
Stamattina, presso la parrocchia Maria Madre della Chiesa, Area Urbana Rossano Scalo, si è svolto il ritiro spirituale dei sacerdoti in preparazione al Natale del Signore.
Dopo la preghiera dell’Ora Terza, l’Arcivescovo ha salutato tutti i presenti e ha ringraziato Padre Luigi Gaetani, Carmelitano Scalzo, che più volte, in questi ultimi anni, ci ha fatto dono della sua presenza.
Oggi, in preparazione al Natale del Signore, padre Luigi ci ha proposto una profonda e bellissima meditazione sul tema: “L’umano in Gesù e l’umano nel prete”.
A partire da una domanda: “Quali preti per l’umanità di oggi?”, padre Gaetani è partito da una idea di fondo: Dio si è umanizzato per divinizzarci, umanizzando la nostra umanità. La vita cristiana, per essere evangelica, deve saper orientare l’umano e sapersi riscoprire come “arte del vivere”. Il Cristianesimo, infatti, possiede la capacità di saper orientare l’umano.
In un tempo liquido, disumano e disumanizzante come il nostro, siamo chiamati a ispirare suscitare vita, divinizzata in quanto pienamente umanizzata.
Questo lo si può fare contemplando l’umanità di Gesù. Egli, infatti, è veramente uomo. Nella definizione del Concilio di Calcedonia abbiamo appreso in modo chiaro che Gesù è “perfetto nella divinità, veramente Dio e perfetto nell’umanità, veramente Uomo”.
Ma, come in Gesù possano unirsi in maniera mirabile umanità e divinità, senza mischiarsi, confondersi, dividersi? Come tenere insieme un “impasto” umano e divino?
Nel corso dei secoli ci sono stati tanti dibattiti, alcune eresie, affinché la teologia potesse arrivare a comprendere questo mirabile evento. Ed è importante capirlo, perché tutta l’identità cristiana e di un presbitero dipendono da questo.
Oggi, la maggiore difficoltà si trova nell’accettare l’umanità di Gesù, quel galileo che, come un fallito, è morto sulla croce. A causa di questo, spesso si considera più importante il divino che l’umano, il celeste che il terrestre.
Ma la Parabola del Buon Samaritano è la massima espressione dell’agire divino nell’umano di Gesù perché fa comprendere come il vero culto si compie sulla carne di quell’uomo incappato nei briganti e verso il quale il Signore compie gesti profondamente umani, che sono sulla linea del prendersi pienamente cura di qualcuno. Padre Luigi ha fatto anche riferimento a Sant’Agostino il quale, a chi era contro l’umanità di Gesù, ha posto questa domanda: “Tu, come sei nato?”.
Una questione sempre aperta e provocatoria, perché richiama una grande verità, che Dio è entrato nella storia, umanizzandosi.
Certo, Dio non può essere circoscritto, non ridotto alle nostre categorie mentali, nessuna idea o immagine umana lo possono contenere. Nessuna esperienza può essere totalizzante nella comprensione piena di Dio. Eppure c’è un dato oggettivo: Egli entra pienamente nella storia, umanizzandosi. Il Natale, quindi, indica la volontà di Dio di diventare pienamente umano.
Da qui scaturiscono due osservazioni:
1) È attraverso l’uomo Gesù che Dio è entrato nella storia. In Lui Dio si è rivelato totalmente e non c’è bisogno di altro… Gesù rende visibile l’invisibile Dio
2) La trascendenza di Dio è rintracciabile, traspare nell’immanenza dell’umanità storica di Gesù.
Nel Prologo del Vangelo di Giovanni leggiamo: “Dio nessuno lo ha mai visto. Proprio il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato”. E la rivelazione non è solo nella sua vita mortale, ma continua ancora. La novità assoluta introdotta da Gesù, quindi, sta nel fatto che l’invisibile è diventato visibile: “Chi ha visto me ha visto il Padre”. Quello che possiamo sapere di Dio è ciò che ci ha rivelato e comunicato Gesù.
