ROSSANO – FESTA DI SANTO STEFANO. “Contemplo i cieli aperti: la testimonianza di Stefano e la protezione di Maria”


Celebrazione solenne in Cattedrale oggi 26 dicembre 2025 presieduta dall’Arcivescovo Maurizio.

Questa mattina, 26 dicembre 2025, nella Cattedrale di Rossano, si è svolta la solenne celebrazione eucaristica in occasione della festa di Santo Stefano protomartire, ricorrenza profondamente legata alla memoria degli eventi miracolosi della Vergine Achiropita del 25 e 26 dicembre 1741.

La Santa Messa è stata presieduta dall’Arcivescovo, insieme al clero, alla presenza delle autorità civili e militari e di numerosi fedeli. Al termine della celebrazione era prevista la tradizionale processione della statua argentea della Madonna Achiropita verso il quartiere Santo Stefano, segno secolare della protezione materna della Vergine sulla città DI Corigliano Rossano. A causa delle avverse condizioni meteorologiche e della forte pioggia, la processione è stata annullata per motivi di sicurezza.
Secondo tradizione, al termine della celebrazione eucaristica, il Sindaco e l’Arcivescovo, alla presenza del Capitolo Cattedrale, hanno dato lettura degli atti ufficiali che ricordano gli straordinari eventi del 25 e 26 dicembre 1741, quando la Vergine Achiropita si manifestò al suo popolo: nel giorno di Natale apparendo viva sull’altare, e il giorno successivo avanzando fuori dalla nicchia, rendendosi visibile a tutta l’assemblea.

Nella sua omelia, l’Arcivescovo ha richiamato il forte contrasto liturgico tra la gioia del Natale e la testimonianza di Santo Stefano, primo martire della Chiesa. «Il Natale – ha affermato – non è una favola dolce, ma una luce che chiede di essere accolta fino in fondo, anche a costo della vita». Stefano è stato indicato come colui che prende sul serio il Natale, perché lasciandosi trasformare dallo sguardo su Cristo diventa capace di perdono e di amore fino al dono totale di sé.
Riflettendo sul racconto biblico, l’Arcivescovo ha sottolineato come Stefano, davanti all’odio e alla condanna, non fissi lo sguardo sulle pietre, ma sul cielo che si apre, confessando con forza la sua fede nel Figlio dell’uomo. Il suo martirio nasce da uno sguardo rivolto a Dio e culmina nella preghiera per i persecutori, segno che non si tratta di eroismo umano, ma dell’opera dello Spirito Santo.

Questo messaggio evangelico si intreccia in modo profondo con la storia della città di Rossano. Proprio nei giorni del 25 e 26 dicembre 1741, ha ricordato l’Arcivescovo, la Vergine Achiropita venne incontro al suo popolo, manifestandosi non più solo come icona, ma come presenza viva e materna. Un segno che conferma la fede, ricorda che il Natale continua e che il cielo non è chiuso.
«Quando diciamo che la Vergine Achiropita “uscì” dalla nicchia – ha spiegato – non raccontiamo solo un fatto straordinario del passato, ma proclamiamo un messaggio che attraversa i secoli: una madre non resta distante, non osserva da lontano, ma si avvicina, veglia e custodisce». Maria, Madre donata alla Chiesa sotto la croce, continua a custodire il Corpo di Cristo che è la comunità dei credenti, soprattutto nei momenti di prova.
L’Arcivescovo ha inoltre ricordato come la processione verso il rione Santo Stefano, che da oltre 200 anni accompagna la festa, rappresenti un autentico atto di fede: Maria che sale verso l’alto e dall’alto guarda tutta la città di Corigliano Rossano, non per controllare, ma per proteggere, come una madre che veglia sui figli, sulle famiglie, sugli anziani, sui bambini e su chi ha perso la speranza.

Concludendo, l’Arcivescovo ha invitato i fedeli a lasciarsi custodire dalla Vergine Achiropita, a non vergognarsi di essere figli e a vivere il Vangelo nella concretezza della vita quotidiana. Sull’esempio di Santo Stefano, ha esortato ad avere lo sguardo fisso su Gesù, un cuore capace di perdono e una fede che sappia tradursi in testimonianza credibile del Natale nella città e nelle famiglie.

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