Sorella morte ci troverà vivi! Questo il titolo con cui si è aperta la giornata di preghiera e riflessione per le religiose dell’Usmi diocesana, domenica scorsa 15 Marzo 2026.
Il ritiro orientato da padre Gaetano Paolo, parroco di Terranova da Sibari, è mutuato da una delle tante iniziative che caratterizzeranno il giubileo che celebrerà, lungo tutto l’anno, gli 800 anni del transito del Serafico Padre Francesco. Così scrive Francesco nel momento ultimo che lo avvicina all’incontro con la morte. “Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullo omo vivente po’ scampare. Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali! Beati quelli che troverà ne le tue sanctissime voluntati, ca la morte seconda no li farrà male!
In realtà il pensiero o meglio l’esperienza della morte accompagnerà il Santo di Assisi lungo tutto l’arco della sua giovane vita. Da ragazzo, figlio di famiglia benestante, ha iniziato a dare via i suoi beni… e i suoi biografi annotano: ”da quel giorno Francesco smise di adorare se stesso”.
In seguito il Signore lo condusse in mezzo ai lebbrosi, considerati “morti che camminano”. A poco a poco, dopo la fondazione dell’ordine, comincerà a sentire il disprezzo dei frati su di sé… perché nella famiglia che non pensava di fondare, cominciano ad entrare persone ricche, istruite, maestri e dottori. Anche quando Chiara decide di seguirlo Francesco esita dato il ceto aristocratico dal quale proveniva, per la società di allora.
Francesco arriverà a sentirsi strappare dalle mani l’ordine che stava crescendo sempre più: “siamo tanti e tali che non abbiamo più bisogno di te”. In un momento di grande crisi arriverà a dire al Signore: “riprenditi i frati perché non ce la faccio più a gestirli”. E in quell’esperienza di morte si sentirà dire dal Signore: “di rimettersi al suo posto…” perché “i frati non sono tuoi” ma del Signore stesso”. Si tratta di morire alle idee che ci costruiamo, alle false aspettative, alle vane speranze.
Da lì a poco Francesco sperimenterà la morte della malattia, delle forze fisiche che vengono meno, fino a conformarsi al suo Signore crocifisso.
Ma come può allora la morte essere sorella? Come può esserlo al pari di tutte le altre creature, di frate sole e frate vento o sora acqua? Francesco ci insegna che la morte non è l’esperienza ultima della nostra vita ma un’esperienza penultima. Il poverello di Assisi teme piuttosto la “morte seconda” da la quale nullo omo vivente po’ scampare”. Perché la morte è vorace, non perde occasione per raggiungerci in ogni momento della nostra vita. Per questo è necessario che ci trovi vivi!” E così Francesco ci insegna a cercare il bello ché il brutto non ci troverà! A cercare la luce ché il buio non ci troverà. A cercare la vita che la morte non ci sorprenderà. La vita, la nostra e quella degli altri, è un bene prezioso, fatti, come siamo a immagine e somiglianza di Dio, e per questo merita tutta la nostra cura, attenzione e presenza. E i consacrati sono testimoni privilegiati della vita “seconda”, anche per questo la morte è sorella perché è un grembo da cui rinascere. E non solo nell’altra vita!