La sua umanità storica è l’unica rivelazione di Dio. Incontrare Gesù significa incontrare Dio nella storia. Dio avrebbe potuto rivelarsi in modo diverso. Fatto sta che, senza l’umanità di Gesù di Dio si può avere solo una idea. Ma le idee non hanno sangue… Per questo le idee spesso diventano ideologie e poi barbarie, perché hanno perso il contatto con la carne dell’uomo. Invece Gesù è “liquido e sangue”
Ora, il Dio che Gesù ci fa conoscere è quello che si fa chiamare Abbá, un padre che non allontana, che è tollerante, accogliente, che perdona, abbraccia. Gesù, quando vuole far comprendere qualcosa di Dio, racconta la Parabola del Padre misericordioso, il quale non è chiuso in casa, ma attende fuori. Il Padre che Gesù rivela è con le braccia aperte. Così è Dio. Così è l’umanità di Dio.
L’unica trascendenza di Dio che il cristiano è chiamato a testimoniare è l’immanenza nell’umanità.
“Il Verbo sì e fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”. È nato! Il mistero dell’Incarnazione si comprende come mistero della umanizzazione di Dio. Possiamo dire che non è venuto già “fatto”, ma si è fatto, è entrato nella dinamicità del farsi.
Per questo ci incontra nel nostro farci “carne”, nel nostro farci umani. Quando si parla del Natale, bisogna prendere coscienza che Dio ha rinunciato alla sua condizione divina per umanizzarsi. Dio si è umanizzato. Non è semplicemente “entrato” nell’umanità, ma è diventato uomo. Non è “inculturazione”, ma umanizzazione. Questo umano di Gesù deve emergere nel Natale.
Inoltre, bisogna considerare che la carne di Gesù è di una povera e umile creatura. Non ha deciso di diventare il figlio dell’Imperatore.
Lo avrebbe potuto fare… Anzi, fa di tutto per rivelare la sua fragilità. I miracoli sono i segni della fragilità di Dio, che non sopporta veder soffrire l’uomo.
L’umano di Gesù non è stato l’umano di un potente, ma di un povero, morto come un malfattore. Gesù è nato dove mangiavano gli animali. Egli si “spogliò” del suo essere Dio, decidendo di stare nella classe sociale più bassa, perché nessun lembo dell’umanità si sentisse esclusa dall’amore di Dio.
La spoliazione dice basta alla prepotenza e alla prevaricazione. Francesco d’Assisi è più umano da nudo che non con i vestiti. È più uomo senza soldi, che con le ricchezze. Il Natale è scandalo, è provocazione. La stessa passione crocifissa è quella deposta nella mangiatoia.
La conseguenza: prima di di tutto, il sacerdote è un uomo. Il ruolo non deve mai catturare né condizionare l’essere umano. L’interscambio tra il divino e l’umano, in Gesù produce la sua umanizzazione.
Gesù non è venuto per renderci immediatamente divini, ma per farci diventare innanzitutto umani.
Le guerre che viviamo oggi hanno come origine la perdita dell’umanità. Il problema oggi non è politico, ma antropologico. Quando è così, può accadere di tutto.
“Il Verbo si fece carne”… Il recupero della parte più bella di noi. La nostra umanizzazione. Questo è il Natale.
Si fa il Presepe per questo: per umanizzare la nostra umanità. Ciò che ha segnato l’umanità, sfigurandola, cioè il peccato, viene eliminato perché nel Natale viene ricostituita la somiglianza perduta.
L’umanità era stata sfigurata. Il Natale la ricostruisce. Gesù ha reso tangibile l’intangibile. Come nuove creature, umanizzandoci alla maniera di Gesù, ci si avvicina all’immagine perduta. Non si può essere divinizzati senza essere prima umanizzati. I santi sono umanizzati. Questa è la novità più rivoluzionaria che si può dire di Dio.
Il divino traspare nell’umano. Nella misura in cui risaniamo l’umano, Dio continua a incarnarsi. La fede, per essere evangelica, deve saper orientare l’umano.
Il Cristianesimo deve essere una arte di vivere, non del morire. Le potenzialità di questa umanizzazione risiedono nella capacità di consolare, prendersi cura, infondere speranza. Ciò che conta, alla fine della vita, è ciò che abbiamo o non abbiamo fatto di umano.
Dopo la meditazione c’è stata l’adorazione eucaristica, gli auguri all’Arcivescovo da parte dei sacerdoti, gli avvisi e il pranzo.
