“Questa è la notte: dalla tenebra alla luce, il passaggio della vita nuova”
Grande partecipazione di fedeli alla solenne Veglia Pasquale celebrata nella Cattedrale di Rossano, cuore spirituale della comunità di Rossano. Numerosi i presenti, provenienti non solo dal centro storico ma anche dalle diverse comunità del territorio, che si sono raccolti in un clima di intensa preghiera e profonda comunione ecclesiale.
La celebrazione, presieduta dall’Arcivescovo, ha visto la presenza e la concelebrazione dei Vescovi Luigi e Francesco, segno visibile di unità e fraternità nella Chiesa locale.
La Veglia, definita dalla tradizione “Madre di tutte le veglie”, ha preso avvio nel buio, con l’accensione del fuoco nuovo e del cero pasquale, segni della luce di Cristo che illumina ogni oscurità. Il cammino liturgico, ricco di simboli e proclamazione della Parola, ha condotto l’assemblea attraverso le grandi tappe della storia della salvezza fino all’annuncio gioioso della Risurrezione.
Nel corso dell’omelia, l’Arcivescovo ha offerto una riflessione intensa e articolata sul significato della “notte santa”, definendola come il tempo in cui Dio entra nelle tenebre dell’uomo per trasformarle dall’interno.
Ha sottolineato come il buio iniziale della celebrazione non sia solo un elemento rituale, ma rappresenti le paure, le fragilità e le incertezze che abitano la vita di ciascuno.
Proprio in questo contesto, il segno del fuoco nuovo diventa rivelazione di un Dio che non elimina magicamente le difficoltà, ma accende una luce capace di orientare il cammino.
Ampio spazio è stato dedicato al valore dei segni: il cero pasquale, segnato con la croce, l’Alfa e l’Omega e la data dell’anno, indica Cristo come Signore del tempo e della storia; la luce che si diffonde tra i fedeli diventa immagine concreta di una fede che, condivisa, cresce e si moltiplica. L’Arcivescovo ha insistito sul fatto che la fede cristiana non è un’idea astratta, ma un evento concreto, una “notte” in cui Dio ha realmente operato la salvezza.
Ripercorrendo le letture bibliche, ha evidenziato come tutta la storia della salvezza sia un cammino di trasformazione: dalla creazione, in cui Dio continua a dire “Sia la luce” nelle oscurità dell’uomo, fino alla prova di Abramo, segno di una fede che si affida anche quando tutto sembra contraddire la promessa. Nel passaggio del Mar Rosso ha indicato il cuore della Pasqua: Dio apre strade dove sembra impossibile, trasformando la morte in vita, esperienza che si rinnova nel Battesimo.
Particolarmente significativo il riferimento ai profeti, che annunciano un amore fedele e gratuito, capace di donare un cuore nuovo e uno spirito nuovo. In questo contesto, l’acqua battesimale è stata presentata non solo come segno di purificazione, ma come grembo di vita nuova, in cui il credente viene rigenerato.
Giungendo al Vangelo della Risurrezione, l’Arcivescovo ha posto l’accento sul valore della pietra rotolata via, simbolo di tutto ciò che sembra definitivo e chiuso nella vita dell’uomo, ma che Dio può trasformare.
L’annuncio dell’angelo – “Non abbiate paura.
Non è qui. È risorto” – è stato indicato come il cuore della fede cristiana: non una teoria, ma un fatto che cambia radicalmente l’esistenza.
Infine, l’invito ai fedeli a vivere concretamente la Pasqua: lasciarsi illuminare dalla luce di Cristo, rinnovare il cuore attraverso la Parola e i sacramenti, e diventare testimoni nel mondo.
La Veglia, ha ricordato, non si conclude con la celebrazione, ma continua nella vita quotidiana, dove Dio continua a operare.
La celebrazione si è conclusa in un clima di gioia e speranza, segno di una comunità viva e raccolta attorno ai suoi Pastori.

