
Una Chiesa che crede e spera: la lezione di Maria al Santuario di Terravecchia
Terravecchia (CS) 09 Aprile 2026 – Nel cuore del tempo pasquale, si è svolta presso il Santuario della Madonna del Carmine di Terravecchia la solenne celebrazione del giovedì dopo Pasqua, momento intenso di fede che si inserisce nel più ampio calendario devozionale che culmina, come da antica tradizione, nel martedì fra l’Ottava di Pasqua, giorno della festa patronale.
La celebrazione eucaristica, partecipata e profondamente sentita, è stata presieduta dall’Arcivescovo della diocesi di Rossano-Cariati insieme al parroco don Giuseppe Pisani. Il suggestivo santuario, immerso nella vegetazione rigogliosa e situato nei pressi della storica fonte dell’acqua della Madonna – luogo carico di memoria e simbolicamente legato al Battesimo – ha accolto numerosi fedeli, autorità civili, riuniti in preghiera per rinnovare la loro devozione alla Vergine del Carmelo.

Nel corso dell’omelia, l’Arcivescovo ha offerto una profonda riflessione sul ruolo di Maria nella vita della Chiesa, ricordando come “la Vergine Maria rappresenta la Chiesa che crede e spera, anche nel silenzio del Sabato Santo”, sottolineando la forza di una fede che non si fonda sulle evidenze, ma sulla fiducia nella promessa di Dio. “Non ha ancora visto il Risorto, eppure crede che Dio è fedele”, ha aggiunto, indicando Maria come modello di perseveranza per ogni credente.
Il presule ha inoltre evidenziato come la devozione locale alla Madonna del Carmine, con la sua iconografia unica, sia una vera catechesi popolare: “quel drago che divorava i figli del popolo rappresenta tutto ciò che minaccia la vita… il male che sembra invincibile”. In questa immagine forte e simbolica si manifesta la vittoria pasquale: “ma la Pasqua ci annuncia che il male è già sconfitto. Cristo è risorto”.
Particolarmente toccante il richiamo alla dimensione materna di Maria nella vita della Chiesa: “Maria non trattiene, ma indica. Non sostituisce, ma accompagna”, segno di una presenza discreta ma essenziale che conduce sempre a Cristo. E ancora: “Lei continua a generare figli alla vita nuova, continua a strappare l’umanità dalle fauci del male”.
Nel contesto della celebrazione, è stato anche richiamato il profondo significato del santuario e della sorgente vicina, segno battesimale e pasquale: “la sorgente richiama la vita, richiama il Battesimo, richiama la Pasqua. Maria ci attende sempre lì dove nasce la vita nuova”. Un luogo che custodisce la memoria e la fede di intere generazioni.
La festa del martedì dopo Pasqua, che richiama ogni anno numerosi pellegrini anche dai paesi limitrofi, rappresenta non solo una tradizione secolare, ma “memoria viva di un intervento di salvezza”, come ha ricordato l’Arcivescovo. La processione che conduce dal centro storico al santuario rinnova il legame tra fede, territorio e identità comunitaria.
La devozione alla Madonna del Carmine di Terravecchia affonda le sue radici nella spiritualità carmelitana e nella tradizione popolare, che narra della liberazione miracolosa di un bambino da un mostruoso rettile che terrorizzava la zona. Da allora, la Vergine è riconosciuta come patrona e protettrice del borgo, segno della presenza materna di Maria che accompagna e custodisce il suo popolo.
In conclusione, l’Arcivescovo ha invitato i fedeli ad affidarsi con fiducia alla Vergine: “anche noi conosciamo i ‘draghi’ della nostra vita… ma il male non ha l’ultima parola”, esortando tutti a vivere il tempo pasquale nella speranza del Risorto.
Terravecchia si conferma così luogo in cui fede, storia e tradizione si intrecciano in un’esperienza viva e condivisa, capace di parlare ancora oggi al cuore delle nuove generazioni.
