È il racconto dei discepoli di Emmaus l’icona con cui si è aperto il secondo convegno diocesano dal tema Lievito di Evangelizzazione, tenutosi, ieri pomeriggio, 28 Febbraio 2026, presso la Parrocchia San Giovanni XXIII a Corigliano.
Un appuntamento che ha visto coinvolti gli uffici maggiormente impegnati a promuovere l’incontro con Gesù e con la sua Parola nelle nostre comunità e nei territori, in particolare: l’Ufficio Catechistico, la Pastorale giovanile e familiare, la Pastorale dello sport e del tempo libero insieme alla Catechesi per le persone con disabilità, l’Ufficio Comunicazioni sociali, l’Apostolato del mare, la Pastorale sociale e del lavoro e l’Ufficio per l’insegnamento della religione cattolica.
Un vero e proprio “villaggio” necessario per educare anche un solo ragazzo, come ha concluso la giornata l’Arcivescovo Mons. Maurizio Aloise, citando un saggio proverbio africano. Sì perché, il cambiamento d’epoca che stiamo vivendo non ci permette di pensare più soltanto alla catechesi dell’iniziazione cristiana rivolta i bambini e ai ragazzi ma ci invita ad incontrare le persone, in ogni tappa della vita: dai piccoli ai grandi, dai giovani agli studenti, ai lavoratori ecc.
Così, come pellegrini sulla strada di Emmaus abbiamo ripercorso, grazie a Don Francesco Vanotti, direttore dell’ufficio catechistico della Diocesi di Como e membro dell’Equipe dell’Ufficio Catechistico Nazionale, le tappe che Gesù ha vissuto con i due discepoli che se ne andavano rattristati e delusi da Gerusalemme, luogo della sconfitta e della crisi dopo la sua morte inaspettata.
Il pomeriggio, ha riservato poi uno spazio adeguato di confronto con gli uffici pastorali, con un momento interattivo del Khaoot, un’opportunità per tutti di confrontarsi con le proprie conoscenze e competenze ma soprattutto per dare modo ai direttori dei diversi uffici di presentare il loro impegno e il loro servizio alla comunità diocesana.
La giornata si è poi conclusa con un tempo fecondo dedicato all’ascolto delle testimonianze di alcuni giovani rappresentanti di alcune parrocchie e aggregazioni laicali della nostra diocesi che si sono messi in gioco. Tutti hanno evidenziato come la loro scoperta di Gesù sia avvenuta grazie allo sguardo di un sacerdote o di un animatore che ha saputo perdere tempo con loro, creando relazioni: il resto lo ha fatto Dio nel cuore di ciascuno, e oggi sono tutti impegnati a “restituire” quanto hanno ricevuto da Dio
Ai giovani testimoni si sono aggiunte, poi le testimonianze di due catechiste che nella parrocchia dei padri Giuseppini di Rossano, vivono l’esperienza delle catecheSì, una metodologia di catechesi che non punta anzitutto ai sacramenti ma all’incontro con la comunità e con le famiglie e al loro coinvolgimento nell’esperienza di chiesa dei loro figli. Anche se per Giuseppe e Ida, genitori della piccola Sofia è avvenuto il contrario. È stata proprio Sofia ad introdurre papà e mamma nel suo stesso cammino di fede che, oggi, è diventato anche il loro, non per tradizione ma per scelta. Piccoli miracoli che solo lo Spirito sa far accadere… lungo le vie che sfuggono ai nostri calcoli.
Riconosciamo umilmente che la nostra fede è fragile, che la “dottrina” e le pratiche religiose nelle quali siamo stati educati sono meno attraenti. È indispensabile, dunque, accogliere i segnali di stanchezza, di aridità, di infecondità di buona parte delle nostre azioni pastorali. La fede passa attraverso la testimonianza, all’incontro con le persone: Evangelizzare non è trasmettere semplicemente contenuti, ma favorire un incontro- nella comunità; non è occupare spazi, ma generare processi di fede; non è agire da soli, ma come comunità che cammina insieme. Siamo chiamati a essere, come ricorda ancora l’Evangelii Gaudium, “discepoli missionari”, una Chiesa che prende l’iniziativa, si coinvolge, accompagna, fruttifica e sa anche festeggiare.
Recuperiamo il metodo di Gesù nell’episodio dei discepoli di Emmaus e annunciamo partendo dalle domande.

