIA DI SAN GIOVANNI CRISOSTOMO
La celebrazione è stata vissuta secondo la tradizione liturgica bizantina, particolarmente cara alla comunità italo-albanese dell’Eparchia di Lungro.
Nel corso dell’omelia, S.E. Mons. Donato Oliverio ha anzitutto espresso la propria gratitudine per la possibilità di partecipare anche quest’anno ai festeggiamenti in onore della Madonna Achiropita.
«La bontà del Signore ci ha concesso la grazia di partecipare, anche quest’anno, qui a Rossano ai festeggiamenti di Maria SS.ma Achiropita di Rossano, una Chiesa particolarmente cara a noi arbereshe perché di derivazione bizantina», ha affermato il Vescovo di Lungro.
Mons. Oliverio ha quindi salutato l’Arcivescovo Maurizio Aloise, definendolo «un caro amico, che ha voluto significare questa serata con la nostra partecipazione, di noi italo-albanesi dell’Eparchia di Lungro», e ha rivolto il proprio saluto anche al Vescovo Luigi Renzo, al parroco don Pietro, al co-parroco don Giovanni, a padre Alex e al coro diretto da padre Francesco Mele.
La celebrazione della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo è stata indicata dal presule come espressione viva della tradizione della Chiesa di Lungro, che «celebra, loda e ringrazia il Signore ogni giorno nella lingua greca».
ACHIROPITA, MADRE DELLA SPERANZA
Al centro della riflessione del Vescovo di Lungro è stata la figura della Madre di Dio, contemplata nell’icona dell’Achiropita come Colei che indica all’umanità il Figlio.
«La contempliamo in questa icona dell’Achiropita che si presenta ai nostri occhi: la Madre regge e mostra il Suo Figlio, lo indica a noi, e come se dicesse che speranza nostra certa è il Signore Gesù», ha spiegato Mons. Oliverio.
La Vergine Maria è stata presentata come Madre della speranza, perché ha accolto pienamente la volontà di Dio e ha offerto tutta se stessa alla missione della salvezza.
«Maria è Madre della speranza perché ha fatto della sua vita un dono, ha portato nel suo seno Colui che neanche i cieli potevano contenere, la Platitera ton uranon, ossia la più ampia dei cieli, offrendo tutto se stessa per compiere la volontà di Dio e collaborare alla salvezza degli uomini», ha affermato il Vescovo.
Da qui l’invocazione alla Tutta Santa: «Salva dai pericoli i tuoi servi, o Madre di Dio, perché dopo Dio, è in te che noi tutti ci rifugiamo, inespugnabile baluardo e protezione».
In un tempo segnato da incertezze e paure, Mons. Oliverio ha richiamato la necessità di custodire e testimoniare la speranza cristiana.
«In questo tempo di crisi, di paura per il futuro, di offuscamento dei valori della vita, abbiamo particolare bisogno di tenere viva la speranza, per non chiuderci in noi stessi, per non lasciarci prendere dallo scoraggiamento e dal pessimismo».
La testimonianza di Maria diventa così un modello per ogni cristiano, chiamato ad affidarsi a Dio e a fare della propria esistenza un dono: «Tutti noi cristiani, discepoli di Cristo, siamo chiamati a fare della nostra vita un dono, poter dire al Signore: sia fatta la tua volontà, fa’ di me ciò che vuoi, sono nelle tue mani, così come Maria Santissima si è abbandonata a Dio, ha avuto fiducia di Dio, ha creduto in Lui».
«Pietre vive» per edificare la Chiesa
Una parte centrale dell’omelia è stata dedicata alla vita della Chiesa e alla responsabilità di ogni battezzato nel costruire comunità vive, fraterne e capaci di testimoniare la gioia del Vangelo.
Il Vescovo ha posto una domanda diretta alla comunità: «Come viviamo il nostro essere Chiesa? Siamo pietre vive o siamo, per così dire, pietre stanche, annoiate, indifferenti?».
E ha aggiunto: «È brutto vedere un cristiano stanco, indifferente. Il cristiano, uomo o donna, deve essere gioioso, non triste, ma portatore della gioia, perché questa sua gioia la deve trasmettere agli altri».
La vita cristiana, ha sottolineato Mons. Oliverio, deve rendere visibile la bellezza dell’appartenenza a Cristo: «Il cristiano deve essere vivo, deve vivere questa bellezza di far parte del popolo di Dio che è la Chiesa».
Particolarmente forte è stato il richiamo all’unità e alla costruzione di ponti all’interno della comunità ecclesiale: «Nella casa che è la Chiesa non ci devono essere divisioni, né muri. Ognuno di noi è chiamato ad essere costruttore di ponti».
E ancora: «Costruire significa collaborare senza ostilità, arrivismi o protagonismi. La Chiesa è e deve essere esperienza di condivisione e di appartenenza».
Al termine dell’omelia, il Vescovo di Lungro ha affidato alla protezione della Madre di Dio le persone e le realtà più fragili: «Vergine Santa, Madre di Dio Achiropita, Madre della speranza, intercedi per noi tutti. Fa’ sentire la tua vicinanza in particolare a coloro che soffrono a causa della malattia, del problema del lavoro, delle divisioni nei rapporti familiari. Consola gli afflitti, specialmente coloro che piangono».
Una preghiera particolare è stata elevata per le famiglie, i bambini, i giovani e gli anziani e per l’intera Chiesa di Rossano-Cariati: «Intercedi per questa Santa Arcidiocesi di Rossano-Cariati, fa’ che i cristiani delle parrocchie siano con la loro vita testimoni di gioia e annunciatori di speranza».
Il dono della reliquia di San Cristoforo alla Chiesa di Lungro
La celebrazione della Divina Liturgia si è conclusa con un significativo gesto di fraternità ecclesiale: S.E. Mons. Maurizio Aloise ha consegnato alla Chiesa di Lungro un frammento della reliquia di San Cristoforo, custodita nel tesoro delle reliquie della Cattedrale di Rossano.
Nel momento della consegna, l’Arcivescovo ha spiegato il significato del dono, sottolineandone il valore spirituale e il legame che esso intende esprimere tra le due Chiese.
«Al termine di questa Divina Liturgia, nella quale abbiamo sperimentato ancora una volta la gioia della comunione e della fraternità, mentre la ringraziamo, desideriamo compiere un gesto che vuole rendere visibile e concreto il legame che unisce le nostre Chiese sorelle», ha affermato Mons. Aloise.
«Accogliendo la vostra richiesta, Eccellenza, abbiamo il dono e l’onore di consegnarvi un piccolo frammento della reliquia di San Cristoforo, custodita nel tesoro delle reliquie della nostra Cattedrale».
L’Arcivescovo ha quindi evidenziato come, pur nella sua piccolezza materiale, il frammento sia portatore di un grande significato: «È un frammento piccolo nelle sue dimensioni, ma grande nel significato che oggi desideriamo affidargli».
San Cristoforo, venerato anche nella tradizione greco-bizantina come soldato e martire, è stato indicato come modello del cristiano chiamato a portare Cristo nel mondo. «Il suo nome stesso, Cristoforo, significa “portatore di Cristo”. Ed è proprio questo che desideriamo che questa reliquia rappresenti per le nostre Chiese: non soltanto la memoria di un santo, ma l’invito a essere anche noi, insieme, portatori di Cristo gli uni verso gli altri, nella comunione della fede e nella carità».
Mons. Aloise ha affidato quindi il sacro frammento alla Chiesa di Lungro perché possa accompagnarne il cammino: «Affidiamo dunque questo sacro frammento alla Chiesa sorella di Lungro, perché sia custodito con venerazione e perché la memoria di San Cristoforo accompagni il cammino del vostro popolo, dei vostri sacerdoti e del vostro ministero episcopale».
Il dono della reliquia è stato infine indicato come un segno permanente della fraternità tra le due Chiese: «Un dono che parte da noi e giunge a voi, ma che in realtà appartiene all’unica Chiesa di Cristo».
Con un’ultima invocazione alla Madre di Dio Achiropita e a San Cristoforo, l’Arcivescovo ha concluso: «Per intercessione di San Cristoforo e della Tutta Santa Madre nostra Achiropita, il Signore conservi sempre salde le nostre Chiese nella fede, nella comunione e nella carità».
E ha consegnato il dono al Vescovo di Lungro con parole che sintetizzano il significato dell’intera celebrazione: «Eccellenza, accogliete questo dono come segno del nostro affetto fraterno e della comunione che ci unisce. San Cristoforo ci aiuti tutti a portare Cristo, con la nostra vita, là dove il Signore ci ha chiamati».
La celebrazione nella Cattedrale di Rossano si è così conclusa nel segno della comunione tra Oriente e Occidente, della comune devozione alla Tutta Santa Madre di Dio e della fraternità tra la Chiesa di Rossano-Cariati e l’Eparchia di Lungro, nella consapevolezza che le diverse tradizioni liturgiche costituiscono una ricchezza dell’unica Chiesa cattolica e che, come ha ricordato Mons. Oliverio, «nella casa che è la Chiesa non ci devono essere divisioni, né muri».

